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La crisi dei semiconduttori e mondo dell’auto: cosa sta succedendo?

crisi dei microchip
Tempo di lettura: 2 minuti

La crisi dei semiconduttori sta colpendo anche il mondo dell’auto: le ultime stime prevedono un taglio di produzione, per il 2021, di ben 3 milioni di vetture. Da sempre le vendite di veicoli sono dipese dalla variabilità della domanda, con un’offerta sempre variegata e una capacità produttiva spesso sovradimensionata. Tuttavia, la pandemia e l’aumento di richiesta di materiali semiconduttori ha scoperto il fianco più debole delle case costruttrici, in particolare quelle occidentali.

Le automobili negli ultimi 20 anni hanno visto aumentare in modo vertiginoso la quantità di elettronica di bordo, facendo ampio uso di processori a media e alta potenza. Processori acquistati dai giganti come TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing) che detiene l’80% del market share, Intel e Samsung. 

Come si è arrivati a quella che ha tutte le basi per essere considerata una crisi? Un mix letale composto da: emergenza sanitaria, tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti, aumento vertiginoso di richiesta di semiconduttori e sfortunati eventi come incendi e tempeste di neve che hanno distrutto rispettivamente uno stabilimento in Giappone e uno in Texas.

Il CEO di Intel, Pat Gelsinger ha dichiarato che la crisi potrebbe durare ancora per qualche tempo, ad ogni modo sicuramente oltre il 2022. Il motivo è legato, strettamente, ai fisiologici tempi di adeguamento tra domanda e offerta. Le previsioni della domanda di semiconduttori paventano di raggiungere nel 2030 circa i 1000 miliardi di dollari più del doppio rispetto al 2019. Per far fronte alla situazione nei prossimi 2-3 anni TSMC investirà oltre 100 miliardi di dollari in siti produttivi, Intel 20 e Samsung 17.

Cosa faranno le case automobilistiche, già in affanno, nel frattempo? Un primo assaggio lo ha dato Peugeot eliminando l’avanzata strumentazione del virtual cockpit con un classico sistema analogico.

Anche Renault pare aver razionalizzato la lista di optional della nuova Arkana. Scelta diversa per General Motors che avrebbe deciso di non istallare alcuni sistemi di monitoraggio dei consumi sulla Chevrolet Silverado. Potrebbe andare ancora peggio per produttori europei “Premium” che fanno della ricchezza di tecnologia cardine fondamentale della loro line-up. Oltre a ciò l’Europa diversamente da Stati Uniti e Cina è da sempre rimasta indietro rispetto alla produzione di chip. 

La situazione è talmente complessa da coinvolgere direttamente i governi. Gli USA potrebbero appellarsi al “Defense Production Act” per dirottare i chip sulla produzione più remunerativa, l’Europa dal canto suo sta prevedendo di adottare una strategia per limitare la dipendenza da stati esteri.

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