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Tensioni Cina Taiwan: la crisi dei microchip potrebbe peggiorare

crisi dei microchip
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La situazione politica internazionale, da diversi mesi a questa parte, è sempre più complicata. Passano le settimane e tutto, al posto si risolversi od attenuarsi, si complica ed a risentirne sono tutti i tipi di mercati.

Quello che si prospetta all’orizzonte è un vero e proprio terremoto diplomatico su scala mondiale che potrebbe verificarsi a seguito della visita della speaker della Camera statunitense, Nancy Pelosi, a Taiwan. La trasferta diplomatica getta benzina sul fuoco nei rapporti già tesissimi tra Cina e Taiwan, alzando anche la tensione sul fronte russo-americano. La Cina ha mobilitato l’esercito con una serie di esercitazioni missilistiche a largo di Taiwan, verso cui ha chiuso l’esportazione di sabbia naturale. Una decisione che potrebbe ripercuotersi sull’industria automotive a livello globale.

Crisi Cina Taiwan: si prospetta una nuova crisi di microchip

Taiwan è il maggiore produttore di semiconduttori, vero e proprio centro nevralgico per le filiere tech di tutte le industrie mondiali. L’embargo della sabbia bloccherebbe l’estrazione del silicio, componente fondamentale dei chip una volta trasformato da semiconduttore a conduttore puro. Quindi il calo di produzione è all’orizzonte e potrebbe sfociare in un nuovo shortage e nell’impennata dei prezzi. Per questo uno dei primi incontri nell’agenda della speaker americana è stato con Mark Liu, presidente di Taiwan Semiconductor Manufacturing, che da sola vale il 50% della quota di mercato mondiale. Si punta a spostare parte della produzione di chip negli USA, sfruttando i vantaggi del Chips and Science Act, che destina 52 miliardi di dollari all’industria dei chip ed una serie di benefici fiscali ai player che decidono di produrre negli Stati Uniti.

Crisi Cina Taiwan: l’Europa prova a non dipendere dai chip asiatici

La crisi dei semiconduttori dovuta alla pandemia aveva già portato l’Unione Europea a compiere un maxi-investimento da 45 miliardi di euro, l’European Chips Act. L’intento è quello di rendere il Vecchio Continente leader del mercato dei semiconduttori passando dall’attuale quota di mercato su scala mondiale, del 9%, ad un più sostanzioso 20% entro il 2030. L’idea è quella di finanziare nuove realtà e grandi player, introducendo nuove regole di mercato e collaborando con altre potenze come USA e Giappone. Allo stato attuale c’è Bosch in prima fila.

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