lunedì, 1 Giugno 2020 - 10:24
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“Storie Alfa Romeo”, 5° puntata: le Alfa Romeo al servizio della legge

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Dopo il capitolo motorsport che ha condizionato il quarto appuntamento di Storie Alfa Romeo, nel quinto episodio la raccolta web racconta l’Italia del dopoguerra soffermandosi sul periodo che “termina”, idealmente, con il boom economico dei primi anni ‘60.

Proprio in quegli anni, le Alfa Romeo storiche diventano uno status symbol e i corpi militari al servizio della popolazione scelgono proprio loro per “vestirle” con le livree della Polizia di Stato e del corpo dei Carabinieri. Dal 1950 a oggi, infatti, arrivando fino alla Giulia seconda serie, le Forze dell’Ordine hanno arruolato tutti i più significativi modelli del Biscione.

Sono anni che cambiano la storia stessa di Alfa Romeo, che, complice gli anni della guerra e la transizione verso l’industrializzazione di massa, modernizza il suo modus operandi mantenendo però immutato il fascino e il calore dell’artigianalità. Il successo va di pari passo con l’evoluzione e le vendite crescono: la Giulietta – oltre 177 mila unità dal 1954 – è “la fidanzata d’Italia”, e la sua erede Giulia, venduta in più di 570 mila esemplari, un’icona tricolore.

Le Alfa Romeo “in divisa”: dalla 1900 alla Giulia

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Il legame tra Alfa Romeo e le Forze dell’Ordine è un piccolo pezzo di storia della Repubblica. Una storia particolare che nasce negli anni ‘50, quando le prime vetture del Biscione si trasformano nelle “volanti” di Polizia e Carabinieri, le famose “pantere” e “gazzelle”. La prima Pantera è un’Alfa Romeo 1900 del 1952, mentre la prima gazzella, forse la più famosa di tutte, è la Giulia Super. Da lì in avanti seguiranno altri modelli storici come l’Alfasud, la 75, l’Alfetta, la 156 (poi 159), fino alla Giulia di oggi. 

Opera del nuovo progettista che segna la transizione nel secondo dopoguerra, Orazio Satta Puliga, la 1900 è la prima ad adottare una struttura a scocca autoportante. Ha abbandonato i tradizionali 6 e 8 cilindri per un nuovo motore con frazionamento a 4 cilindri e 80 cavalli, testata in alluminio e due assi a camme comandati da catena.

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Il motore è alimentato da un solo carburatore, e offre brillantezza con una classe fiscale contenuta. Si tratta di un successo storico per la marca: da sola, la 1900 vende più di quanto avesse fatto l’intera Alfa Romeo fino a quel momento

Il risultato nasce anche da un’accorta gestione del ciclo di prodotto. Vengono introdotte varianti ad alte prestazioni (la 1900 TI,  la 1900 C Sprint e Super Sprint, la 1900 Super) che vincono importanti competizioni internazionali di categoria. Lo stesso motore della 1900 viene anche adottato dall’AR51, più nota come “Matta”: un 4×4 nato per sostituire i fuoristrada post-bellici delle Forze Armate italiane.

Dal 1960 al 1974, presidente di Alfa Romeo è Giuseppe Luraghi, manager d’esperienza nonché amante della cultura tanto che sotto la sua gestione nasce “La Civiltà delle Macchine”, con pubblicazioni di poeti come Ungaretti e Gadda. Siamo nel pieno del boom economico e se la 1900 ha conquistato gli italiani, la prima Giulietta diventa di diritto “la fidanzata degli italiani”.  Questo modello segna una nuova fase del legame tra Alfa Romeo e Forze dell’Ordine. 

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Segue la Giulia, una delle prime vetture al mondo con struttura portante a deformazione differenziata. La parte anteriore e posteriore è studiata per assorbire gli urti, e l’abitacolo è estremamente rigido per proteggere gli occupanti: soluzioni che diventeranno obbligatorie solo molto più tardi.

Chi visita il Museo Storico di Arese trova una sala dedicata all’Alfa Romeo nel cinema. Tra molte presenze illustri, Giulia spicca come protagonista assoluta di molti film “poliziotteschi” del tempo – nati come “B-movie”, e diventati poi oggetto di culto. In queste pellicole dove “guardie e ladri” si sfidano, Giulia è spesso l’auto di entrambi.

Autore: Tommaso Corona

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