News
Auto Storiche
MOTOR SHOW DI BOLOGNA 2011: A.S.I.
Il meglio dell’auto storica alla kermesse bolognese di Paolo Quagliato Categoria : Auto Storiche, Motor Show 2011, News

E’ ormai impossibile accendere la TV o sfogliare un giornale senza imbattersi nei vari spread, Btp, Bund, Fondo Monetario. Parole che abbiamo imparato a conoscere e che, in sostanza, riguardano le 3 nazioni -nonché economie-, più importanti d’Europa: Germania, Francia, Italia (ovviamente in rigoroso ordine di rating…)
Occasione ghiotta per ‘ripassare’ la storia dell’auto è il Motor Show di Bologna 2011 dove l’Asi (Automobilclub Storico Italiano) espone nel suo padiglione 2 tematiche principali: carrozzieri italiani e auto che hanno fatto la storia.
Le 3 protagoniste del nostro approfondimento rispondono quindi a nomi che sicuramente già ben conoscete…Volkswagen Maggiolino, Citroen 2 Cv, Fiat 500: auto che hanno segnato la grande mobilità non solo nel Paese in cui sono nate, ma con il boom economico hanno esteso il loro mercato, da Ovest a Est, e sono cresciute nei volumi di vendita in decenni difficili e con il compito preciso di razionalizzare tanto i prezzi di listino quanto le linee di produzione.
VW LA TEUTONICA
La prima ad entrare in scena fu la VW Typ 1. O per meglio dire Kafer (in Germania). Non vi dice niente? Allora Coccinelle (Francia), Beetle (Regno Unito e USA), Fusca (Brasile), Vocho (Messico)…ma sì, si tratta proprio dell’inimitabile Maggiolino, che è rimasto in produzione negli stabilimenti messicani fino al 30 luglio 2003 per soddisfare l’ancora vivo mercato centro-americano costellato da Vocho Taxi stipati all’inverosimile di turisti un po’ scomodi ma divertiti da questo tocco retrò alla vacanza.
Tornando alle origini, il Typ 1 fu prodotto dal 1938 su idea-concetto di Adolf Hitler, sviluppata poi magistralmente da Ferdinand Porsche: 5 posti o 3 soldati e una mitragliatrice (d’altronde il ‘commissioner’ non era esattamente un ingegnere dedito ai motori), doveva superare i 100 km/h e consumare non più di 7 litri/100 km., il tutto con un costo che si doveva aggirare sui 1000 Reichsmark.
Per incentivare ancora di più le vendite il regime inventò i primi acquisti ‘a rate’, dove il lavoratore dipendente lasciava una quota a fine mese allo Stato per pagare l’intero importo. Ben presto la versione con il mitragliatore si diffuse su larga scala: era iniziata la 2° Guerra Mondiale, per cui il Maggiolino si evolve nella versione 4 ruote motrici, elica ribaltabile e sotto-scocca rinforzato prendendo il nome di Kubelwagen.
In tutta la sua parabola il Maggiolino rimane sempre fedele a se stesso, immutabile nelle forme e caparbio nell’animo di ‘auto del popolo’ (Volkswagen nella traduzione), tanto che negli anni il cambiamento più significativo è stata la perdita del lunotto posteriore sdoppiato. Sempre non scostandosi mai dal tema del padiglione Asi si deve ricordare che persino un brillante carrozziere come Pininfarina si cimentò nel suo maquillage di metà carriera, riconoscendo al concetto originale quell’estrema grazia di disegno che la rende tuttora unica nel panorama automobilistico.
La curiosità tutta italiana sta nel fatto che la versione 1302 (prodotta dal 1970 al 1972) viene chiamata Maggiolone poiché aveva il cofano motore più pronunciato che ricopriva lo schema Mc Pherson delle sospensioni, in sostituzione del cofano precedente che invece celava un più semplice schema con barre di torsione. Si riconosce così anche per strada il modello esatto, e non sarà di certo arduo dati i 21.529.464 esemplari prodotti in totale. Probabilità che non cambia se si guarda alla sua erede che risponde al nome di Golf…
NUMERI all’origine
NOME: Typ 1
MOTORE: 4 cilindri, 985 cm cubici, 23,5 Cv, valvole in testa, raffreddata ad aria
CLUB: maggiolinoclubitalia.it
2 CV L’ARTISTA
Quando entra in scena lei, costa la metà di una VW.
Anche qui il concetto unico è sostituire la Traction Avant e, sulla falsariga della propaganda fascista di motorizzazione di massa, sfoggiare versatilità e razionalità.
Qui il concetto di fondo era ancora più spartano: doveva ospitare 4 persone e 60 kg. di patate e in più trasportare un paniere di uova senza che si rompessero, anche su strade accidentate.
L’idea (1936) fu oggetto di studio tra gli altri dell’italiano Flaminio Bertone e lanciata sul mercato in occasione del Salone di Parigi 1948: l’unico colore rimase per anni il solo grigio AC 109.
Di lei i giornalisti d’Oltralpe scrissero commenti quasi di scherno, salvo poi ricredersi quasi subito dato il volume di vendite ottenuto, con picchi di 3 anni di attesa: era sì spartana, ma per certi versi geniale come per la soluzione del tergicristallo collegato con un rimando al tachimetro secondo un principio tanto banale quanto efficace : maggiore velocità in presenza di pioggia, minore visibilità).
Accreditata di una percorrenza di 3 litri/100 km. (anche allora i consumi reali erano sempre avvolti da un alone di mistero), era dotata di un solo fanale all’anteriore e uno al posteriore con una forma molto sinuosa e i classici passaruota prominenti.
Negli anni diventa vero e proprio oggetto di culto (5 milioni di unità vendute nella sola configurazione berlina) tanto da annoverare nel recente Raduno Mondiale in Francia ben 7036 partecipanti e solleticando la creatività di molti artisti che sulle sue forme hanno creato varianti talvolta mitiche come la Charleston (con interni a pied de poule) a doppia tinta bordeaux-nero sull’onda dell’eleganza Anni ’30 o il “ Cv Perrier in livrea bianco-verde dotato di frigo portatile per 6 bottiglie o ancora il 2 Cv 007 in tinta unica giallo acceso su ispirazione del film “007 solo per i tuoi occhi” in cui recitava la parte di co-protagonista. Ultima chicca la 4x4 con 2 motori separati e indipendenti da 12 Cv ciascuno, selezionabili tramite la leva del cambio.
Grande personalità e unicità sia dentro che fuori, che però la Marca francese pagò a caro prezzo al momento di trovarne l’erede…la ben poco fortunata Citroen Visa.
NUMERI all’origine
NOME: 2 Cv
MOTORE: 2 cilindri contrapposti Boxer, 375 cm cubici, 9 Cv, raffreddata ad aria, 4 marce (optional da categoria superiore)
CLUB: 2cvclubitalia.it
FIAT L’ECLETTICA
L’ultima auto globale d’Europa risponde al nome, pardon al mito di Fiat 500.
Arrivò ben dopo le altre ‘concorrenti’, ma perché rappresentava l’evoluzione (anzi a ben dire la scala ridotta) del progetto Fiat 600: l’ingegner Valletta in stretta comunione con il tedesco H.P. Bauhof cercò l’estremizzazione del concetto di semplicità produttiva, creando le forma del ‘Cinquino’. Presentata il 1 luglio 1957 al Vicinale in livrea grigia ebbe come testimonial d’eccezione (una splendida operazione di marketing) il 1° Campione del Mondo della F1 moderna, ovvero Nino Farina.
Nelle concessionarie costava 490.000 lire, all’incirca 13 mensilità di un operaio della stessa Fiat.
Come da tradizione della Casa del Lingotto, il genio creativo del reparto tecnico si concentrò sulla semplicità di progetto, arrivando persino sulla serie N (definita anche pre-serie per il limitato numero di vendite e presenza a listino) a installare un avviamento Bosch con 6 posizioni che includeva persino la marcia con fari e con devioluci inserito. Le portiere erano incernierate verso il montante centrale, annotando anche il fatto che venne inizialmente omologata per 2 passegggeri al fine di non sovrapporsi in listino alla sorella 600.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare il successo iniziale fu decisamente limitato dal costo comunque alto (con 80.000 lire in più c’era la 600) e dalle prestazioni modeste: caso unico nella stroia del Marchio la Fiat si impegnò a rimborsare il cliente già possessore della N con 25.000 lire e al tempo stesso veniva aggiornato il motore con le nuove specifiche.
Nell’evoluzione della specie seguita al grande successo ricordiamo le varianti D (1960), F (1968) ed R (1972-1975) che però ritoccarono qualche dettaglio interno come la rimozione della grande vasca portaoggetti sotto il cruscotto, la capote in tela o le porte controvento. Inimitabile nel suo DNA, non fu tanto l’oggetto del desideri dei vari carrozzieri artigianali, ma piuttosto dei preparatori di versioni sportive quali Abrth, Giannini, Francio Lombardi o Steyr-Puch invogliati dalle dimensioni contenute e dall’ampia possibilità di personalizzazione dell’assetto.
Per certi versi si può dire che il successo della 500 fu planetario in quanto, oltre ad essere l’auto di Lupin in molti episodi sbarcò nientemeno che in America (1958) proprio come si appresta a fare in questi mesi.
La versione, denominata appunto 500 America, suscitava simpatia e curiosità tra il pubblico americano per le sue ridotte dimensioni e il suono caratteristico del 2 cilindri, ben diverso dagli ‘horses’ dei V8 a stelle e striscie. All’esterno si riconosceva per i fari sealed beam (incastonati ed estraibili con parabola e lampada in un solo blocco) più grandi e i paraurti di maggiori dimensioni dotati di rostri per i piccoli urti. Dopo il breve interesse iniziale termino l’esportazione nel 1961.
Dopo la bellezza di 4 milioni e 200 mila unità vendute fu sostituita dalla Fiat 126…un’onesta erede, ma nulla più…
NUMERI all’origineNOME: Fiat 500 N
MOTORE: 2 cilindri, 479 cm cubici, 15 Cv, 4 valvole, raffreddamento ad aria
CLUB: 50clubitalia.i
Ecco un po’ di storia dell’auto, e non rimane che augurarvi una buona visita al Motor Show 2011, dove ci saremo come sempre in anteprima anche NOI !!!
Rubrica | di approfondimento
Il 2011 dell’automobile è stato un mirabilis et horribilis annus, per dirla come gli antichi romani.
Autoappassionati Web Magazine
Magazine di informazione automobilistica
Mail: info@autoappassionati.it
Commenti (0)