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Volvo 240: 20 anni dall’uscita di scena

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Il 5 maggio è una data importante per la storia: nel 1821 morì Napoleone, nel 1944 venne scarcerato Gandhi dalla prigionia inglese; e nel 2013, proprio pochi giorni fa, si è celebrato il ventesimo anniversario dell’uscita di scena di un’auto gloriosa: la Volvo 240, conosciuta da tutti come la vettura che ha confermato la casa costruttrice svedese quale marchio secondo a nessuno sotto il punto di vista della sicurezza.

L’auto è subito riconoscibile. Prodotta per 19 anni a partire dall’estate del 1974 in quasi 3 milioni di esemplari, è inconfondibile nella linea: squadrata, paraurti sporgenti, silhouette dominata dal lunghissimo muso. Perché è stata definita sicura? Questo appellativo è stato confermato da numerosi crash test effettuati agli inizi degli anni ’80 e successivamente anche dal NHTSA. Quest’ultimo, l’ente statunitense per la sicurezza del traffico, sosteneva che la Volvo 240 era l’auto che offriva un grado di protezione degli occupanti ampiamente superiore a tutte le concorrenti, a tal punto che i risultati ottenuti furono utilizzati, come base di partenza, per la successiva normativa americana sulla sicurezza delle automobili commercializzate negli USA.

Anche sotto il punto di vista dell’ambiente questa Volvo aveva di che andare fiera: il grande studio sul controllo delle emissioni di sostanze dannose e sullo sviluppo del catalizzatore ossidante aveva reso possibile convertire gli idrocarburi degli inquinanti da combustione (HC) e il monossido di carbonio (CO) nelle sostanze non nocive, quali anidride carbonica (CO2) e acqua (H2O), tramite ossidazione e riduzione. Fu la prima a introdurre il sensore Lambda che, nonostante le sue piccole dimensioni, permetteva di ridurre di oltre il 90% i livelli di idrocarburi, monossido di carbonio e ossidi di azoto. Ottenne anche un riconoscimento dall’amministrazione Carter per il lavoro svolto, in quanto le sue emissioni di sostanze nocive erano le più basse al mondo per un auto di serie, e ben al di sotto dei nuovi limiti imposti dallo stato della California.

Ormai era un passo avanti rispetto a tutte le auto in commercio, ma la Volvo non si accontentò: la 240 dimostrò di essere la station wagon più veloce al mondo, diventando campionessa del Gruppo A, e riuscì a vincere il Campionato Europeo Turismo ETCC.

Ma le 240, sebbene prodotte in serie, non erano tutte uguali: ogni Volvo conservava qualcosa di speciale, da condividere con colui che la guidava. Anche l’ultima 240 a uscire dalle linee di produzione fu un modello speciale, più corto e realizzato per puro divertimento. Doveva essere un modo per ringraziare l’intera squadra che aveva contribuito alla costruzione della 240. Alla consegna delle chiavi dell’ultimo esemplare a una signora svedese, il motto recitava: “l’ultima 240: la migliore”.
Se fate attenzione e osservate le auto che sfrecciano attorno a voi, potete ancora vedere parecchie Volvo 240 in tutto il mondo, ancora affidabili per gli spostamenti quotidiani. Forse il lunghissimo muso, non era solo un fatto estetico: anche se sono passati 20 lunghissimi anni, non ci siamo dimenticati di lei.

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