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Auto volanti e navicelle spaziali: cosa si muove nella Silicon Valley

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Auto elettrica, auto a idrogeno e poi? Quale sarà la prossima grande innovazione?Secondo Larry Page, co-fondatore di Google, sarà l’auto volante.

Per questo Page, quarantatreenne con un patrimonio personale stimato di 37 miliardi di dollari, ha investito 100 milioni di dollari nella startup Zee.Aero. Un investimento individuale che nulla ha a che fare con Google o con Alphabet, che si occupa della guida autonoma.

La Zee.Aero è stata fondata da un professore dalla Stanford University, tale Ilan Kroo, esperto di aeronautica. Sul sito dell’azienda si legge che negli ultimi anni la startup fondata nel 2011, si è concentrata su nuove tecnologie per l’aviazione civile, per le barche dell’America’s Cup e per gli aircraft ad alta velocità.

Attualmente, si legge sul sito in una nota diffusa proprio all’indomani della notizia dell’investimento, Zee.Aero sta “sviluppando una rivoluzionaria forma di trasporto” che coniugherà tecnologia aeronautica, tecniche costruttive avanzatissime e propulsione elettrica.

L’altra azienda in cui Larry Page ha investito è la Kitty Hawk, da lui stesso fondata lo scorso anno, come competitor della Zee.Aero, il cui quartier generale si trova, come quasi tutte le aziende high-tech nella Silicon Valley, a un chilometro di distanza dalla ex concorrente, di cui si sa molto poco.

Gli insider della Silicon Valley, secondo quanto riporta Bloomberg, danno per certo che entrambe le aziende stiano lavorando allo sviluppo dell’auto volante.

Da sempre il sogno fantascientifico quanto cinematografico dell’auto a levitazione o delle navicelle spaziali, è rimasto sulle pellicole, o quasi. Tra le decine di aziende che vi stanno lavorando, per ora senza successo, ce n’è una che sembra sia più vicina delle altre nella realizzazione.

Si chiama Terrafugia e ha sede in Massachussets, dove è stata fondata 10 anni fa da un gruppo di laureandi del MIT. Secondo quanto dichiarato la sua versione di auto volante sarà pronta nel 2018.

Larry Page ha quindi deciso di investire sullo sviluppo di questa tecnologia, mentre altri “colleghi” multimilionari, da Jeff Bezos di Amazon, a Musk di Tesla Motors, hanno deciso di cercare fortuna nello spazio.

Tra i due ormai c’è una sorta di competizione all’ultimo atterraggio. Musk, con la società Space X, al quarto tentativo e dopo molti rinvii, è riuscito a far atterrare il suo razzo Falcon 9, su una piattaforma nell’Oceano.

Bezos, con Blue Origin invece, punta a una sorta di vettore orbitale (meno ambizioso del progetto di Musk) ed è già al quinto successo con atterraggio su terra.

I costi sono stratosferici ovviamente. Il Falcon 9 di del patron di Tesla costa attualmente 61 milioni di euro, che dovrebbero scendere a 43 milioni una volta che il razzo sarà effettivamente “reusable”, riutilizzabile per nuovi voli nello spazio.

Restiamo in attesa di prendere il volo. Con l’auto o qualche altro mezzo di trasporto, sperando sia economico.

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