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Addio a Gigi Riva: tutte le auto di Rombo di Tuono

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È successo tutto in meno di un giorno: dopo un malore nella giornata di domenica, ieri sera ci ha lasciati Gigi Riva, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio italiano. Nato a Leggiuno il 7 novembre del 1944, ha legato la sua carriera ad un popolo e ad una città più che ad una semplice squadra: il Cagliari. Dopo essere arrivato in Sardegna nel 1963 quasi controvoglia, Gigi Riva ha legato la sua intera carriera ai rossoblù, portando da capitano una squadra leggendaria allo storico Scudetto del 1969-70, l’unico vinto da una squadra isolana nella storia della Serie A.

Oltre al calcio, però, un’altra passione di Gigi Riva erano le auto. Durante la sua carriera da calciatore nel Cagliari, infatti, si è legato personalmente ma anche professionalmente al marchio Alfa Romeo, del quale era una grande appassionato. Diverse furono le sportive del Biscione a entrare nel garage di Rombo di Tuono, insieme ad un’altra sportiva italiana.

Sardo acquisito, eroe di un popolo e miglior marcatore della Nazionale: chi è stato Gigi Riva

Riservato e piuttosto introverso, Gigi Riva arrivò da giovanissimo nella Cagliari degli anni ’60, rimanendone talmente sconvolto da voler tornare a Legnano, squadra da cui proveniva e con la quale si mise in mostra in Serie C. Rimasto orfano dei genitori molto presto e cresciuto dalla sorella maggiore Fausta, Riva si convinse a rimanere a Cagliari, innamorandosi ben presto di una terra e di un popolo che l’hanno adottato.

Dopo una stagione in Serie B in cui cominciò a mettersi in mostra, cominciando ad emergere in un Cagliari che, dopo la promozione nel 1963-64, prima si salvò grazie ai suoi gol e poi cominciò a scalare le gerarchie della Serie A, trascinata dai gol del suo centravanti. Laureatosi capocannoniere nel 1967-68, divenne presto celebre per il suo potentissimo sinistro, che gli valse il geniale soprannome, coniato dallo storico giornalista Gianni Brera, con cui è noto ancora oggi: “Rombo di Tuono“.

L’ascesa di Riva e del Cagliari diventarono quasi inarrestabili. Laureatosi Campione d’Europa con la Nazionale nel 1968 da protagonista, Riva si laureò capocannoniere anche nelle stagioni 1968-69 e 1969-70, riuscendo nella sua più grande impresa nella stagione 1969-70, vincendo un insperato Scudetto con il Cagliari di Manlio Scopigno. Giocò anche il Mondiale di Messico ’70, segnando un gol nella Partita del Secolo, Italia-Germania 4-3. Capace di segnare a ripetizione con una frequenza da calciatore moderno, negli anni ’70 Gigi Riva era tra i più forti giocatori del mondo e non solo per il suo formidabile sinistro.

Un gravissimo infortunio nell’ottobre del 1970, dove si ruppe il perone della gamba destra, interruppe bruscamente la sua ascesa. Nonostante i continui problemi fisici, Gigi Riva si ritirò nel 1977 dopo aver segnato 218 gol in tutte le competizioni con il Cagliari, di cui 164 in campionato, e rimanendo ancora oggi il primatista di gol della Nazionale Italiana, segnando 35 gol in 42 partite. Dopo il ritiro, Riva diventò Team Manager della Nazionale italiana nel 1990, accompagnando gli Azzurri in tutti gli Europei e i Mondiali, compreso quello vinto in Germania nel 2006. Riva è poi stato Presidente del Cagliari tra il 1985 e il 1986, per poi diventarne Presidente Onorario nel 2019.

Le auto di Gigi Riva: l’Alfa Romeo nel cuore di Rombo di Tuono

Per un calciatore come Riva che fece della velocità e della potenza del suo sinistro la sua caratteristica più nota non è difficile immaginare l’amore per un altro tipo di velocità, quello per le auto. Gigi Riva fu infatti un grande appassionato di automobili, e nello specifico di Alfa Romeo. Dopo l’approdo, neanche ventenne, in Sardegna, alla firma del suo primo contratto da giocatore di Serie A nel 1964 si regalò una Alfa Romeo Giulia 1600 Ti. La berlina del Biscione “disegnata dal vento” era una delle più veloci e belle da guidare del periodo, grazie anche al suo mitico motore. Sotto il cofano, infatti, troviamo il 1.6 quattro cilindri Bialbero Alfa Romeo, che nella prima versione della Giulia 1600 erogava 106 CV SAE, scaricati sulle ruote posteriori da un cambio manuale a 5 marce.

Una foto dedicata a Riva in una rivista degli ani ’70

Dopo la berlina milanese, Gigi Riva si regalò un’auto molto speciale per festeggiare lo Scudetto del 1970. Nel suo garage, infatti, fece il suo ingrasso la bellissima Alfa Romeo Montreal, una Gran Turismo memorabile per la Casa del Biscione. Derivata dalla Giulia GT, la Montreal sfoggiava una linea a cuneo memorabile disegnata da Marcello Gandini per Bertone. Sotto il cofano, invece, trovava posto un 2.6 V8 aspirato derivato dalla 33 Stradale, con 200 CV e iniezione meccanica SPICA.

Capace di superare i 225 km/h, potrebbe essere lei la vettura alla quale Riva si riferiva nella sua ultima intervista rilasciata al Corriere, nel giugno del 2023.Il mio angolo del cuore in Sardegna?
Forse il tratto tra Pula e Villasimius. Di notte ci andavo in macchina, magari per fare una passeggiata, e ascoltavo la musica. Mi è sempre piaciuto guidare l’auto, avevo una macchina potente: ricordo certi viaggi da Cagliari a Oristano, con qualche amico la sera per fare un giro. Un bel periodo.

La passione per le Alfa Romeo e per le auto di Gigi Riva fu tale che, negli anni ’70, decise di aprire un centro assistenza ufficiale Alfa Romeo a Cagliari con il cagliaritano Albino Cocco. Tra tutte le auto di Gigi Riva, però, non ci furono solo Alfa Romeo. Sempre nel 1970, infatti, Rombo di Tuono acquistò anche un’altra, mitica sportiva italiana, la FIAT Dino Spider. Disegnata da Pininfarina, la Dino Spider era spinta da un vero gioiello, il V6 Dino di produzione Ferrari, progettato dal figlio di Enzo Ferrari, Alfredino.

L’esemplare grigio acquistato da Riva era dotato del migliorato motore 2.4 litri da 160 CV, con basamento in ghisa, freni a disco sulle quattro ruote e una velocità massima di oltre 205 km/h. Riservato e timido fuori dal campo ma devastante indossate le maglie di Cagliari e Nazionale, Gigi Riva fu per molti l’attaccante più forte del mondo negli anni ’70, sfiorando due volte il Pallone d’Oro. Non è retorica, per una volta, parlare di vera e propria leggenda, un pezzo di storia indelebile per il Cagliari e per l’intera Sardegna.

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