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Ibride plug-in, la realtà viene a galla? I test WLTP vanno perfezionati

hyundai tucson ibrida plug-in
Grazie al cavo di ricarica in dotazione, collegandosi alla wallbox da 7,3 kW, la batteria si ricarica in 2 ore
Tempo di lettura: 2 minuti

Degli studi scientifici, in particolare quello condotto dal Fraunhofer Institute for System and Innovation Research di Karlsruhe, hanno decretato che le auto ibride plug-in, nella guida reale, consumano ed emettono CO2 ben più di quanto finora dichiarato dalle case costruttrici, inoltre dalle ricerche emerge che i modelli omologati secondo il nuovo ciclo Wltp evidenziano discrepanze ancora maggiori nei nuovi modelli.

Ibride plug-in, le aziendali consumano cinque volte di più

Sono stati analizzati i dati provenienti da circa 9.000 veicoli plug-in in tutta Europa, il risultato è stato commentato Patrick Plotz, coordinatore della Business Unit Energy Economy dell’istituto Fraunhofer: “In media, il consumo nel mondo reale ed i valori di emissione di CO2 dei veicoli ibridi plug-in per i conducenti privati ​​in Germania ed in altri Paesi europei sono circa tre volte più alti rispetto alla procedura di test ufficiale. Per le auto aziendali le statistiche sono ancora peggiori, la deviazione è anche circa cinque volte il dichiarato. Il consumo di carburante nel mondo reale per gli ibridi plug-in guidati da privati ​​è compreso tra 4,0 e 4,4 litri per 100 chilometri. Nel caso delle auto aziendali, i valori oscillano tra i 7,6 e 8,4 litri”.

Le auto ibride plug-in vanno utilizzate correttamente, non ci stancheremo mai di dirvelo

L’efficienza delle auto ibride plug-in è strettamente collegata alla maniera con quale vengono utilizzate.  Necessita una certa costanza nel collegare la vettura alla corrente, a casa o al lavoro, altrimenti l’auto viaggia perlopiù con il motore a benzina o a gasolio a discapito dei risparmi. La tecnologia ibrida ricaricabile è più adatta a chi quotidianamente percorre pochi chilometri e solo sporadicamente affronta chilometraggi che chiamano in causa l’endotermico, quindi gli studi dimostrano che l’utente medio non si dimostra così attento nello sfruttare le caratteristiche proprie di queste vetture. Nel caso delle auto aziendali, come evidenziato nel commento, la situazione peggiora: chi ne usufruisce spesso è dotato di tessera carburante ed è ancor meno incentivato a fermarsi, anche durante una pausa pranzo, per cercare una colonnina.

Ibride plug-in, ora tocca all’Unione europea

I ricercatori tedeschi suggeriscono di elargire incentivi fiscali ai conducenti di auto plug-in che dimostrino di guidare in elettrico almeno per l’80% delle loro percorrenze complessive, o che si limitino a un consumo di 2 litri per 100 km nella guida reale. Adesso l’Unione europea ha l’obbligo di verificare l’attendibilità dei consumi delle ibride ricaricabili e valutare l’opportunità di attuare nuovi protocolli di verifica a partire dal 2025. A Bruxelles ci sarebbe l’intenzione di inserire nei test Wltp un nuovo fattore derivante dai dati reali raccolti tramite un sistema On-Board Fuel Consumption Monitoring, vale a dire un dispositivo reso obbligatorio dai regolamenti comunitari a partire dal primo gennaio del 2021, che è presente su tutti i veicoli di nuova immatricolazione e serve a memorizzare i dati sui consumi reali.

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