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Il ritorno di Alfa Romeo Alfetta come ammiraglia: Imparato si sbilancia

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Dal 1966 ho sempre vissuto su un’Alfa Romeo. Nel 1966 una Giulia, nel 1972 una Alfetta, poi in un GTV 2 litri e una GTV V6. La mia storia è una storia da alfista: anche quella di mia moglie, la sua prima auto è stata una Alfasud. Sin dall’inizio ho vissuto in questo mondo“.

Con questa frase l’AD di Alfa Romeo Jean Philippe Imparato raccontò in un’intervista del suo rapporto con il blasonato marchio italiano, del quale è diventato direttore operativo (CEO) dalla nascita di Stellantis. Dichiarazioni romantiche, probabilmente profetiche, anche in virtù del fatto che recentemente ha anche affermato di voler dare del filo da torcere ad auto del calibro di BMW i7, appena presentata e a sua volta con l’obiettivo di infastidire sua maestà Tesla.

Sarà il ritorno dell’Alfetta? Per ora solo un’idea

La crescita, o per meglio dire rinascita, di una gamma Alfa Romeo articolata e competitiva è partita dalla Tonale, ma non sarà l’unica protagonista dei nuovi piani industriali del Biscione.

Parlando di ammiraglie prestazionali, come appunto la BMW serie 7 e i7, c’è chi auspica un ritorno della Alfetta in qualità di berlina di lusso, destinata magari a paesi in cui questo tipo di auto ha successo (e crea notevoli margini), come USA e Cina. La ricetta per sfondare in mercati simili è sfornare prodotti opulenti, carichi di coppia, cavalli, tecnologia e raffinatezza. Se poi, come è probabile, l’eventuale Alfetta fosse basata sulla piattaforma STLA Large, potrebbe nascere anche un maxi SUV di lusso.

Nulla vieta, inoltre, di pensare a versioni di punta come la Quadrifoglio o addirittura vetture a batteria, antagoniste dirette di i7 e\o EQS, anche se il confronto con la casa bavarese è sempre tra i più quotati.

Autore: Nicola Accattino

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