lunedì, 14 Ottobre 2019 - 0:17

Mini Clubman John Cooper Works | Prova su strada

Tempo di lettura: 5 minuti.

La prima Mini Clubman, anno 1959, era poco più che un utilitaria famosa in patria e leggermente più spaziosa della piccola Mini, la compatta più famosa d’Inghilterra che proprio nel 2019 festeggia i suoi primi 60 anni. Un’icona di stile che, proprio di recente, si è aggiornata con il classico restyling di metà carriera della terza generazione, lanciata nel 2015. Un’auto che punta molto sulla sua versatilità, tanto da competere ad armi pari con le migliori concorrenti dell’agguerrito segmento C, ma che ha anche una carta, e che carta, da giocare. Ecco, in breve, come introdurre la nuova Mini Clubman John Cooper Works, la più potente di sempre, la prima a sfondare il muro dei 300 CV.

Se esteticamente non sono poi molte le differenze con la vecchia Clubman, sotto il cofano i cavalli che scalpitano sono diventati tanti di più, per la precisione 75 (da 231 a 306 CV), ma di questo ci occuperemo nell’apposito capitolo. Tanti cavalli uguale tanto divertimento in più? Scopriamolo in questo primo contatto!

Esterni: sempre più british e arrivano i LED a matrice

Le modifiche portate da questo restyling, che tocca ovviamente tutta la gamma Clubman, sono poche ma molto significative. Partiamo dal frontale, dove fanno il loro debutto, sempre a richiesta, i LED a matrice, mentre i diurni con elemento circolare erano presenti già prima di queste modifiche. Nuovi sono invece i fendinebbia, anche loro dotati di “anello luminoso”, mentre la calandra è visivamente la parte che cambia di più, essendo stata allargata a quasi tutta larghezza (un po’ come sta avvenendo con il doppio rene BMW, per rimanere in famiglia, sempre più voluminoso su alcuni modelli).

clubman john cooper works
L’union jack arriva anche sulle luci posteriori della nuova Clubman

Dietro, invece, l’Union Jack dei gruppi ottici ha fatto scuola e dopo il debutto sui modelli di Mini 3 e 5 porte (qui la nostra prova della Cooper SD 5 porte post restyling) ecco la trama della bandiera inglese comparire anche sulla Clubman, questa volta a sviluppo orizzontale. Rimane, purtroppo, sempre a scapito della visibilità, l’elemento di congiunzione del lunotto che spicca ogni volta che lo sguardo si porta sul retrovisore. Se il portellone è sempre formato dai due elementi che si aprono singolarmente, aspetto sul quale si poteva fare di più, spiccano invece i terminali di scarico con diametro di 9,5 centimetri, niente male e adatti alla cavalleria rinnovata di questo modello. Di serie, per la “JCW”, i cerchi da 18”, in optional a 1.050 euro i 19” Circuit Spoke.

Le dimensioni di Mini Clubman John Cooper Works e degli altri allestimenti non cambiano: 4,26 metri di lunghezza per 1,44 metri di altezza. La capacità del bagagliaio si conferma la stessa della terza generazione: 360 litri quella minima, 1.250 quella massima. Sicuramente di più della Mini 5 porte ma ancora ridotta al sol pensiero di caricare oggetti lunghi o valigie voluminose.

Interni: ritocchi molto lievi, un quadro virtuale non farebbe male

Dentro le modifiche sono poche e riguardano, principalmente, la possibilità di scelta offerta dal catalogo Mini Your (tanti i colori e i pellami disponibili) ma l’impostazione della plancia rimane quella che già conoscevamo, con il LED Ring che rappresenta il divertente elemento di spicco in questo abitacolo molto curato. Le novità, che non si vedono, ma dei quali potrete presto non fare più a meno, sono rappresentate dalla Sim 4G installata di serie la quale dà accesso a tutta una serie di nuovi servizi del pacchetto Mini Connected, a richiesta, così come ai servizi Emergency Call e TeleServices, quest’ultimi disponibili di serie. Aggiornata anche la Mini Connected App che permette di visualizzare la posizione esatta della macchina, il livello di carburante e altre utili informazioni.

clubman john cooper works
Gli interni sono la parte che cambia meno con il restyling: sulla JCW si conferma l’aspetto sportivo dell’abitacolo

Tornando alla protagonista di questa prova, la Clubman John Cooper Works, piacciono le impunture di colore rosso e i sedili dall’aspetto racing, i Carbon Black. Ok, costano 2.100 euro, ma valgono il prezzo del biglietto.

Motorizzazioni: 306 CV non si erano mai visti su una Mini Clubman

Sotto il cofano batte il rinnovato 2.0 Twinpower di scuola BMW con filtro antiparticolato, un vero gioiellino della tecnica, basato sul 2.0 da 192 CV della Cooper S e portato all’estremo delle sue potenzialità, tanto che ogni sua componente è stata completamente rivista (pistoni, bielle, albero motore e turbina maggiorata). Si tratta dello stesso motore montato su BMW 135i e M135i, entrambe con trazione integrale XDrive, (All4 per Mini, con differenziale autobloccante meccanico all’anteriore), rendendo la nuova Clubman John Cooper Works la più potente mai prodotta dalla Casa inglese. Di serie c’è poi lo Steptronic a otto velocità con palette al volante. È un convertitore di coppia ma è disponibile anche un doppia frizione, sempre otto rapporti, per gli allestimenti One, One D, Cooper, Cooper S e Cooper SD, al prezzo di 2.000 euro in più rispetto al manuale.

Alla guida della Mini Clubman John Cooper Works da 306 CV: è incollata a terra, accelera forte ma in città è molto sfruttabile

Nei circa 200 chilometri che Mini Italia ci ha concesso al volante della Clubman John Cooper Works durante l’evento di presentazione del restyling, già disponibile in concessionaria, ci siamo concentrati sulle sensazioni di guida che questa segmento C sa regalare una volta acceso il potente quattro cilindri.

Se le prestazioni appaiono molto buone (0-100 km/h in 4,9 secondi, 250 km/h di velocità massima e 450 Nm di coppia massima, da 1.750 a 4.000 giri/min) bastano veramente pochi chilometri, usciti dal traffico cittadino, per capire subito che ci troviamo al volante di una tutto sommato piccola belva affamata d’asfalto e di curve. Il classico calcio nella schiena è avvertibile specie in modalità Sport con cambiate veloci ma non fulminee, mentre in Mid e Green, le altre due Driving Modes disponibili, la Clubman John Cooper Works diventa molto sfruttabile anche in città nonostante la generosa cavalleria.

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Precisa in inserimento, la trazione All4 non concede molto spazio ai sovrasterzi di potenza per uscire di traverso dalle curve

Davvero molto buono l’allungo, grazie alla coppia costante al salire dei giri, con un’erogazione tipica da motore turbo ma davvero premiante dal punto di vista dell’accelerazione. Volendo sollevare una critica, già riscontrata in una delle sue rivali, l’Audi SQ2 da 300 CV, è la sensazione di grande stabilità che questa vettura trasmette. Per carità, non deve essere per forza un difetto, ma vuoi per le sospensioni adattive presenti sulla vettura in prova (davvero minimo il rollio, il go-kart feeling è ancora molto presente), vuoi per l’assetto ribassato di 10 mm rispetto al precedente modello, la sensazione è quella di un’auto che perdona tutto, adatta a chi vuole divertirsi alla guida senza per questo rischiare patatrac.

Il sottosterzo è appena accennato grazie al differenziale autobloccante cui accennavamo e l’inserimento risulta buono grazie allo sterzo, sempre piuttosto morbido ma diretto e preciso. Per sostenere l’aumento di potenza, è stato anche modificato e potenziato l’impianto frenante, nulla da recriminare al riguardo. Non dimentichiamo, poi, che smessi i panni del “pilota”, o presunto tale, la Clubman torna quella che è, ovvero una vettura adatta a ogni utilizzo. Difficile valutare i consumi, anche se alla fine di questo primo contatto l’indicatore segnava circa 12 km/l. Si può fare meglio così come molto peggio se sfrutterete a pieno le doti del 2.0 da 306 CV.

Dal punto di vista dei cosiddetti Driving Assistant, i sempre più onnipresenti sistemi di assistenza alla guida, molto buona è la dotazione di serie proposta sulla rinnovata Mini Clubman 2019, John Cooper Works compresa. Criticabile la mancanza di sistemi oggi disponibili anche su segmenti inferiori, come l’avviso di monitoraggio dell’angolo cieco e, vista la scarsa visibilità posteriore, della telecamera posteriore che si paga a parte.

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Il sound del doppio scarico penetra in abitacolo senza ausilii di alcun tipo

Prezzo Mini Clubman John Cooper Works: con 75 CV, costa più che in passato

Il prezzo della Mini Clubman John Cooper Works parte da 44.100 euro e propone, di serie, praticamente tutto. Rimangono esclusi i fari LED a matrice (410 euro, 1.350 euro sugli altri allestimenti), la regolazione elettrica dei sedili (1.300 euro), le luci interne a LED (210 euro), le sospensioni sportive adattive (550 euro), il tetto panoramico (1.250 euro), la telecamera posteriore (400 euro), l’Active Cruise Control (500 euro), l’Head-Up Display (750 euro), impianto hi-fi Harman Kardon (820 euro) e il sistema Connected Media (860 euro).

La nuova gamma Mini Clubman parte invece dai 23.950 euro per la One da 102 CV. Al resto dei modelli dedicheremo a breve un articolo. Qui, invece, potete trovare il configuratore ufficiale per sbizzarrirvi con la vostra Mini dei sogni. 

 

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Autore: Tommaso Corona

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