mercoledì, 14 novembre 2018 - 23:18
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Le Mans 2016, 24 ore di passione

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Tra i due litiganti il terzo gode, anzi no. O almeno non questa volta. Il titolo 2016 della corsa più famosa del mondo, infatti, è andato alla Porsche che, con la sua 919 Hybrid è salita sul gradino più alto del podio per la seconda volta consecutiva, la 18° della sua storia.

Oltre al danno, la beffa. Toyota – vista un po’ come outsider della competizione tra le LMP1 – esce a testa alta, altissima, dopo la 24 ore: la TS050 numero 5, guidata da Kazuki Nakajima, Anthony Davidson e Sébastien Buemi, dopo essersi alternata in testa alla classifica generale con la Porsche di Neel Jani, Roland Dumas, Marc Lieb per buona parte della gara, ha poi staccato la vettura del Team tedesco prendendosi più di un giro di vantaggio. A circa 6 minuti dal termine, però, la vettura giapponese inizia a perdere potenza, probabilmente a causa di un problema alla Power Unit ibrida, fermandosi clamorosamente sul rettilineo finale del circuito de la Sarthe e, a causa dello stop, ha tagliato la linea del traguardo troppo tardi venendo anche esclusa dall’ordine di arrivo finale (ndr. sul podio sono salite l’altra Toyota #6 e l’Audi R18 #8).

Un finale di gara così clamoroso ed entusiasmante non si era mai visto, eppure la Le Mans 2016 non era partita sotto i migliori auspici: a causa di una forte pioggia abbattutasi sul circuito francese prima della partenza, la corsa è iniziata sotto il regime della safety car che ha accompagnato le vetture per quasi un’ora in mezzo ai fischi del pubblico. Dopo la tempesta arriva sempre la quiete che, a livello climatico, ha accompagnato le auto fino al traguardo.

Le Mans

Grande ritorno nell’olimpo dell’automobilismo anche per la Ford che, con la GT #68 del Team Ganassi Racing guidata da Joey Hand, Dirk Muller e Sebastien Bourdais ha terminato le qualifiche in prima posizione e poi è andata a vincere nella categoria LM GTE Pro dopo una bellissima lotta con la Ferrari 488 #82 (Team Risi Competizione) di Matteo Malucelli, Giancarlo Fisichella e Toni Vilander. A completare il podio un’altra Ford, la #69, che con questo risultato si avvicina all’impresa della Le Mans 1966, ultima vittoria del Marchio americano, quando salirono sul podio ben tre GT40, praticamente appaiate.

Oltre 265 mila persone hanno assistito dal vivo alla regina delle Endurance targato FIA, chi solo per un giorno, chi accampato nelle enormi aree di campeggio dove si potevano ammirare, tra una tenda e l’altra, anche notevoli supercar, senza considerare tutto il pubblico che ha seguito l’impresa dei piloti da casa. Il pubblico instancabile, insieme al calare delle tenebre, rappresentano la vera magia di questa, ma anche di tutte le atre 24 ore.

Compagni di viaggio

Un dolce ritorno alla vittoria da parte della Casa dell’Ovale dopo 50 anni, un ritorno che abbiamo voluto celebrare anche noi portando una Ford Mustang GT, fino in Francia, fino alle porte del circuito, accompagnando metaforicamente il Marchio in questa grande avventura.

Siamo partiti, quindi, dalla nostra redazione per un percorso di circa 900 chilometri che ci ha visto attraversare il tunnel del Frejus per entrare in territorio transalpino, facendo risuonare il V8 da 421 CV nelle strade che tagliano le Alpi francesi. La Mustang ha dimostrato notevoli doti nella lunga percorrenza autostradale con il piacevole sottofondo pieno e cupo del 5.0, in pieno stile americano. In seguito abbiamo fatto tappa, a circa metà percorso, a Clermont-Ferrand, sede di Michelin. Una tappa “obbligata” nel nostro viaggio, in quanto la Casa francese è fornitrice di pneumatici per la gamma Ford Performance, del quale la Mustang fa parte.

mustang

Dopo circa 9 ore di viaggio e diverse condizioni atmosferiche affrontate, siamo giunti nella cittadina di Le Mans pronti a lasciare la nostra “muscle car” e affrontare le 24 ore più lunghe dell’anno.

Michelin, protagonista dietro le quinte

Se tutto lo spettacolo della 24 ore di Le Mans va in scena è anche grazie a chi lavora dietro i riflettori, dai meccanici, ai tecnici, agli ingegneri e anche, forse – o soprattutto – ai fornitori di pneumatici. Michelin è uno di questi protagonisti che agiscono per lo più nell’ombra.

La gloria però arriva anche per loro nel momento della vittoria, attimo in cui tutti gli sforzi vengono ripagati. Ed è stato così anche per la Casa francese che equipaggiava la 919 Hybrid, portandosi a casa il 25° titolo dalla sua storia e – numero impressionante – il 19° consecutivo.

Ma cosa c’è dietro a questo successo? Un team che ha seguito lo sviluppo di ogni vettura cucendo addosso la gomma perfetta per ogni condizione attraverso le 3 tipologie di coperture ammesse: slick, intermediate e wet.

Infine, a livello numerico sono stati oltre 6.000 i pneumatici portati da Michelin per supportare tutti i team che hanno scelto di affidarsi a loro, con un gruppo di tecnici che ha lavorato 24 ore per studiare il comportamento, la temperatura e l’usura di tutti i pneumatici utilizzati.

Autore: Guido Casetta

Laureato in Scienze Politiche, sono cresciuto a pane e automobili. Scrivo per professione, guido per passione!

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