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Transizione ecologica, o forse no? La Germania tra elettrico e… carbone

Tempo di lettura: 2 minuti

Da diverso tempo le associazioni di rappresentanza del settore automobilistico lanciano avvertimenti su alcuni aspetti concernenti la mobilità elettrica.

Uno dei più importanti è la disponibilità di energia “verde” per ricaricare le auto a batteria. L’intento è sempre stato quello di aumentare il ricorso alle fonti rinnovabili per accelerare la transizione ecologica, ma ad ostacolare tutto c’è il conflitto tra Russia ed Ucraina. Dalla guerra è scaturito un calo delle forniture di gas russo, quindi molti Paesi più industrializzati stanno pensando di aumentare l’uso del carbone. Tra questi c’è anche l’Italia, ma soprattutto la Germania.

Transizione ecologica, la Germania alle prese con un paradosso. L’Italia segue a ruota

I costruttori tedeschi si stanno trovando ad affrontare un vero e proprio paradosso essendo obbligati a spingere sulla mobilità elettrica ma traendo energia da fonti fossili. Dal ministero dell’economia, Robert Habeck ha detto: “Per ridurre il consumo di gas è necessario utilizzarne meno per generare elettricità. Invece, le centrali elettriche a carbone dovranno essere utilizzate di più. È una decisione amara, ma è essenziale per ridurre i consumi di gas”. La stessa decisione è pronta a prenderla anche il governo Draghi, in tal caso Italia e Germania andrebbero contro quanto firmato alla Cop26 di Glasgow, cioè l’impegno ad abbandonare il carbone entro il 2030.

Transizione ecologica, l’utilizzo del carbone è temporaneo per la Germania

Questa decisione presa dai politici tedeschi è stata definita temporanea, se non del tutto transitoria, anche perché un maggior ricorso a carbone o carburanti fossili per le produzioni energetiche ha un impatto diretto sulla mobilità elettrica, ancor di più in Germania, dove il carbone rappresenta oltre il 30% del mix energetico. La correlazione tra mobilità elettrica ed energie rinnovabili è destinata a subire un forte contraccolpo e non si sa neanche per quanto tempo.

Questo scenario era già stato preannunciato da diversi costruttori, tra i primi è stata Volvo a dire che la produzione di un’auto elettrica implica emissioni fino al 70% superiori rispetto all’assemblaggio di un’auto tradizionale. Questo allarme fa il paio con quanto dichiarato da Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis: “Con il mix energetico dell’Europa, un veicolo elettrico deve percorrere 70 mila chilometri prima di compensare l’impronta di CO2 creata dalla fabbricazione della batteria”. Questo scenario allontana i benefici dell’elettrico nel tempo, evidenziando i rischi legati ad un approccio monotecnologico perseguito dall’Europa e fortemente criticato dalle associazioni della filiera.

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