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Mercato auto di febbraio: +6,2% sul 2016

mercato auto di febbraio
Tempo di lettura: 2 minutiIl Ministero dei Trasporti ha rilasciato i dati relativi al mercato auto di febbraio, chiuso con 183.777 immatricolazioni di auto nuove, segnando un +6,2% rispetto allo stesso mese del 2016. Pavan Bernacchi, Presidente di Federauto: “Il 27% circa delle immatricolazioni del mese, ovvero circa 50.000 targhe, sono state generate l’ultimo giorno. Tutto normale o la cartina di tornasole di enormi forzature fatte a suon di auto-immatricolazioni e altro?” Sui blocchi della circolazione per combattere l’inquinamento atmosferico, uno su tutti quello imposto dalla giunta comunale di Torino, Pavan Bernacchi ha commentato: “E’ assurdo bloccare i diesel Euro 6 e i carburanti alternativi. Inoltre è immorale spremere come limoni gli automobilisti a suon di bolli, superbolli, accise sui carburanti, assicurazioni, revisioni, IVA e quant’altro, e non consentire loro di utilizzare gli autoveicoli anche se a basso impatto ambientale.”

Le ragioni dietro la crescita del mercato auto di febbraio

Secondo il centro studi Federauto, che si avvale di una vasta campionatura di concessionari rappresentativi di tutto il territorio nazionale, il fenomeno delle kilometri zero ha avuto un ruolo centrale nel determinare l’iperbole di fine mese. Conclude Pavan Bernacchi: “Febbraio chiude in crescita rispetto allo stesso mese dello scorso anno e il primo bimestre aumenta circa dell’8% rispetto al pari periodo del 2016. Dati molto vicini alla nostra previsione di crescita del 5% sul 2016. Ma la notizia vera è un’altra. A febbraio è stato battuto un record: nell’ultimo giorno sono state fatte quasi 50.000 immatricolazioni. Tutto normale o la cartina di tornasole di enormi forzature fatte a suon di auto-immatricolazioni e altro? Purtroppo la domanda appare retorica. Ma siamo sicuri che queste forzature siano la strada giusta per il comparto automotive in Italia? Noi riteniamo di no. E se non si pone una particolare attenzione il fenomeno così ampliato potrebbe diventare, se già non lo è, una patologia più che un’opportunità”.  

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