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Giorgia Meloni è contro il solo elettrico in Ue

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Il premier italiano Giorgia Meloni ha appena confermato e ribadito con energia la propria convinzione in merito al futuro automotive: no al solo elettrico nell’Unione europea. Senza giri di parole, il presidente del Consiglio ha detto che l’elettrico come unica soluzione è un suicidio.

Non è un’uscita che sorprende, in quanto già in passato si è battuta contro la “follia ideologica”. Quale? Quella dell’Ue, che vuole vietare la vendita di auto termiche (a benzina o diesel) dal 2035 nella comunità, sostanzialmente imponendo l’immatricolazione delle elettriche. “Nessuno nega che l’elettrico sia una parte della soluzione per la decarbonizzazione dei trasporti, ma io nego che possa essere l’unica perché sostenere il contrario è semplicemente un’idiozia”. Non solo: il problema è che le auto a corrente e le loro batterie sono prodotte da nazioni che non rispettano neanche lontanamente i vincoli ambientali imposti alle nostre aziende, ha sostenuto il premier.

In passato, la Meloni ha tentato di spingere a favore dei biocarburanti, come alternativa in Ue. Ma si è scontrata con lo strapotere europeo della Germania, che ha imposto gli e-fuel, i carburanti elettrici. Come sempre, di fronte a Berlino a o Parigi, la reazione dei politici di Bruxelles è quella di accontentare le due nazioni dominanti. Tuttavia, c’è un ma. In vista delle elezioni europee di giugno, temendo perdita di consenso elettorale, legata anche a guai di natura industriale con relativo innalzamento della disoccupazione, l’Ue sta pensando a una parziale retromarcia. Anzitutto, va presa in esame la clausola del 2026: fra due anni, si valuta se davvero il solo elettrico sia la soluzione giusta. Secondariamente, in vista del voto, un sempre maggior numero di candidati sceglie una linea molto più morbida. Anche perché i consumatori, di fronte ai prezzi stellari delle auto elettriche, non hanno digerito questa forma di mobilità.

Sulla questione è intervenuta anche l’Acea, l’Associazione delle Case auto in Europa: i punti di ricarica necessari per lo sviluppo dell’elettrico in Ue entro il 2030 dovranno essere 8,8 milioni. Per arrivarci ne servono 1,2 all’anno, ossia 22.000 alla settimana, otto volte il ritmo attuale. Invece, per la Commissione Ue, entro il 2030 dovranno essere installati 3,5 milioni di punti di ricarica: paiono pochissimi. Senza colonnine, l’auto elettrica resta scomoda per la maggior parte degli automobilisti.

In ogni caso, seppure contrario all’elettrico puro e assoluto, il governo Meloni ha di recente confermato il proprio obiettivo: 4,3 milioni di auto elettriche circolanti in Italia. Oggi siamo a 227.000. Come raggiungere il target? Attualmente, gli incentivi “vecchi” 2023 e gli ecobonus “nuovi” 2024 non paiono sufficienti. L’esecutivo è chiamato a elaborare inedite strategie per il futuro.

Autore: Mr. Limone

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