giovedì, 20 settembre 2018 - 8:49
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Dieselgate: l’Antitrust sanziona Volkswagen per 5 milioni di euro

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L’anno scorso, da poco rientrati dalle ferie estive, eravamo stati accolti dallo scandalo dieselgate. Partito dagli Usa il 18 settembre, il caso del software che disattivava i dispositivi di riduzione delle emissioni sull’ormai noto motore diesel EA189, ha in breve tempo assunto dimensioni globali.

A quasi un anno di distanza è tempo di tirare i bilanci. Se in termini di vendite a livello mondiale si può dire che il contraccolpo per il gruppo tedesco sia stato minimo, non altrettanto si può dire dal punto di vista finanziario. In sé il bilancio da poco presentato non ha riservato sorprese. Il gruppo è in salute e il calo, piccolo, dei marchi premium è ampiamente coperto dalla crescita dei brand Seat e Skoda.

L’incertezza e le nubi sono date dalla miriade di cause che pendono sul capo del gruppo per lo scandalo emissioni. Cause nazionali, dalle autorità che vigilano su mercato e concorrenza, e class action, oltre a cause intentate da singoli clienti.

Oltre alla Corea, che ha sospeso l’omologazione di alcuni modelli proprio a causa del problema emissioni, Stati Uniti e Italia sono tra i primi ad aver concluso il processo di indagine.

Negli USA il gruppo ha raggiunto un accordo con il dipartimento di giustizia. Pagherà 14.7 miliardi di dollari, di cui 10 destinati al ritiro delle auto con i dispositivi incriminati, e 4.7 a titolo di multa.

In Italia, invece, primo paese dell’Unione Europea a raggiungere una decisione in merito, Volkswagen Group è stata condannata a pagare una multa di 5 milioni di euro.

Rispetto al numero di vetture dotate del dispositivo in circolazione (circa 700 mila) la multa può sembrare poca cosa rispetto a quanto deciso negli Stati Uniti, dove le vetture incriminate sono 500 mila, ma va ricordato che l’importo della multa addebitata al gruppo tedesco dall’italia, è il più alto previsto dalla normativa italiana ed è stato applicato per la prima volta.

Come dichiarato dal presidente Antitrust, Antonio Pitruzzella, “su Volkswagen si è deciso di intervenire con la massima sanzione possibile prevista dalla legge per le pratiche commerciali scorrette. Le informazioni sulle caratteristiche di difesa dell’ambiente dei modelli riportate in alcuni depliant  si sono rivelate fuorvianti ai fini della scelta del consumatore”.

Quindi, l’antitrust non ha condannato la presenza del software in sé, ma la pubblicità di informazioni differenti rispetto alla realtà.

L’Italia è la prima nazione europea a raggiungere una sentenza, che potrebbe fare da apripista a migliaia di cause individuali forti di una decisione presa da un organismo pubblico.

Nelle motivazioni della sentenza tra l’altro, l’Antitrust, ha citato un regolamento UE che vieta esplicitamente l’utilizzo di software atti ad alterare le emissioni.

Il rischio è che  arrivino, una serie di sentenze ad effetto valanga a cui faranno seguito altra cause con una richiesta di indennizzo o addirittura sostituzione del veicolo, sulla falsariga dell’accordo raggiunto in USA.

 

Dal canto loro, Volkwagen Ag e Volkswgen Italia, hanno sempre collaborato con le autorità italiane al fine di consentire l’accertamento dei fatti, ma hanno annunciato di ritenere che vi siano fondati motivi di impugnazione al TAR.

Inoltre, va ricordato, che è iniziata la campagna di richiamo per le auto coinvolte nello scandalo, circa 4.8 milioni.

Autore: Luca Berera

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