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Intervista a Fabio Del Punta: la Dakar 2020 vista da dentro

Fabio del Punta
Tempo di lettura: 3 minuti

Non certo una gara troppo fortunata quella dell’equipaggio Del Punta-Tognarini la Dakar 2020, vinta da Carlos Sainz, alla “veneranda” età di 57 anni, per la terza volta in carriera.

L’equipaggio italiano, n. di gara 432, si era presentato ai “microfoni” di Autoappassionati.it, al fianco del duo tricolore per questa edizione, raccontando come da un semplice desiderio fosse nata la possibilità di partecipare alla prima edizione della Dakar tenutasi in Arabia Saudita.

Lasciamo, quindi, raccontare a Fabio Del Punta la “sua” Dakar, sua e del suo navigatore Giacomo Tognarini, tra mille problemi ma anche grandi consapevolezze, in uno scenario mozzafiato.

Fabio, ti abbiamo visto tornare in anticipo rispetto alle previsioni della vigilia e dello stesso termine della corsa. Cosa è successo? Ce lo puoi raccontare?

Purtroppo questa Dakar per noi è andata decisamente male. Già nel trasferimento verso la prima speciale dopo circa 100 Km la vettura ha iniziato a non funzionare bene con problemi di alimentazione, ci siamo fermati più volte e siamo arrivati a fatica al primo start, abbiamo preso il via ma siamo presto usciti dal percorso poichè era impossibile andare avanti. Ci siamo poi accorti, a nostro malincuore, che avevamo intasato tutti i filtri benzina e gli iniettori a causa di un rifornimento di benzina sporca fatta alla normale pompa prima della partenza…

In Arabia Saudita la benzina sporca, sembra una barzelletta! Poi cosa è successo?

Una vera disdetta, dopo 400 Km di traino abbiamo raggiunto il bivacco e abbiamo smontato tutto e ripulito tutto aggiungendo un filtro supplementare rientrando in gara nella categoria Experience, una novità della Dakar di quest’anno, che permette di avere un “jolly di rientro” e disputare le restanti speciali anche se fuori dalla classifica generale. Anche la ripartenza non è stata baciata dalla buona sorte, dopo una prima parte di speciale senza problemi abbiamo accusato la grande polvere che si trova a partire nelle retrovie, soprattutto quella dei grandi e veloci camion, ma stringendo i denti siamo arrivati al traguardo nonostante un vistoso calo di potenza del nostro Can Am. Il giorno successivo siamo ripartiti dopo 3 sole ore di sonno, senza neanche toglierci la tuta ed abbiamo iniziato anche a divertirci, almeno fino a quando un problema elettrico non ci ha fatto perdere 2 ore.  Risolto il problema grazie all’intervento del camion assistenza siamo ripartiti ed abbiamo affrontato la seconda parte di speciale con molte dune e con l’oscurità. Un problema alla cinghia di trasmissione ci ha di nuovo stoppato, abbiamo atteso invano l’arrivo del camion assistenza che pensavamo essere dopo di noi… Con i mezzi a bordo il problema non era purtroppo risolvibile e la nostra Dakar è definitivamente terminata tra le dune in un bel chiaro di luna e nella solitudine estrema…. fino a quando siamo stati raggiunti da un mezzo dell’organizzazione che ci ha accompagnato al bivacco dove siamo giunti al mattino lasciando la vettura da gara nel deserto per poi ripartire quasi subito a recuperarla grazie al supporto dei vigili del fuoco locali.”

Inconvenienti a parte, com’è stato correre in Medio Oriente per la prima volta al seguito del “carrozzone”, tra camion e prototipi?

L’Arabia Saudita si è rilevata a dir poco sorprendente, paesaggi bellissimi e un clima tutt’altro che caldo, la notte al bivacco si sono toccati gli zero gradi e un anche la neve ha fatto la sua comparsa sul percorso. A parte il clima ci ha colpito molto anche l’ospitalità della popolazione locale, attratta dal variopinto carrozzone della Dakar. Un “esercito in movimento” che quasi ogni giorno si muove per centinaia di Km con un organizzazione quasi impeccabile capace però di fermarsi quando purtroppo la tragedia ha di nuovo colpito la Dakar con la scomparsa del veterano motociclista portoghese Goncalves. Per la prima volta i centauri si sono fermati per la tappa successiva e il momento di raccoglimento al bivacco la sera della tragedia è stato veramente intenso…

Qual è stata la soddisfazione più grande in questi pochi giorni passati tra le dune del deserto?

Il “far parte” nella maniera più attiva possibile di una gara come la Dakar è già una grande soddisfazione di base, se poi vogliamo scegliere il momento migliore purtroppo il nostro si è limitato alla cerimonia di partenza “costruita” in maniera a dir poco suggestiva da parte degli organizzatori. Il resto è stata preziosa esperienza soprattutto sulla preparazione della vettura che ci potrà far comodo per una eventuale prossima presenza…

Progetti per la prossima edizione?

La Dakar è una specie di “virus” dal quale è molto difficile guarire una volta che ti colpisce… Parteciparvi è però molto oneroso e spesso la preparazione, tra auto e team operativo, è direttamente legata al budget a disposizione. Ci siamo resi conto purtroppo, anche a causa della nostra relativa inesperienza, che la Dakar è veramente dura ma gli errori o i problemi sono preziosa esperienza che si accumula e che diviene un bene prezioso per le eventuali prossime partecipazioni; sappiamo già che le prossime edizioni andranno in scena in Medio Oriente, la voglia di rivalsa adesso è molta, se saremo di nuovo al via siamo coscienti che dovremo organizzarci diversamente; ora, però, abbiamo le idee molto più chiare.”

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