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Kooso Compositi: voglia di Suzuki e MotoGP

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Tutto ebbe inizio da una Suzuki GSX-R 1000 K6. Un classico tra le hyper sport e all’epoca al top anche in pista, fresca delle vittorie di Troy Corser col Team Alstare. Bei tempi… Poi un calo dell’impegno in Superbike e l’ingresso, un po’ in sordina, nella MotoGP, con Loris Capirossi. Ricordate? Kooso Compositi, nella persona di Fabio Dri, l’entusiasta titolare, qualche anno fa ha voluto evocare la prime GSX-RR da MotoGP a modo suo, partendo, appunto da una K6.

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Ha iniziato da un kit carena dedicato a questo modello lavorando sulla parte anteriore, allargata all’altezza del cupolino, e quindi abbassandola e arretrandola di circa 20 mm, potendo così disporre della zona davanti al cannotto libera da fanaleria e altri accessori. Per concludere con le sovrastrutture, ricordiamo che sono in carbonio, una specialità della Kooso, inclusi il telaietto che regge la strumentazione e il cupolino, i condotti che portano aria all’air box e le protezioni di telaio, forcellone e motore.

Il codone è derivato, per la porzione finale da un mix tra quello di una Honda CBR 1000 del 2008 e quello originale della Suzuki GSX-R K6, mentre per la parte anteriore, al fine di renderlo più snello possibile, si è intervenuti per adattarlo perfettamente alla forma del nuovo serbatoio. Questo è stato realizzato ex-novo interamente in carbonio partendo da un serbatoio della Suzuki GSX-R K7. La sua forma è stata snellita e assottigliata cercando di trovare il miglior compromesso tra estetica e funzionalità, tenendo conto anche delle più limitate esigenze di autonomia di una moto da pista. La parte inferiore è rimasta praticamente come l’originale, al fine di non interferire con l’air box, mentre per sfruttare gli attacchi originali e permettere l’alloggiamento della pompa benzina il serbatoio si estende parzialmente sotto la sella, la cui copertura è stata eseguita dalla tappezzeria Basso.

Nuovo anche il parafango, che carena completamente la parte inferiore della forcella, che migliora l’aerodinamica e protegge la superficie trattata degli steli. Per quanto riguarda le sospensioni dietro c’è un ammortizzatore Mupo e davanti la forcella è stata arricchita con un kit Mupo. Le pedane così come i semimanubri e il comando rapido del gas sono della Robby Moto.

Anche per lo scarico si è valutato che la soluzione migliore sarebbe stata quella di un mix di parti: i collettori sono infatti della Devil mentre il terminale è un Akrapovic col corpo in carbonio sostenuto da una staffa realizzata da Kooso utilizzando lo stesso materiale.

Kooso
La moto in fase di lavorazione nell’officina di Kooso Compositi.

I cerchi sono gli originali e montano coperture Dunlop GP-Pro mentre per quanto riguarda l’impianto frenante troviamo all’anteriore una pompa radiale della Brembo accoppiata alle pinze e dischi originali. Nulla di nuovo al posteriore, con l’impianto che è rimasto l’originale.

Al termine degli interventi l’ago della bilancia si è fermato a poco più di 160 chili, in ordine di marcia ma col serbatoio secco.

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