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Coronavirus: inquinamento, tasso di mortalità e diffusione. Bufale e verità

Inquinamento e coronavirus
Tempo di lettura: 3 minuti

Si dibatte molto in questi giorni sull’alto tasso di mortalità causato dal Coronavirus in Italia rispetto ad altri paesi nel resto del Mondo. Proviamo a capire se e quanto incide l’inquinamento sul tasso di mortalità nei pazienti infetti da Coronavirus, raccogliendo le dichiarazioni e gli studi di alcuni esperti.

Coronavirus, inquinamento e mortalità: verità

A riportare che c’è una correlazione tra questi due fattori è una ricerca dell’Università di Harvard spiegata dalle parole della ricercatrice Francesca Dominici rilasciate al Corriere della Sera: “Abbiamo scoperto che sul lungo periodo basta una differenza di un microgrammo nella media di PM 2,5, il particolato ultrasottile, per aumentare il tasso di mortalità del nuovo Coronavirus del 15%”.

La ricerca della Harvard University

I ricercatori hanno raccolto i dati relativi ai livelli di particolato in 3.000 contee americane (pari al 98% della popolazione degli USA) dal 2000 al 2016 e li hanno confrontati con i decessi per Covid-19 registrati fino al 4 aprile scorso. Poi li hanno ricalibrati come si fa abitualmente per rendere veritiero quanto più possibile il dato statistico. Fattori come la densità di popolazione, la percentuale di fumatori, l’obesità, il clima, lo status socioeconomico e il livello di istruzione, il numero di tamponi effettuati e la disponibilità di letti negli ospedali.

Il risultato è che se una persona vive a lungo in una città con alti livelli di particolato, la probabilità che sviluppi sintomi gravi è più alta. Un risultato che non sorprende, poiché è noto che il microparticolato, un po’ come il fumo di sigaretta in maniera ancora più forte, causano infiammazioni ai polmoni e problemi di tipo cardiocircolatorio. Soggetti che se colpiti dal Coronavirus hanno un tasso di mortalità più alto.

L’inquinamento come veicolo del Coronavirus

Torino

Altra questione, però, è il fatto che lo smog possa veicolare il virus, aiutando la sua diffusione. Questo dice lo studio della Società italiana di Medicina Ambientale, che ha confrontato i dati Arpa sugli sforamenti dei limiti di legge delle polveri sottili con i casi di Coronavirus, concludendo che la ricerca vede una relazione tra i superamenti dei limiti di legge per PM 10 e PM 2,5 e il numero di casi di Coronavirus.

Al centro del caso la Pianura padana nella quale lo smog è molto presente e che nel periodo di diffusione iniziale, sempre secondo lo studio, ha svolto una funzione di acceleratore della diffusione dell’epidemia, a differenza di Roma, ad esempio, dove i casi ci sono stati ma la diffusione è stata molto meno “violenta”.

Coronavirus, inquinamento e mortalità: bufala o ipotesi non verificata

Di un altro parere, invece, l’assessore regionale all’ambiente dell’Emilia-Romagna Irene Priolo, che ha rilasciato la seguente dichiarazione riportata dal giornale Il Piacenza: “L’associazione tra smog e Coronavirus è un’ipotesi non verificata. Al momento non esistono infatti studi approvati e condivisi dalla comunità scientifica in grado di dimostrare una maggiore diffusione del Coronavirus nelle aree dove c’è più inquinamento da particolato atmosferico. Sarebbe bene, quindi, in un momento di difficoltà come quello che stiamo attraversando, evitare di diffondere informazioni non sufficientemente verificate. È anzi proprio in questi momenti che occorre dare ai cittadini informazioni basate su ricerche accurate e approfondite, per coinvolgerli in modo consapevole e utile”.

A rafforzare le sue parole anche la Società italiana di aerosol (Ias), che, con i suoi 150 esperti ricercato di particolato atmosferico hanno potuto affermare che, come riportato in una nota “le attuali conoscenze relative all’interazione tra livelli di inquinamento da polveri sottili e la diffusione del Coronavirus sono ancora molto limitate e ciò impone di utilizzare la massima cautela nell’interpretazione dei dati disponibili. L’intera società scientifica è unanime nel valutare come parziale e prematura l’affermazione che esista un rapporto diretto tra numero di superamenti dei livelli di soglia di polveri sottili e contagi da Covid-19”.

Un altro caso di cui sappiamo arriva direttamente dalla Cina, dove l’inquinamento era molto alto, soprattutto in momenti di piena produttività. Eppure, ne a livello di morti, né a livello di contagi, sono stati raggiunti i numeri italiani ed europei.

Ulteriori studi e ricerche faranno sicuramente ulteriore luce sulla questione.

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Pilota professionista

Guido Casetta

Laureato in Scienze Politiche, sono cresciuto a pane e automobili. Scrivo per professione, guido per passione!

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