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Dopo le emissioni, i consumi, scuse e soluzioni per gli scandali dell’auto

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Ci risiamo. Un nuovo scandalo, questa volta riguardante i consumi, torna a far parlare il mondo dell’auto.

La casa coinvolta è Mitsubishi, rea confessa, di aver alterato i consumi delle proprie “kei car”, le vetture sotto i 340cm con motore di cubatura di 660cc e 47Kw di potenza massima, che in Giappone godono di un regime fiscale agevolato e sono diffusissime.

Da Suzuki, a Daihatsu, tutti ne hanno qualcuna in listino e la stessa Mitsubishi ne produce alcuni modelli per Nissan.

Proprio da Nissan è partita la richiesta di verificare i consumi delle kei car prodotte da Mitsubishi avendo riscontrato uno scostamento di circa il 20% tra quanto dichiarato e quanto effettivamente rilevato.

Il presidente di Mitsubishi Testuro Aikawa ha fin da subito ammesso che sì, c’è stato un aumento della pressione degli pneumatici in fase di test al fine di avere meno resistenza al rotolamento e di conseguenza rilevare meno consumi.

La questione, almeno inizialmente riguardava quattro modelli. Ek Wagon ed Ek Space marchiate Mitsubishi e Dayz Roox e Dayz prodotte per conto di Nissan. 157.000 le prime e 468.000 le seconde, per un totale di 625.000 kei car a partire dal 2013, la cui produzione è stata subito interrotta.

Ma come sempre succede, col passare dei giorni, gli scandali si allargano a macchia d’olio e la stessa Mitsubishi ha confermato due giorni fa che la pratica di variare la pressione delle gomme andrebbe avanti dal 1991, anno in cui è stata cambiata la legislazione giapponese riguardante i consumi.

In una settimana il titolo della casa giapponese ha perso metà del suo valore in borsa, 3.9 miliardi di dollari e stando alle parole riportate da Reuters del vice presidente a margine di una conferenza stampa, gli ordinativi arrivati dalle concessionarie da quando è scoppiato lo scandalo si sono dimezzati.

L’EPA, l’autorità che ha scoperto il dieselgate Volkswagen, ha subito chiesto a Mitsubishi di effettuare nuovi test sulle proprie vetture in vendita negli Stati Uniti.

La casa ha garantito che non ci sono altri modelli coinvolti al di fuori dal Giappone perché i test alterati sono stati fatti proprio adattandosi a regole americane, le cui strade essendo grandi, dritte e a grande scorrimento, “regalano” alle vetture consumi inferiori rispetto a quelli fatti secondo le regole giapponesi dove frenate e ripartenze sono più frequenti.

Mitsubishi ha chiuso lo scorso anno in utile, ma le previsioni per quest’anno sono, al momento, negative. La stessa Volkswagen che ha presentato ieri i risultati del 2015 ha chiuso il bilancio in perdita di 1,361 miliardi, proprio a causa degli accantonamenti dovuti per fronteggiare il dieselgate.

Da entrambe le case sono arrivate in questi giorni scuse, da Volkswagen a Obama, mentre dal CEO di Mitsubishi a tutti i clienti, con tanto di inchino, ripetuto più volte. Come nel caso di Volkswagen, costi e soluzioni, per aver utilizzato metodi illegali, si vedranno tra molti mesi.

Il CEO di Volkswagen Mueller, ha dichiarato nella conferenza stampa di ieri, di puntare sull’elettrico, con 20 modelli da qui al 2020.

Mitsubishi dal canto suo, ha una storia sulle auto elettriche importante. Proprio nel 2016, cadono i 50 anni dall’inizio dei suoi progetti sull’elettrico, con la prima vettura arrivata nel 1971 e con l’Outlander PHEV che è il veicolo ibrido plug-in più venduto in Europa.

Autore: Luca Berera

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