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Open Automotive Alliance: il problema dell’auto connessa

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Si chiama Open Automotive Alliance ed è il piano di Google per entrare nel mondo dell’auto dalla porta principale, integrando il sistema Android con le piattaforme infotainment di autovetture sempre più connesse e tecnologicamente avanzate.

L’annuncio è arrivato il giorno della Befana e suona come un bel sacco di carbone per Apple, che al WWDC 2013 aveva presentato il suo iOS in the Car, un sistema operativo riadattato in collaborazione con alcuni marchi, tra cui Mercedes-Benz, Nissan, GM, Infiniti, Kia, Volvo, Jaguar, Ferrari e BMW. Il fattore tempo pare essere a favore di Cupertino, ma Google promette che la prima vettura con Android integrato – probabilmente una Audi – debutterà entro la fine del 2014, una manciata di mesi dopo la teorica uscita di iOS in the Car.

Parte della Open Automotive Alliance, oltre alla Casa dei quattro anelli e a Nvidia, sono GM, Honda e Hyundai, le ultime tre – in particolare – collaborano già con Apple, in una strategia che tiene aperti entrambi i canali. Anche Ford, il cui SYNC è stato realizzato con Microsoft, pare stia lavorando “with the Apples and the Googles”, come affermato dallo stesso Bill Ford.

Ma al di là di un mercato come quello delle app per auto, che secondo Juniper Research promette un giro d’affari di 1,2 miliardi di dollari già nel 2017, quali possono essere i reali vantaggi per l’utente finale di una migliore integrazione tra smartphone e infotainment di bordo?

Auto e elettronica, ritmi diversi

Vi siete mai chiesti perché qualunque navigatore o schermo installato su una plancia risulti obsoleto rispetto al vostro smartphone? La risposta è abbastanza semplice e va ricercata nei diversi tempi di sviluppo e vita dell’automotive, rispetto ai gadget elettronici. La gestazione di una vettura è un processo complesso, che richiede un tempo medio di 3 o 4 anni nella sua elaborazione e realizzazione. Un lasso impensabile nel mondo dell’informatica, dove 4 anni rappresentano la distanza tra il Nokia con Snake e il primo iPhone.

Così i contenders del mercato smartphone soccorrono volentieri il deficit tecnologico dell’auto, pronti a integrare sistemi operativi in grado di trasferire tutte le funzioni del super-telefonino nell’elettronica di bordo. L’auto connessa è un progetto ambizioso ed il supporto di BigG e Apple potrebbe portare a notevoli passi avanti, quali l’aggiornamento OTA delle funzioni ed una maggiore flessibilità, che si tradurrebbe in disponibilità di applicazioni e servizi. Niente più mappe che non segnalano nuove strade o grafiche sorpassate, ma una continua evoluzione proprio come accade per gli smartphone.

A un primo sguardo sembra tutto bellissimo, ma proviamo ad andare oltre.

E la privacy?

Il nostro smartphone sa tutto di noi. È inutile girarci intorno, quel parallelepipedo che pesa poco più di un etto e riposa nella nostra tasca monitora le nostre abitudini come nessuno – checché ne dica nostra madre, pronta a giurare che lei ci conosce meglio di chiunque altro. Il telefonino sa dove siamo, cosa scriviamo sui social network, che appuntamenti abbiamo oggi, cosa ricerchiamo e cosa ci piace su internet, che musica ascoltiamo.

Integrare questo onnisciente compagno con la nostra automobile, attraverso la Open Automotive Alliance o iOS in the Car, potrebbe avere effetti non sempre piacevoli. Certo, il dialogo tra auto permetterebbe di segnalare in maniera semi-automatica rallentamenti, incidenti, deviazioni e una marea di altre informazioni utili. Potrebbe persino permetterci di chattare con chi sta in coda accanto a noi, o scoprire le ultime offerte del negozio davanti a cui stiamo passando.

Ma cosa accadrebbe se lo smartphone, interagendo con la sensoristica dell’auto, incamerasse anche dati relativi alla nostra velocità e alla condotta su strada in genere? Il telefonino come onnipresente scatola nera, a questo punto, sarebbe ad un passo. Il problema è sotto gli occhi di tutti, lo stesso Alan Mulally (CEO di Ford Motor Co.) ha di recente affermato: “Our homes, the cars, everything is going to be on the Internet. Everything’s going to be connected. And so what are the guidelines? What do we want?“. Come a dire che una normativa, meglio prima che poi, è necessaria.

L’orizzonte è ampio e le possibilità tante, il matrimonio tra i grandi dell’elettronica e l’auto promettente. Ogni commento, compreso questo, è un mero esercizio d’immaginazione. Ma non vorrei si arrivasse al punto in cui le multe fossero inoltrate via mail 30 secondi dopo l’infrazione. Per non parlare della possibilità di twittare maledizioni a quello che ti ha appena tagliato la strada. Non sarebbe un po’ troppo?

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