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Opel Mokka 1.2 130 CV AT8: prova su strada, interni, motore, prezzi

Tempo di lettura: 7 minuti

Che Mokka fosse un modello strategicamente importante lo si capì subito, fin dal lancio di quel concept (GTXperimental) che, portato in anteprima statica a Milano nel 2018, ci colpì per le sue forme controcorrente. Di quella showcar futuristica è rimasto molto, già a partire dall’inedita veste con la quale il crossover di casa Opel, la Mokka, non più Mokka X, si presenta oggi sul mercato.

Parliamo dell’Opel Vizor, con quella sezione frontale importante ma innovativa, così come di interni profondamente evoluti che sposano ormai l’era digitale. Si parla anche di dimensioni estremamente compatte, che poco hanno a che vedere con la vecchia Mokka X, e di motori che offrono libera scelta tra benzina, Diesel ed elettrico, come tutte le vetture che nascono sulla piattaforma CMP destinata a diventare protagonista, da vicino, della mobilità del futuro targata Stellantis. 

Se Opel, almeno nell’ultimo decennio, non aveva spiccato per originalità, complice la delicata transizione a Marchio competitivo adoperata dall’ex CEO di PSA Carlos Tavares, con Mokka va tutto a farsi benedire. Ci voleva un’auto così per dire “ci siamo anche noi”, ecco perchè la curiosità di provarla era tanta e ci siamo buttati a capofitto nel test della versione turbo benzina 1.2 130 CV AT8, un motore che brilla per il suo carattere. Proveremo anche la Mokka-e elettrica, ma intanto concentriamoci su di lei per capire i suoi pregi e i suoi difetti. 

Esterni e interni Opel Mokka 1.2 benzina GS Line: fuori squadrata, dentro digitale a metà

Che la Mokka di nuova generazione, la seconda considerando la Mokka X dalla quale si distacca notevolmente, sia un’auto in grado di attirare l’attenzione lo testimoniano i tanti sguardi che ho notato durante il test della vettura. Non poche persone si sono girate a guardarla o ad ammirarla durante una sosta, semplicemente perchè ha un design di rottura, capace di dire prima non c’era e adesso c’è. Opel Mokka è coraggiosa e tutto parte dal suo Vizor, dal suo “sorriso”: davanti, infatti, l’aria entra dalla parte bassa del paraurti per raffreddare il motore e sopra una mascherina in plastica nera lucida ingloba i gruppi ottici e il logo Opel, il famoso Blitz (in realtà posto in rilievo sul Vizor). Nel caso di questo esemplare, in Black Perla Nera, il Vizor risalta meno del solito: con vernici più vivaci, come la Mamba Green, l’effetto visivo è davvero molto più evidente.

Come se non bastasse, aver allargato la carreggiata fa notare meno la diminuzione di dimensioni: siamo davanti a una vettura lunga 4,15 metri (la Mokka X era lunga 4,27 metri), per 1,79 metri di larghezza a retrovisori chiusi e 1,52 metri di altezza (qui si sono persi 13 centimetri, tanto che è quasi contraddittorio definirla crossover). Inoltre, grazie all’intelligente piattaforma CMP, che la Mokka sia elettrica o endotermica non inficia sulla capacità del vano bagagli: quest’ultimo propone un minimo di 310 litri e un massimo di 1.105 litri così come una soglia, non proprio a misura standard, di 78 centimetri da terra.

I sedili della seconda fila, che possono ospitare, in comodità, 2 passeggeri, si ribaltano con la formula 60:40 e si ottiene un vano di carico interessante ma assolutamente nella norma rispetto alle più quotate concorrenti (come la Kona, che vanta una capacità migliore). Ciò che va detto riguarda l’abitabilità, con meno spazio per la testa, almeno per gli spilungoni come me, rispetto ad altre concorrenti. Niente di così problematico ma se l’abitabilità è buona sulla prima fila, tra poco capirete perchè, non si può dire lo stesso della seconda, che appare un po’ sacrificata. 

Un rinnovamento che è passato profondamente anche dagli interni della nuova Mokka. Il nostro esemplare era dotato del sistema Navi Pro che porta non solo lo schermo centrale a una diagonale da 10” ma adatta il quadro strumenti virtuale dai 7” proposti di serie ai 12” che vedete in queste foto, le cui schermate si possono variare agendo sul rotore posto sulla leva degli indicatori di direzione. Tutto bene se non fosse per i caratteri talvolta piccoli indicati sul quadro, la pesante cornice nera lucida (occhio alle ditate) e per l’inspiegabile mappa del navigatore, visualizzabile anche qui, che rimane scura anche quando sono accese le sole luci di posizione. 

Si capisce però, piccoli dettagli a parte, di essere davanti a qualcosa di profondamente nuovo. Buona è la qualità dei materiali, con l’accostamento tra nero e rosso che funziona, così sono ottimi al tatto i comandi del clima che fortunatamente sono fisici; riguardo al clima non mi ha però convinto la bocchetta centrale il cui gioco sembra quasi volontariamente ridotto in senso longitudinale. Sul tunnel, la non sempre funzionale levetta per la selezione della modalità di marcia (tra D, per marciare, e R, la retromarcia, dovrete insistere un po’, sulle prime non è intuitivo), dove c’è anche il tasto M per sfruttare i paddle dietro al volante, che rimane lo stesso già visto, ad esempio, su nuova Crossland, e il selettore delle modalità di marcia (Eco, Normal, Sport). Poco sopra la piastra di ricarica wireless, ormai indispensabile, due prese di ricarica: una USB e la classica 12 Volt. 

Degli interni di Mokka mi ha poi convinto lo schermo centrale orientato verso chi guida, i servizi Opel Connect (tra cui le informazioni sul traffico LIVE gratis per tre anni) e meno il lungo e invadente, se ci sono seduti passeggeri dietro e si sposta avanti il sedile del passeggero, cassettino porta oggetti sulla destra. Ha un’apertura che può dar fastidio ma in realtà rivela meno spazio di quanto ci si potrebbe immaginare e non è provvisto di alcun sussidio antirumore, come d’altronde il vano sotto il bracciolo e i vani porta. Comodi, invece, i pulsanti nella parte alta del tunnel per comandare gli ADAS e i sensori di parcheggio così come quelli per richiamare i menu sotto il quadro centrale. Opel, a detta della volontà dei suoi clienti, non vuole ancora completamente digitalizzarsi e la trovo una scelta concreta che può accontentare davvero tutti. 

Alla guida della Opel Mokka 1.2 130 CV AT8: quel brio che ti aspetti da una compatta cittadina

Affermavo poco fa che per la sua altezza Mokka è difficile da classificare come un vero e proprio crossover. In realtà ci si accorge del contrario una volta saliti a bordo: il cofano appare maestoso, molto squadrato, ma la posizione di guida è quella giusta per avere un buon controllo della strada, meno se si rivolge lo sguardo al posteriore dove il montante C ostacola un poco la visibilità (ma c’è la retrocamera a 180° compresa nel pacchetto RearView Camera per 400 euro, solo i sensori 170 euro).

Anche il montante A non è certo “sottile” ma è un sacrificio sull’altare di aver voluto spingere con linee così poco convenzionali, e il pubblico non è rimasto indifferente (come vi ho spiegato in apertura). La seduta si regola rigorosamente in modo meccanico e in pochi istanti ci si trova a proprio agio. Di notte promossi a pieni voti i Matrix LED (presenti sulla vettura in prova): sono di un altro livello, ve ne accorgerete alla prima “abbagliata”.

Opel Mokka matrix led

Veniamo alla guida. Opel Mokka, anche con la sua motorizzazione più potente a listino, un 1.2 tre cilindri da 130 CV coadiuvato dal cambio automatico a otto rapporti, si dimostra un’auto adatta alla città. L’automatico è una manna in tal senso ma si dimostra carente quando si alza il passo, non riuscendo sempre ad assecondare la volontà di chi siede al volante. Con una guida più rilassata, nulla da ridire. Complice la buona coppia del 1.2, siamo a 230 Nm già a 1.750 giri/min, non è difficoltoso scattare al semaforo così come fare un sorpasso in autostrada, dove grazie al Cruise Control adattivo la Mokka marcia bene nelle sue linee di carreggiata tenendo la distanza da chi segue. 

La differenza tra manuale e automatico sulla stessa motorizzazione è nell’ordine dei 1.500 euro a prescindere dall’allestimento: se è la prima volta con un cambio automatico, non rimarrete delusi, altrimenti avrete un guadagno di prezzo consistente ma la noia che la guida cittadina impone tra frequenti cambi marcia e frizione pigiata in continuazione. Il tre cilindri spinge comunque sempre bene: chiude la pratica 0-100 km/h in meno di 10 secondi e mostra solo qualche vibrazione di troppa in basso, per poi dimostrarsi estremamente versatile nell’allungo. La nota dolente sono però i consumi, e qui può tornare competitivo il Diesel che Opel offre nella variante quattro cilindri 1.5 da 110 CV. Il 1.2 benzina 130 CV AT8 dichiara dalla sua 6-6,1 l/100 km nel ciclo WLP ma durante il test è stato più facile navigare attorno agli 8 l/100 km, insomma circa 12-13 km/l. Poco, tanto? Ci sono concorrenti che fanno meglio ma qui, forse, si sente l’assenza di un ibrido leggero che molte concorrenti propongono. Si tratta di una filosofia volta a premiare l’elettrico puro, con tutti i suoi limiti per quanto riguarda l’effettiva attrazione visti i prezzi più alti seppur conditi dagli incentivi. 

Tutto migliora in tangenziale, con velocità tra i 90 e i 110 km/h il 1.2 si dimostra parco, meno a velocità da codice (130 km/h). Qui vanno promossi gli ADAS: il mantenimento di corsia tiene la vettura al centro e non la fa ballare tra le linee così come l’auto è intelligente a mantenere la distanza così come a frenare se succede qualcosa davanti, a qualsiasi velocità. Siamo davanti all’ultima generazione dei sistemi salvavita e qui le (ex) PSA non hanno assolutamente nulla da recriminare. 

130 CV sono però quella cavalleria che induce all’ottimismo anche davanti a un tratto misto. Come si comporta, in questi casi, la Mokka? Il 1.2 benzina, lo abbiamo visto, è elastico, mentre lo sterzo è sempre leggero ma abbastanza diretto, restituisce un buon feeling. Anche i freni sono buoni e ben modulabili così come l’intervento dell’ESP, che non si può disattivare, aiuta anche in situazioni scomode. La stabilità è poi garantita da sospensioni interconnesse che sono la norma su questo tipo di vetture ma che restituiscono un feeling non perfetto tra dossi e buche, dando quei classici colpi poco piacevoli. L’altro lato della medaglia è un assetto piuttosto piatto, non tendente al rollio, anche se la trazione è solo anteriore come è giusto che sia su un B-SUV in questo range di prezzo. 

Prezzi e concorrenti Opel Mokka benzina

Guardando i listini di Opel Mokka 2021 (maggiore approfondimento nella nostra pagina dedicata) la gamma copre cinque allestimenti e svariate motorizzazioni, tra cui la Diesel 1.5 110 CV e l’elettrica da 136 CV, che presto proveremo. Opel Mokka parte in Italia da un prezzo di 22.550 euro per l’Edition 1.2 benzina 100 CV, con cambio manuale 6 rapporti, mentre l’esemplare in prova, una GS Line, non è il vertice della gamma ma rappresenta sicuramente la versione più sportiva e, con questa motorizzazione, parte da un prezzo di 27.550 euro. 

Di serie i cerchi in lega da 17”, i fari fendinebbia anteriori, i vetri posteriori oscurati, il controllo automatico delle luci, lo specchietto retrovisore elettrocromatico, il clima automatico monozona, lo schermo da 7”, la radio DAB”, l’Info Display digitale da 7” e il Mirror Link. Completano la pedaliera sportiva in alluminio, il Rearview Camera Pack (sensori di parcheggio posteriori, telecamera posteriore 180°, specchietti retrovisori regolabili elettricamente) e il Safety Pack 2 (Cruise Control adattivo, riconoscimento pedoni avanzato, frenata d’emergenza e Opel Connect). 

Sulla vettura in prova, erano presenti come il Winter Pack (400 euro), il Navi Pro 10” (850 euro), il Wireless Charger (150 euro), i LED Matrix IntelliLux (600 euro), mentre il cerchio da 18” tri-color è di serie per la Mokka GS Line. La vernice metallizzata Black Perla Nera cui si accennava è invece a richiesta da 700 euro, dentro le sellerie con tessuto nero e inserti rossi sono di serie per GS Line e GS Line + Pack. 

Concorrenti? Sempre di più e basta guardare in casa per avere l’imbarazzo della scelta. La stessa piattaforma, la CMP, la troviamo su Citroen C4, Peugeot 208, Peugeot 2008, Opel Corsa e DS 3 Crossback, in attesa che Stellantis la porti anche sui modelli ex FCA, ma ci vorrà del tempo. Fuori dall’ex Groupe PSA, dove tutte le vetture citate, come la Mokka, sono disponibili anche in versione elettrica, ecco che fanno capolino le varie Fiat 500X, Ford Puma, Renault Captur, Jeep Renegade, Seat Arona, Skoda Kamiq, Volkswagen T-Cross, la stessa Opel Crossland che nasce però su una piattaforma diversa, per finire con le orientali Hyundai Kona, Mazda CX-3 e Nissan Juke. 

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