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Test – Lexus IS 300h F-Sport

Diego Fornero
Tempo di lettura: 3 minuti

Berline medie premium, in gergo tecnico B+: un settore molto tedesco, nel quale i giapponesi tentano di fare (oseremmo dire anche, finalmente!) la propria figura.

Mai come con questa Lexus IS 300h ci si è avvicinati all’obiettivo: quello di conquistare nuovi clienti e rosicchiare fette di mercato. Se il mercato aprirà gli occhi, rinunciando alle sane vecchie abitudini per provare qualcosa di nuovo, siamo sicuri che questa IS300h possa davvero riservare qualche sorpresa… e con una chicca non da poco: l’ibrido.

IBRIDO, FORTISSIMAMENTE IBRIDO

Lexus IS300h F-Sport

La letterina ‘H’ ormai è un vero e proprio stilema del brand premium del gruppo Toyota: non c’è Lexus senza l’ibrido, e dalla casa giapponese paiono sempre più convinti della strada intrapresa. Del resto, quando l’IS è stata introdotta sul mercato europeo, nel lontano 1998, ma anche con il nuovo modello del 2005, questa ‘BMW Serie 3’ venuta male, come qualche malelingua l’aveva battezzata, aveva convinto ben poco il mercato sia a causa dell’ancora scarsa appetibilità del marchio, sia, se non soprattutto, a causa della motorizzazione: un 2.5 V6 a benzina da 207 CV decisamente troppo poco al passo coi tempi.

TECNOLOGIA E RISPARMIO

Lexus IS300h F-Sport - Interni

La musica, ora, è completamente cambiata: la cilindrata è invariata, 2494cm3, distribuita su 4 cilindri per il motore termico, posizionato sull’asse anteriore. Nel posteriore, però, è stato montato un motore elettrico della potenza massima di 143 CV, che consente alla vettura di viaggiare, in modalità Hybrid Drive, avvalendosi di 223CV, per prestazioni più che dignitose e senza doversi preoccupare del superbollo, vera e propria spada di Damocle che pende sui possessori delle rinomate berline tedesche di categoria, almeno nelle motorizzazioni superiori. La Casa dichiara un’accellerazione da 0 a 100km/h in 8.3″, difficile da testare appieno sulle strade del nostro test drive, ma comunque abbastanza attendibile: ciò che è certo è che l’allestimento da noi testato, l’F-Sport, dispone di due anime completamente differenti. E’ ruotando, infatti, la rotellina presente vicino al supertecnologico cambio sequenziale, e selezionando la modalità Sport che questa nostra IS300h diventa una vera e propria sportiva, mettendo da parte l’economicità e la risparmiosità, e variando completamente assetto e taratura dello sterzo.

NON LA PRENDI PER CORRERE, MA…

Lexus IS300h F-Sport

Paradossalmente, però, guidando questa Lexus ci siamo resi conto che, sebbene possa, difficilmente quest’automobile dalla qualità costruttiva quasi sartoriale, verrà messa alla frusta dagli ancor pochi, seppur in crescita, clienti che troverà sul mercato europeo e, soprattutto, su quello italiano. Difficilmente il cliente medio rinuncerà ad una BMW Serie 3 per correre su una Lexus, più probabilmente lo farà per accaparrarsi un’automobile che, a breve, potrà diventare una vera e propria icona di stile, per viaggiare nel silenzio assoluto (è incredibile, il mondo all’esterno scompare: una insonorizzazione perfetta e superiore alla media della categoria, che diventa quasi inquietante in modalità ibrida… senz’altro bisogna farci l’abitudine), nel comfort totale e, soprattutto, nel rispetto di alcuni limiti che possiamo definire, forse con un po’ di retorica ma comunque in modo efficace, ‘etici’.

CAFONA? NEMMENO PER SBAGLIO

Lexus IS300h F-Sport

Già, perché non c’è nulla di meno ‘cafone’, nel senso più lato del termine, di questa Lexus, ed alla guida di questa vettura, che abbiamo condotto per le strade della Versilia popolate di Suv appariscenti e berlinoni XXL di ricchi dell’Est Europa, ci si sente ‘diversi’, più sobri, distinti dalla massa e, cosa importantissima, senza rinunciare a nulla. La linea, pur sportiva, soprattutto nell’allestimento da noi testato, quello F-Sport, non scade mai nell’eccesso, e si mantiene sobria ed elegante, senza trasmettere, però, quella sensazione già accennata delle Lexus di una volta: ossia quelle di ‘tedesche brutte’. Il prezzo, 44.000 Euro per la versione da noi testata, è sensibilmente inferiore alle concorrenti ibride (su tutte, la BMW Serie 3 Active Hybrid) e, a parità di equipaggiamento, dà del filo da torcere ai classici diesel della categoria. Questa è un’asiatica bella, una bellezza particolare, da comprendere e da avvicinare, magari con calma, ma senza aspettare altre decine d’anni. Già, perché a noi quest’auto profuma di futuro… E allora perché attendere?

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