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Auto sportive e pene piccolo: la verità sullo studio inglese

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Se uno guarda la storia dell’automobilismo e della dicerie popolari scoprirà che è pieno di queste frasi: vuoi per una mancanza di senno o di testosterone, vuoi per cercare di sfatare i miti, fatto sta che costantemente si ripropone la frase “Auto sportiva/SUV, c’è l’hai piccolo”. Erano infatti gli anni ’80 quanto la Porsche sfruttò questo trend per farci anche una pubblicità ad effetto, che vedete qui in copertina.

Successivamente, circa 15 anni fa, si era sviluppata la diceria che più la macchina era grande più l’apparato riproduttore maschile fosse piccolo. Colpa dei SUV, tanto grossi quanto arroganti, che stavano prendendo piede nelle nostre città.

grande suv pene piccolo

Tutto questo è stato realizzato come modo di dire poco elegante che allude a persone con bassa autostima, motivo per cui risulta facile poter essere declinato in ogni versione. Questa volta, questa “piccolezza” torna in voga con tema le vetture sportive, ovvero “Se hai un’auto sportiva allora c’è l’hai piccolo”.

Evidentemente questo modo di dire è piaciuto ai ricercatori della University college of London che hanno ben pensato di creare uno studio riguardante l’associazione tra avere ridotte dimensioni del pene e possedere macchine di lusso, realizzando perfino un’approfondita ricerca con conclusioni che hanno un sapore leggermente ridicolo.

Manipolare l’autostima per capire le preferenze

Lo studio è stato realizzato con un campione poco significativo, parliamo di appena 200 maschi di lingua inglese tra i 18 e i 74 anni, a cui è stata apparentemente chiesta di realizzare un’indagine di capacità di multitasking online come ricordare le cose quando si fa shopping. Questo test prevedeva la visualizzazione di un’affermazione per sette secondi, seguita poi dall’immagine di un prodotto in cui si dovesse indicare il proprio grado di desiderio. Alla fine veniva nuovamente riproposta la frase iniziale oppure una frase leggermente modificata chiedendo se fosse vera o falsa.

vettura sportiva

Durante questi test i ricercatori hanno deciso d’inserire affermazioni non corrette, realizzate ad hoc per manipolare l’autostima cercando di capire se alzandola o abbassandola, le preferenze verso i prodotti di lusso fossero differenti.

Per questa ragione solo ad alcuni uomini è stato possibile far credere che le dimensioni del pene eretto fossero di 18 centimetri ed altri di 10 (specifichiamo che nessuna delle due risulta) essere vera e che nessuno vi sta facendo il test. Ai soggetti dell’esperimento è stato possibile insinuare il dubbio che il loro pene fosse al di sotto o al di sopra del valore medio. 

Successivamente venivano mostrate immagini di auto di lusso o sportive, anche questo non si è ancora capito, poiché come ben saprete non è la stessa cosa. In altre sessioni, invece, i ricercatori volevano manipolare altri aspetti dell’autostima maschile, mostrando immagini o prodotti di lusso o prodotti di comune utilizzo.

Non c’è una vera conclusione con senso logico

Facendo un’analisi dei dati, è stato possibile riscontrare come alcune delle persone che erano stati portati a credere che il loro pene fosse relativamente piccolo rispetto alla media erano più favorevoli a desiderare auto sportive, forse proprio in virtù della credenza popolare.

Non sono risultate, invece, altre correlazioni durante la fase di test. Le informazioni acquisite, nonostante il campione esiguo e poco significativo, farebbero venire l’idea che vi sia una correzione tra le auto sportive ed i dimensioni dei genitali maschili di piccole dimensioni.

Fortunatamente sono gli stessi autori a concludere che non sia una vera conclusione con senso logico, ma che faccia emergere altre domande, aprendo nuove strade, come ad esempio se le dimensioni del pene influenzano solo la preferenza per il tipo di automobile o anche per altri prodotti di lusso? Inoltre, lo studio non ha ancora ricevuto un’approvazione ufficiale da nessun ente che lo abbia ritenuto valido a livello scientifico, nonostante qualche giornale (se così si può chiamare) ne abbia già approfittato per fare clic.

Ma se alla fine non fosse davvero una recondito di una pubblicità anni ’80 rimasta latente e che faccia realmente parte della psicologia umana dell’aspetto pubblicitario? Di certo, quello che possiamo affermare è che se il body shaming è un problema attuale che oggi osteggiamo con forza, questo studio dovrebbe forse essere preso come esempio da non seguire.

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