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Prova su strada : Peugeot RCZ 1.6 THP 200 CV
In pista e su strada per prova la sexy RCZ da 200 cv di Federico Ferrero Categoria : Prove su strada - Test Drive, Peugeot, Prove su strada

| Motore | Plancia poco personale |
| Sound |
Ridotta visibilità posteriore |
| Guidabilità |
Della Peugeot RCZ ve ne abbiamo già parlato tempo fa, provammo il 1.6 con 156 cv e già allora i nostri giudizi furono positivi. Oggi torniamo a parlare della sexy coupé della casa francese per proporvi la prova approfondita della versione più grintosa della gamma, quella dotata del 1.6 da ben 200 cv.
L’RCZ è ormai una realtà assodata, con una sua anima, giunta sul mercato nel giugno del 2010; e se poi molti, forse i più maliziosi, si aspettavano una TT sotto mentite spoglie, sono stati sonoramente delusi. La coupé francese ha infatti una sua anima personale, che non copia nulla, ma che propone. Propone cioè, nei suoi 4,30 metri di lunghezza, delle linee sue, esclusive, anticonformiste, decisamente sexy. A dirla tutta, un occhio attento capisce subito le origini della RCZ, che affondano nella già vista 308, trasformata a dovere per diventare una vera e propria coupé. Per assolvere a questo compito, le attenzioni si sono concentrate sul lato estetico, del quale risaltano le carreggiate più larghe (54 mm davanti e 72 mm dietro) e la doppia curvatura del tetto, che però non è solo una scelta stilistica, permettendo infatti di veicolare l’aria verso l’alettone posteriore, così da schiacciare la vettura a terra e garantire una stabilità assoluta. Da cattiva pura, ancora, l’immancabile doppio scarico cromato.
Interni curati ed eleganti
Se esternamente l’auto emoziona all’interno emergono maggiormente le somiglianze con la 308 e l’RCZ, sfoggia un’anima piuttosto sobria, con pochi ma precisi particolari che la rendono unica nel suo genere, come il grande orologio analogico con finiture in finto carbonio. Peccato però che qui si fermino le novità “sportive”, perché se è da apprezzare l’ampio ricorso alla pelle per rivestire plancia e cruscotto (optional), ciò non può bastare a regalare la classica atmosfera di sedere non su una Peugeot qualsiasi, ma su una RCZ.
La plancia infatti richiama il classico modello utilizzato dal gruppo PSA, con qualche piccolo ritocco (ma d’altronde per ottimizzare i costi ultimamente tutti i costruttori adottano soluzioni comuni a più modelli). Stesso display a scomparsa, stessa dislocazione dei comandi, ma l’accesso ad alcuni di essi, come la modalità silenziosa dell’autoradio o la schermata principale del display, sono stati modificati in modo tale da non creare troppo affollamento. Chiaro e ben leggibile il tachimetro, con l’indicazione dei giri del motore e del carburante rimanente: da apprezzare l’illuminazione a luce “fredda”.
Per quanto riguarda il comfort, la difficoltà maggiore è stata trovare un ottimo equilibrio tre le esigenze sportive cui l’RCZ non può rinunciare e l’esigenza di mantenere un assetto allo stesso tempo turistico. La guida è più bassa rispetto alla 308, con la quale la coupé condivide il pianale, e i sedili anteriori sono molto comodi e morbidi, con spalle contenitive, e possono memorizzare due diverse regolazioni, mentre negli altri casi, se si opta per la regolazione elettrica dei sedili (optional), in poche mosse si potrà trovare la giusta posizione. I poggiatesta sono integrati al sedile e per chi sceglie il rivestimento in pelle, vi troverà impressa l’effige del Leone.
Minor comfort per chi siede dietro, sempre che vi riesca: già l’accesso è piuttosto difficoltoso e lo spazio non è granché, né per le gambe né per la testa e lo spazio è riservato quindi esclusivamente a ragazzini di età inferiore ai 14 anni.
Nonostante l’esiguità dei sedili posteriori, tra i punti di forza della RCZ si trova ciò che meno ci si aspetterebbe: il bagagliaio è infatti infinito e profondo con i suoi 330 litri, ma la capacità massima può essere portata a 639 litri abbattendo i sedili posteriori con un semplice comando. Vero plus per una vettura di questo tipo.
Alla guida: Sound fantastico e divertimento assicurato
Alla prova cronometro la Peugeot RCZ con i suoi 200 Cv accelera da 0-100 in 7,5 secondi e ha una velocità di punta di 237 km/h. Per esaltare le sensazioni di guida, la RCZ propone di serie sulla motorizzazione 1.6 16V THP 200 CV un volante di dimensioni ridotte abbinato a una leva del cambio più corta e al Sound System che permette di erogare armoniche diverse in base al ritmo delle accelerazioni, esaltando così straordinariamente il rombo della vettura.
Quanto si forza l’andatura emerge il caratterino più deciso, rispetto ala versione meno potente provata in precedenza. Notevole la tenuta di strada: l’auto segue la traiettoria senza sbavature, tanto da sembrare incollata all’asfalto con una buona stabilità dell’assetto. La versione da 200cv della RCZ raggiunge il picco di coppia 300 nm a 1400 giri e disattivando l’ESP (in pista) ci si rende conto di quanto sia precisa la guida, l’auto resta incollata all’asfalto e la vettura resta sempre perfettamente composta. Risultato notevole visto che il pianale e le sospensioni, sia pur con messa a punto e allargamenti differenti, sono quelli della 308.
Notevole anche la sensazione di sicurezza alla guida della Peugeot RCZ: la vettura ha sospensioni sufficientemente rigide, cerchi di 18 o 19 pollici (optional) con pneumatici ribassati e dischi freno di generose dimensioni. Sempre sul lato sicurezza non va trascurato il servizio PEUGEOT CONNECT SOS proposto gratuitamente e senza limiti di durata su tutte le RCZ. Questo servizio di chiamata di emergenza, sempre di serie con il sistema WIP Com 3D, è disponibile, anche sulle versioni non equipaggiate con questo sistema telematico grazie all’adozione di un «modulo di comunicazione localizzata».
Un’auto interessante, molto divertente ed estremamente bella. Azzardata potremmo dire ma senza dubbi più fresca nel design dell’Audi TT diretta rivale anche se per renderla davvero competitiva una motorizzazione 2.0 con questa cavalleria sarebbe stata l'ideale e, con un prezzo (circa 36.800€ per l’esemplare da noi provato) non eccessivamente proibitivo.
Rubrica | di approfondimento
Il 2011 dell’automobile è stato un mirabilis et horribilis annus, per dirla come gli antichi romani.
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