L’ingresso in scena delle automobili bavaresi nel nuovo Mission Impossible 4 (da venerdì 27 Gennaio nelle sale italiane) si può definire, infatti, quanto meno traumatico: con auto nuove fiammanti catapultate in aria, che rovinano a terra distrutte a centinaia di metri di distanza. Eppure lì, a dire il vero, le promesse erano chiare, come spiega l’agente Ethan Hunt (Tom Cruise) regalandoci in due battute una lezione di sceneggiatura di genere: “Quando sparano non pensano. Tirano su tutto quello si muove”.
E così ecco che, coinvolti loro malgrado in un gravissimo attentato terroristico al Cremlino e per questo messi al bando dal governo americano, Hunt e i suoi, che ufficialmente non fanno più parte dei servizi segreti americani, si trovano, a corto di mezzi e senza alcuna copertura, a cercare di scongiurare il rischio di una possibile guerra nucleare.
Nel farlo, l’agente Hunt sopravvive, come da copione, a qualsiasi percossa e avversità: compreso il rocambolesco scontro frontale che vede coinvolte, al termine di un inseguimento senza esclusione di colpi tra le strade di Dubai, nel bel mezzo di un’implacabile tempesta di sabbia, la nuova BMW X3 e la nuova Serie 6 cabrio (quest’ultima senza il tettuccio in tela, strappatole dal vento forte: quando le esigenze scenografiche hanno la meglio sulle strategie di promozione delle vetture presenti in un film!).
Il regista, Brad Bird, lasciati i supereroi de “Gli Incredibili” e i fornelli di “Ratatouille”, affronta attori in carne ed ossa, per di più alle prese con missioni impossibili. Non rinuncia, tuttavia, a percorrere la strada “aperta” da Abrams, suo predecessore alla regia, umanizzando la figura dell’apparentemente inarrestabile agente Hunt: offrendogli, sin da subito, occasioni per far emergere emozioni che trascendano la pura natura del protagonista di film d’azione e aggiungendo qualche punta d’ironia grazie al buffo personaggio interpretato da Simon Pegg.

Il ricorso al flashback, coerentemente, offre la possibilità di “rileggere” il passato dell’agente Hunt sotto una nuova luce, in un incrocio tra storie di vita accomunate da risvolti drammatici, sensi di colpa e impotenza, che aprono il film a quanti, non amanti del puro action movie, si recheranno a vederlo da spettatori “di cortesia”.
I luccichii di Dubai e Mumbai, le riprese aeree su Budapest e Mosca, la bellezza esotica di Paula Patton, la scalata in arrampicata libera del Burj Khalifa, le linee futuristiche del prototipo BMW i8 e l’innovativo metodo di crash-test studiato da Cruise per la nuova Serie 1 (un “doppio e mezzo indietro carpiato con due avvitamenti e mezzo” dal trampolino di un gigantesco parcheggio sopraelevato), sono solo parte degli altri ingredienti del nuovo Mission Impossible 4: pellicola piacevole e accattivante, che unisce ai ritmi frenetici del film d’azione le complesse vicende umane dei protagonisti, “condannati” a sacrificare almeno in parte i loro legami affettivi sull’altare della sicurezza internazionale e di un’esistenza tutt’altro che ordinaria.
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