In occasione degli ormai ben noti festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia, l’Asi organizza una manifestazione davvero particolare: con partenza da Marsala,Torino e Verona e incontro finale a Teano, un gran torpedone di storiche rigorosamente nei colori a noi cari, transiterà attraverso i luoghi che hanno scritto pagine storiche della nostra cultura e del nostro senso di appartenenza.
LA STORIA
Come forse non tutti sanno, la bandiera italiana nacque intorno al 1796, proprio in concomitanza con le furenti sommosse di piazza dei nostri cugini d’Oltralpe che portarono all’abolizione della monarchia e all’ascesa del ceto borghese nella gerarchia del potere istituzionale. La prima Rivoluzione Francese (da non confondere con quella del 1848) fornì ispirazione anche ai nostri compatrioti che (sebbene divisi in mille contee e regni) celebrarono così i nuovi ideali di unità e ribellione dai poteri illiberali e anti-democratici.
In breve si può, senza essere blasfemi, equiparare il motto Libertè, Egalitè, Fraternitè della bandiera francese con un più italico Libertà , Uguaglianza, Fratellanza, sostituendo il blu con il verde in quanto si trattò di una speranza del popolo e non di una realtà già scesa in piazza e pronta al cambiamento immediato.
Dopo questi doverosi cenni storici, noi di Autoppassionati abbiamo assistito alla partenza da Torino e -dato l’elevato numero di partecipanti- come sempre scelto per voi 3 auto che rappresentano perfettamente i 3 valori appena citati nella nostra bandiera.
VERDE come UGUAGLIANZA

L’Esercito Italiano, nello specifico il Ministero della Difesa, ha portato alla manifestazione una splendida versione in verde militare della Lancia Aprilia. Rivoluzionaria come tutti i progetti con la matrice di Vincenzo Lancia, l’Aprilia si differenzia dalla sorella maggiore Ardea per il frontale con calandra più squadrata e lama del parafango senza soluzione di continuità e più sottile. A un primo sguardo balzano subito agli occhi la porte cosiddette ‘
ad armadio’ senza montante centrale: anche in questo campo Lancia volle il meglio e pose come vincolo progettuale l’assenza di cerniere esterne, costringendo il team di progettisti a inventarsi (brevettandolo) un sistema di perni a sfera inclinati di alta ingegneria, considerato che il modello fu esposto per la prima volta il 1° ottobre del 1936 al Salone di Parigi.
Ma l’aspetto che più scosse il grande pubblico fu l’impostazione futuristica dell’Aprilia, che per la prima volta adottò un telaio autoportante su una vettura chiusa e specie al posteriore evidenziò una linea rastremata con sole due piccole luci: fu il primo e rivoluzionario studio aerodinamico su una vettura di serie (Cx di 0,47). Caratteristiche tecniche di prim’ordine se si pensa che raggiungeva i 125 km/h (velocità massima autolimitata in sede di progettazione dallo stesso Vincenzo Lancia), con una cilindrata di appena 1352 cc. ad aste e bilancieri e a V stretta, freni posti direttamente sul differenziale e non a ridosso della ruota per evitare l’accumularsi di pesi non sospesi che avrebbero compromesso il piacere di guida. Proprio questa caratteristica fu poco apprezzata dall’automobilista medio in quanto il piacere e le prestazioni al volante sono paragonabili a modelli ben più recenti, a patto di avere sempre un’ottima manutenzione delle varie componenti (l’equilibratura delle ruote era vincolo imprescindibile specie se accoppiata allo schema a quattro ruote indipendenti dell’Aprilia).
UGUAGLIANZA perché le Forze dell’ordine ci hanno sempre accompagnato all’insegna del rispetto delle regole.
BIANCO come FRATELLANZA
Un gentleman driver ha invece portato questa splendida versione HF della Fulvia Coupè del 1968. Anche presentando questo modello non si può far a meno di raccontare un aneddoto particolare: la versione 3 porte prendeva spunto (ma non troppo, a dir la verità ) dalla versione berlina, che in realtà riscosse ben poco successo dovuto anche alle linee di carrozzeria più che tradizionali. Nel 1965 il designer Piero Castagnero (si dice ispirandosi ai mitici motoscafi Riva) trasse dal foglio questa berlinetta con linee semplici e interni di pregio, motore brillante e impostazione 2+2. Nello specifico il modello della foto appartiene all’evoluzione della 5’ serie, prodotta tra il 1968 –appunto- e il 1970, che si impose su circuiti mitici come il RAC Rally o la 999 minuti o ancora il Rally di Baviera. Si alternarono al volante assi dell’automobilismo come Kallstrom, Munari e Ballestrieri: fu il prologo al modello che vinse il Campionato del Mondo nel 1972. Lunga appena 3935 mm. e alta 1330 mm (decisamente compatta quindi) era equipaggiata con un motore da 1584 cm cubici, 114 Cv a 6000 giri/min. e doppio carburatore Solex, con l’ottimo cambio a 5 marce, un peso di soli 900 kg velocità massima di 180 km/h.
Cesare Fiorio fu il padre putativo di questa versione 1.6 (denominata Fanalona per via della coppia di fari interni di dimensioni maggiore degli esterni), che adottò il camber negativo e lo sterzo diretto in accoppiata con i cerchi di lega e i pneumatici maggiorati: furono decisivi per poter competere a livello internazionale con tutte le più grandi Marche del Campionato nonostante la Squadra Corse fosse considerata alla stregua di una succursale senza portafoglio, affidata solo alla passione e al genio dei meccanici della Casa di Chivasso.
I vari successi sportivi crearono un’aura di mito attorno alla vettura che rimase in produzione con vari aggiornamenti fino al 1976: la versione HF fu venduta in circa 6000 esemplari.
FRATELLANZA perché tutti gli italiani (in particolare i più giovani che la vollero nel loro garage) tifavano per l’Elefante (simbolo proprio della versione HF) nei rally di tutto il Mondo, risvegliando così l’amor patrio.
ROSSO come LIBERTA’

Non poteva mancare all’appuntamento con i 150 anni dell’Italia una nutrita schiera di Alfa Romeo. Per tanti anni, e quindi per generazioni di automobilisti, il Marchio del Biscione ha rappresentato un’ottima chance per poter sfogare le proprie velleità sportive sulle strade della Penisola.
Presentiamo quindi la più economica delle Alfa Giulia, nata come erede della ormai mitica Giulietta Sprint: nata nel 1966 rimase in auge sino all’uscita di scena nel 1974. Nella foto si può ben notare come le prime due serie fossero denominate ‘Scalino’ per la luce che intercorre tra il cofano e il telaio sopra la calandra a listelli.
Nel solco della tradizione Alfa Romeo adottava un 4 cilindri in linea di 1290 cm cubici, doppio carburatore Weber, esprimeva 103 Cv a 6000 giri/min. con un peso di soli 930 kg. : è ben intuibile come accelerazione e ripresa fossero notevoli, nonostante la maneggevolezza del cambio fosse poco propenso alla sportività , colpa della lunghezza della leva. In compenso la quinta marcia (beneficio di ben poche sportive dell’epoca) regalava lunghi tratti in souplesse anche a velocità autostradali (beh..dove c’erano già !).
Le sospensioni posteriori di questa 2+2 a ponte rigido soffrivano sullo sconnesso e accusavano una certa leggerezza su fondi a scarsa aderenza, ma nel complesso la tenuta di strada era molto elevata e soprattutto sincera, anche tenendo conto della tecnologia degli pneumatici di allora, che imponeva scelte oggi ritenute obsolete come il camber positivo all'avantreno e costringeva a fare i conti con carcasse e battistrada dalla deriva molto pronunciata, con evidenti problemi di deformazione in appoggio.
LIBERTA’ perché durante gli anni ’70 molti sognavano un’Alfa Romeo per poter scorrazzare lungo le strade e vivere i nuovi ideali di trasgressione che si stavano diffondendo in tutta Europa.
Noi di Autoappassionati speriamo quindi di aver (quasi) concluso i festeggiamenti per i 150 anni d’Italia in maniera degna, facendovi capire attraverso la Nostra storia automobilistica come vedevano e interpretavano la realtà su 4 ruote i nostri antenati.