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Rally di Monte Carlo, la culla dei rally

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La storia del Rally di Monte Carlo parte da lontano, più precisamente all’inizio del secolo scorso quando Nizza era la meta preferita della nobiltà e della ricca borghesia europea di fine Belle Époque, che aveva l’abitudine di svernare in riva al Mediterraneo.

A quel tempo regnava sul Principato di Monaco Alberto I che cercò di attrarre quei danarosi turisti negli alberghi del suo territorio anche proponendo loro, nel 1911, un evento sportivo originale, moderno ed accattivante. Si trattava di un rally automobilistico, ossia di un raduno con tanto di gara di regolarità, secondo una formula lanciata dai primi ardimentosi ciclisti. Il programma prevedeva la partenza da varie città europee (Parigi, Bruxelles, Ginevra, Berlino), con arrivo nel Principato tassativamente il 28 gennaio.

Alla prima edizione presero il via 23 vetture ed una cinquantina di persone: avere passeggeri a bordo regalava, infatti, un consistente bonus in classifica, un “trucco” escogitato da Alberto I per portare più clienti paganti negli alberghi del suo Principato.

La durezza dei trasferimenti verso Monaco, effettuati nel gelo di gennaio, falcidiò i partecipanti tant’è che solo 16 vetture arrivarono nel tempo previsto nel Principato, pronte ad affrontare la gara di regolarità. Gara che fu vinta dalla Turcat-Mery dell’ardimentoso Henri Rougier che solo qualche mese prima aveva trasvolato il Mediterraneo a bordo del suo biplano Voisin.

A Rougier andarono il premio di 10.000 franchi in oro e un trofeo artistico in bronzo. L’anno successivo gli iscritti all’evento monegasco furono il quadruplo e ben presto il Rally, anzi il Rallye di Monte Carlo, si dotò di una prova di regolarità riservata esclusivamente alle “gentili signore” (la Coppa delle Dame) per dare al raduno un tocco di glamour e d’eleganza.

A parte le interruzioni per i due eventi bellici mondiali, il Rallye di Monte Carlo mantenne invariate la data di svolgimento (gennaio) e le sue caratteristiche di gara di regolarità dal 1960, però, le prestazioni velocistiche ebbero sempre più importanza richiamando, anche grazie ai ricchi premi in palio, i piloti professionisti e le squadre ufficiali, a scapito della romantica figura del gentleman driver attento più al cronometro che al tachimetro. Prendeva così corpo il Rallye di Monte Carlo come lo conosciamo oggi.

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