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Michael Schumacher: condizioni oggi, carriera, incidente, foto

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Pochi piloti nella storia della Formula 1 sono stati amati e idolatrati come è successo a Michael Schumacher. Soprannominato da tutti Il Kaiser per il suo stile di guida solido e duro e per le sue innumerevoli vittorie, Schumi è senza dubbio uno dei più grandi piloti della storia della F1. Nato nel 1969 a Hurth, a pochi passi da Colonia, in Germania, Michael Schumacher ha avuto una carriera nelle formule minori complessa e senza particolari acuti. Il suo debutto a dir poco rocambolesco al Gran Premio del Belgio del 1991 con la Jordan, invece, è ancora negli annali della Formula 1.

Capace di vincere due mondiali con la scuderia anglo-italiana Benetton nel 1994 e 1995 e poi di inanellare cinque titoli di fila tra il 2000 e il 2004 con la Ferrari, il nome di Michael Schumacher è legato per sempre a quello della Rossa, di cui è stato bandiera e uomo principale per un decennio. Dopo un primo ritiro dalle corse nel 2006, quattro anni dopo, nel 2010, a ben 41 anni di età Michael Schumacher è tornato in Formula 1, al volante della rientrante Mercedes. Il secondo ritiro nel 2012 dopo una pole e uno storico podio ha segnato il definitivo addio alle corse per Michael Schumacher. Primatista per numero di Campionati del Mondo vinti (sette) a pari merito con Hamilton e secondo per vittorie dopo l’inglese con 91 successi, Michael Schumacher è uno dei più vincenti piloti di sempre di questo sport.

Solo un anno dopo, però, il destino gli ha giocato un terribile scherzo, consegnando ai media news di Michael Schumacher che mai avremmo voluto leggere. Il 29 dicembre 2013, infatti, sulle montagne francesi di Méribel capitò un terribile incidente a Michael Schumacher sugli sci. Una caduta ancora con tanti interrogativi, e che ha compromesso forse irrimediabilmente la vita del campione tedesco e della sua famiglia. A seguire le orme del padre c’è infatti Mick Schumacher oggi terzo pilota proprio in Mercedes. In onore del campione tedesco, considerato da molti come il migliore pilota della storia della Formula 1, ripercorriamo la storia, l’età e la carriera di Michael Schumacher, le news sulle condizioni oggi dopo l’incidente e le foto più iconiche della sua vita.

Età e carriera di Michael Schumacher: una vita da record, sempre a mille all’ora

La storia di Michael Schumacher inizia il 3 gennaio 1969 a Hurth, un sobborgo di Colonia, nella ricca e industriale regione del Nord-Reno Westfalia del nord-ovest della Germania. Al contrario di tantissimi piloti rivali, però Michael arriva da una famiglia di modesta estrazione economica. Primo figlio di Rolf Schumacher, un muratore, e Elisabeth Schumacher, casalinga, ha un fratello, Ralf, anche lui pilota in Formula 1. Pochi anni dopo la nascita di Michael, però, la famiglia Schumacher prende una decisione che cambierà totalmente la propria storia. Il padre Rolf, infatti, sceglie di acquistare un circuito di kart in crisi a Kerpen. Quel kartodromo, ancora oggi di proprietà della famiglia Schumacher (oggi si chiama MS Kart Center ed è gestito dal fratello Ralf), diventerà la culla di una storia leggendaria.

Gli inizi e le categorie minori

Qui, Michael Schumacher e il fratello Ralf passano giornate intere a guidare. Con la pioggia, con la neve, con qualsiasi meteo, la loro passione e il loro talento si sviluppa fin dai 4 anni di età. Schumacher comincia così a partecipare al campionato kart junior tedesco e a quello europeo, iniziando prima di quanto consentito in Germania. A 12 anni d’età Michael Schumacher ottenne una licenza in Lussemburgo, due anni prima di quanto si potesse fare in Germania, e senza pagare.

Vista la scarsità di piloti lussemburghesi, infatti, per Schumacher (nato e cresciuto a meno di 2 ore di auto dal piccolo Paese europeo) fu molto più semplice iniziare a competere. Nonostante le difficoltà economiche, Schumacher impressionò nei suoi anni sui Kart. Schumi vinse il campionato tedesco junior nel 1983 con kart assemblati con gli scarti dei professionisti. Nel 1984, invece, venne contattato da un imprenditore della zona, Jurgen Dilk, folgorato dalle sue capacità, che decise di aiutarne la carriera.

Michael Schumacher giovane Kerpen

A 16 anni, nel 1987, Michael Schumacher diventò campione tedesco ed europeo di kart, battendo in quest’ultima competizione il futuro pilota Alex Zanardi proprio all’ultima curva dell’ultimo giro, sfruttando un incidente tra lo stesso Zanardi e Massimiliano Orsini. Nel 1988 Schumacher abbandonò la scuola per diventare meccanico e finanziare la sua carriera, che in quell’anno vide il salto alle monoposto. Nell’88 corse nel Campionato Formula Ford tedesco ed europeo, arrivando secondo in quest’ultimo dietro Mika Salo. Nel 1989, con il salto in Formula 3 previsto, le speranze sembravano ormai finite. I soldi, suoi e di Dilk, erano finiti, e il sogno sembrava svanire sempre di più. A salvare la carriera di Michael Schumacher fu Willi Weber, proprietario di del team WTS, rimase folgorato da Schumi. Dopo un test ad Hockenheim, Weber decise di prendere Schumacher sotto la sua ala.

Dopo il debutto in Formula 3 nel 1989, che vincerà poi nel 1990, Schumacher nel 1990 entra nel Junior Team Mercedes-Benz insieme ai suoi rivali dell’epoca, Karl Wendlinger e Heinz-Harald Frentzen. I tre si alternarono al volante della Mercedes-Benz C11 Gruppo C al fianco dell’esperto Jochen Mass nel Campionato del Mondo Sport Prototipi. Schumacher convinse i vertici della Stella, e fu scelto come pilota titolare per la terza Mercedes C11 insieme proprio a Wedlinger e a Fritz Fritz Kreutzpointner, componente della squadra corse Mercedes nel DTM, per il Campionato 1991. Con quest’auto e questo equipaggio, Michael Schumacher a 22 anni partecipò alla 24 Ore di Le Mans del 1991, concludendo al quinto posto e ottenendo anche il giro veloce. Il suo ingresso nell’orbita Mercedes, intenzionata a rientrare in Formula 1 a oltre 35 anni dall’ultima volta, sembrava ormai assicurargli un futuro in Formula 1.

L’approdo in Formula 1 a sorpresa con Jordan

Nessuno si sarebbe però aspettato che la carriera di Michael Schumacher potesse decollare proprio nel 1991. Quell’anno, Schumi aveva debuttato anche in Formula Nippon, giungendo secondo nella sua prima gara in Giappone. In un colpo di scena degno di un film, però, la Formula 1 venne scossa, nel Gran Premio del Belgio, dall’arresto a Londra del pilota di casa Bertrand Gachot, accusato di aver aggredito un tassista londinese con dello spray urticante, illegale in Inghilterra. Per questo, Eddie Jordan si trovò costretto a sostituire in fretta e furia Gachot.

La Mercedes, intenzionata a vedere cosa sapesse fare il giovane Schumacher, il più promettente del suo roster di giovani piloti, propose allora Michael per il ruolo di sostituto. Willi Weber, diventato ormai suo manager, decise di bluffare¸ dicendo che Michael “conoscesse alla perfezione quel circuito”. Sebbene infatti il circuito di Spa-Francorchamps sia a meno di 2 ore di viaggio da Kerpen, rendendo questa informazione credibile, Schumacher non ci aveva mai girato.

Nonostante questa “bugia a fin di bene”, gli ottimi risultati durante un test privato a Silverstone convinsero Jordan a dare una chance a Schumacher. Il debutto del tedesco fu eccezionale. A 22 anni d’età, Michael Schumacher si qualificò settimo in qualifica con la sorpresa Jordan. Alla prima volta su una Formula 1 e su un circuito così difficile come Spa, Schumi umiliò il più esperto compagno Andrea De Cesaris, solo tredicesimo. In gara percorse però solo un centinaio di metri, quando la frizione si ruppe lasciando Schumacher fermo a bordo pista. Nonostante la gara fu un mezzo disastro, Schumacher impressionò completamente il paddock: in quel momento, era nata la stella di Michael Schumacher.

L’approdo in Benetton e i primi due Mondiali

Quel giorno, infatti, la carriera di Michael Schumacher cambiò per sempre. Il tedesco fece innamorare il Team Principal della Benetton, Flavio Briatore. Il manager cuneese gli offrì subito un contratto per affiancare, già nel 1991, il tre volte campione del mondo Nelson Piquet. Nonostante le perplessità di Jordan, che voleva il pilota per sé, di Nelson Piquet, che desiderava al suo fianco il connazionale Roberto Moreno, più lento di Schumi, e di parte del paddock, che lo riteneva troppo giovane e inesperto, Briatore fu determinato nel volere Schumacher in Benetton. Girò così Moreno alla Jordan a titolo gratuito, pagandogli l’ingaggio fino a fine stagione, e già da Monza Schumacher diventò pilota titolare Benetton.

Nel 1991 andò a punti per tre Gran Premi, convincendo anche i più scettici. Nel 1992, invece, zittì tutte le critiche. Con l’esperto Martin Brundle al suo fianco, Schumi ottenne alcuni podi, nonché la prima vittoria in carriera proprio al Gran Premio del Belgio. Nel 1992 Schumacher arrivò terzo nel Mondiale, dietro alle imprendibili Williams di Mansell e Patrese ma davanti ad Ayrton Senna. Con il campione brasiliano, duro e competitivo come lui, si accese una grande rivalità. Nel 1993, Schumacher ottenne diversi podi e una seconda vittoria in Portogallo. Le crescenti prestazioni della Benetton fecero crescere le aspettative attorno alla squadra e al tedesco.

Le aspettative diventarono realtà nel 1994, quando la Benetton B194 arrivò finalmente a livello della Williams, a dir poco dominante nel 1992 e 1993. Le prime due gare della stagione furono vinte proprio da Michael Schumacher, con il rivale principale Senna, approdato in Williams per puntare al titolo, costretto a due ritiri consecutivi. Dopo il weekend nero di Imola, con il ferimento di Rubens Barrichello e la morte di Ronald Ratzenberger in qualifica e di Senna in gara (GP vinto proprio da Schumacher), la stagione più strana della storia recente della Formula 1 continuò nel segno di Schumacher.

Michael Schumacher vinse otto vittorie e due secondi posti, ma guadagnò anche due squalifiche. La prima squalifica arrivò in Gran Bretagna per condotta antisportiva. La seconda, invece, venne comminata proprio a SPA, dove vinse ma venne squalificato per irregolarità nel fondo della sua B194. In quell’anno si fecero vedere per la prima volta i lati positivi di Michael Schumacher, ma anche quelli negativi di condotta di gara e della sua personalità.

Schumacher infatti dimostrò un talento sopraffino, incredibile e naturale. Veloce, velocissimo, con una incredibile attitudine alla guida sul bagnato, Schumi spiccava anche per un approccio metodico e quasi scientifico alle gare. Pianificava in anticipo qualsiasi eventualità, si migliorava in continuazione, e puntava tanto sull’allenamento fisico, risultando ben più in forma dei piloti della sua generazione. Uno dei grandi punti di forza di Michael Schumacher fu anche la sua spiccata sensibilità per i suoi limiti e quelli delle sue monoposto. Questa capacità sarà dimostrata senza alcun dubbio dal numero bassissimo di errori gratuiti arrivati nel corso della sua lunghissima carriera. La sua attenzione alla messa a punto dell’auto e al suo giudizio schietto della squadra e dei suoi uomini portavano l’intera scuderia a seguire le sue indicazioni, rendendolo il perfetto “uomo-squadra”.

Nel corso degli anni, però, si è macchiato la reputazione con episodi molto discutibili. Il primo e più eclatante fu ovviamente l’incidente “doloso” ad Adelaide, nell’ultima gara di campionato. Schumi, che doveva evitare di finire dietro al rivale in campionato Damon Hill, lo colpì deliberatamente tra le pericolose strade della città australiana, prendendo il volo e costringendo entrambi al ritiro. Nonostante le richieste di squalifica, la condotta di Schumacher fu considerata ai limiti del regolamento, ma non irregolare. Perciò, nonostante le polemiche, il titolo del 1994 andò proprio nelle mani di Schumi, che diventò a 25 anni Campione del Mondo per la prima volta. La carriera di Michael Schumacher continuò a gonfie vele, trovando un secondo titolo mondiale consecutivo nel 1995 sempre con la Benetton. A 26 anni d’età Michael Schumacher è il nuovo grande talento della Classe Regina, voluto e desiderato da tutte le squadre.

L’approdo in Ferrari, e i primi anni complicati

Già a campionato in corso, però, Schumi decise il suo futuro. Accettò infatti l’offerta della Ferrari, a digiuno di un Campionato del Mondo dal 1983, con un divario con le scuderie inglesi apparentemente incolmabile e il morale sotto i piedi. Michael Schumacher voleva essere l’uomo capace di riportare la Ferrari in alto, entrando così nella storia. Il Campionato del Mondo, però, sembrava una maledizione. Nel 1996, l’auto era ancora inferiore alle rivali, e nonostante cinque podi e tre vittorie in Spagna, Belgio e Italia, a Monza, Schumacher arrivò terzo in campionato dietro le due Williams. A vincere fu il “figlio d’arte” Damon Hill, che conquistò il suo primo e unico Mondiale.

Nel 1997, però, la sfida si fece molto più equa. Schumacher lottò infatti dalla prima all’ultima gara con l’emergente pilota canadese Jacques Villeneuve della Williams, arrivando all’ultima gara a Jerez con un punto di vantaggio su Villeneuve. Proprio a Jerez, però, Michael Schumacher si macchiò di un nuovo incidente, sterzando deliberatamente contro il canadese. Schumi ebbe però la peggio, finendo per ritirarsi e consegnando il Mondiale a Villeneuve. In seguito a questo brutto episodio, Schumi venne squalificato dall’intero campionato, riconoscendogli però i risultati personali ottenuti. Il 1997, poi, fu anche un anno importante per la famiglia Schumacher. In Jordan, infatti, approdò il giovane Ralf Schumacher, fratello minore di Michael.

Nel 1998, con una Williams in calo, sembrava finalmente l’occasione d’oro per il mondiale in Ferrari. La carriera di Michael Schumacher in Rosso però non è mai stata facile, e anche questa volta si frappose tra il tedesco e l’iride un pilota con cui era in corso una bella rivalità: Mika Hakkinen. Già rivali nelle formule minori, per Schumacher Mika Hakkinen fu il più duro e temuto rivale dell’intera carriera. Per due stagioni consecutive, il Finlandese Volante fece infatti versare lacrime amare al tedesco. Nel 1998, infatti, Hakkinen si laureò Campione del Mondo all’ultima gara, a Suzuka, con Schumi di nuovo secondo.

Il 1998 ha però anche un risvolto dolce per il Kaiser. Al Gran Premio d’Italia del 1998, infatti, Michael Schumacher vinse con il fratello Ralf terzo: per la prima volta, due fratelli salirono insieme sul gradino più alto del podio in Formula 1. Ralf proseguirà la sua carriera fino al 2007, totalizzando 182 gare, 6 vittorie, 6 pole e 27 podi con Jordan, Williams e Toyota. Nel 1999, invece, durante una bellissima battaglia a suon di vittorie per l’uno e per l’altro, a Silverstone la stagione cambiò completamente.

Michael fu infatti vittima di un terribile incidente al GP di Gran Bretagna. Rimasto totalmente senza freni, Michael Schumacher si schiantò ad altissima velocità fratturandosi la gamba destra. Sostituito da Mika Salo, Schumi tornò solo all’ultimo GP della stagione, in Malesia, per aiutare il compagno di squadra Eddie Irvine a vincere il Mondiale, sfumato nuovamente per mano di Hakkinen. Sembrava ormai impossibile per Schumi riuscire a vincere un campionato del Mondo con la Ferrari. La Rossa, però, aveva sfatato il mito del mondiale costruttori, arrivato a Maranello nel 1999. Il destino, però, aveva ancora qualcosa in serbo per lui.

L’era Schumacher (2000-2004)

La carriera di Michael Schumacher infatti cambiò per sempre dalla stagione 2000. La prima stagione del nuovo millennio vide una Ferrari F1-2000 competitiva come mai prima di allora. Nonostante un eccellente Hakkinen, ancora primo in classifica al GP del Belgio, Schumi vinse a Suzuka. Grazie a quel trionfo, con una gara d’anticipo si laureò Campione del Mondo 2000, riportando il Titolo Piloti a Maranello dopo 21 anni dall’ultima volta. Da quella trionfale stagione, Michael Schumacher non si fermò più. Vinse nuovamente il Campionato nel 2001, battendo Coulthard e Hakkinen, che si ritirò alla fine di quella stagione. Nel 2002, invece, il dominio fu nettissimo. Schumi vinse 11 gare su 17, e finì a podio in ogni GP, unico pilota ad esserci mai riuscito nella storia della Formula 1. Quell’anno, con una eccezionale F2002, Schumi si laureò Campione a 6 gare dalla fine del Campionato, un record ancora oggi imbattuto.

Nel 2003, con iniziato con la vecchia F2002 e proseguito poi con la nuova F2003GA, dedicata allo scomparso Gianni Agnelli, dopo un inizio complicato Michael Schumacher proseguì con le vittorie, aggiudicandosi il sesto titolo mondiale, il quarto consecutivo. Staccò così Juan Manuel Fangio, diventando ufficialmente il pilota più titolato della storia della F1. I record, però, non finirono qui.

Nel 2004, con la straripante F2004, infatti, Michael Schumacher vinse 13 vittorie su 18, e batté tutti i record per il maggior numero di vittorie, podi, giri veloci, punti e chilometri al comando. Arrivò quindi il sesto Campionato del Mondo Costruttori consecutivo per la Ferrari e il quinto consecutivo per Schumacher. In questo modo, Schumi si laureò sette volte Campione del Mondo a Spa-Francorchamps, a quattro gare dal termine della stagione. Nel 2004 Schumi fece la storia, istituendo un record per ora solo raggiunto, a pari merito, da un altro fuoriclasse assoluto: Lewis Hamilton.

L’ultimo ballo, e il primo ritiro dalle corse

Con il dominio Ferrari, la FIA studiò importanti limitazioni per limitare lo strapotere del Cavallino. Nel 2005, con l’abolizione del cambio gomme, le F2004M e F2005 faticarono, e non tennero il passo dell’emergente Renault e del giovane Fernando Alonso, che si aggiudicarono il campionato 2005. Per Michael Schumacher arrivò una sola vittoria, nel farsesco Gran Premio degli Stati Uniti con soli sei partecipanti per via dello scandalo delle gomme Michelin.

Nel 2006, invece, il Kaiser apparve rigenerato. Nonostante i 37 anni di Schumi e i nuovi motori 2.4 V8 dettati dal regolamento, la nuova 248 F1 diventò capace di rispondere allo strapotere Renault. Con sette vittorie a testa, infatti, Fernando Alonso e Michael Schumacher arrivarono a pari punti al Gran Premio del Giappone, con il Kaiser in grado di vincere cinque delle ultime sette gare. In Giappone, però, il V8 del Cavallino andò clamorosamente in fumo, distruggendo i sogni di un ottavo titolo mondiale del tedesco a conclusione di una carriera leggendaria. Già a Monza, infatti, a 37 anni d’età Michael Schumacher annunciò il suo ritiro alla fine della stagione. La prima carriera di Michael Schumacher si con un quarto posto frutto di una fantastica rimonta ad Interlagos, in Brasile.

La possibilità di un ritorno in Rosso

Nonostante il doloroso addio, la carriera di Michael Schumacher appariva completa. Sette titoli mondiali, 91 vittorie, record su record macinati. Eppure, il Kaiser aveva ancora voglia di correre. Rimase in Ferrari come consulente di Jean Todt e terzo pilota della Scuderia Ferrari, ma dichiarò più volte di non voler ricominciare a correre competitivamente in auto. Nel 2008, però, Michael Schumacher partecipò al Campionato tedesco di Superbike, sfogando la sua poco nota passione per le moto, senza però mai andare a punti. Proprio in moto, a febbraio 2009, durante un allenamento privato in Spagna a Cartagena cadde malamente, rimanendo per qualche minuto senza conoscenza.

Si riprese subito dall’incidente, ma non del tutto. La carriera di Michael Schumacher in Ferrari, infatti, sembrava poter ricominciare dopo le qualifiche del Gran Premio di Ungheria di quell’anno. Il pilota titolare Felipe Massa, infatti, si infortunò gravemente durante le qualifiche, colpito in testa da una molla persa dalla Brawn GP di Barrichello. In quanto terzo pilota, la Ferrari annunciò subito il ritorno di Schumi, salvo però scoprire che lo stesso Schumacher rinunciò all’incarico a causa di alcuni problemi al collo risalenti proprio all’incidente in moto di sei mesi prima. Al posto di Michael Schumacher si avvicendarono lo storico collaudatore Luca Badoer e l’italiano Giancarlo Fisichella, entrambi però vittime di una F2009 davvero disastrosa e incapaci di fare neanche un punto.

Il ritorno in Formula 1 in Mercedes con Ross Brawn

Nonostante ciò, questo possibile ritorno sembrò aver riacceso la fiamma delle corse nel tedesco. Per mesi, infatti, si susseguirono voci su presunti incontri tra Michael Schumacher e Ross Brawn, ingegnere fondamentale per le vittorie in Benetton e Ferrari del Kaiser. Si parlava di un possibile ritorno di Mercedes in F1, pronta ad acquisire la Brawn GP, fresca vincitrice dei Campionati Piloti e Costruttori. Schumacher, per via del legame con la Stella nei primi anni di carriera, accettò di tornare in Formula 1 per accompagnare il ritorno di Mercedes nella Classe Regina, dalla quale era assente dal 1955. Il 23 dicembre 2009 venne annunciato il ritorno della Mercedes in F1, con Rosberg e Schumacher come piloti. Tornato a 41 anni di età, Michael Schumacher sentì però il peso delle tre stagioni “ai box”.

Complice una Mercedes non proprio eccezionale, il tedesco nel 2010 ottenne solo qualche piazzamento a punti, concludendo per la prima volta in carriera senza vittorie né podi una stagione completa. Nel 2011 Michael Schumacher ottenne migliori risultati, conquistando anche un nuovo record, quello del maggior numero di sorpassi in una sola stagione, 116. Nel 2012, Schumi sembrò essere tornato in forma. In Cina si ritirò dalla seconda posizione per un errore durante un pit stop, con il compagno Rosberg che riportò la Mercedes alla vittoria dopo 57 anni. Eccezionale, poi, la Pole Position ottenuta a Monaco, “persa” per una penalità di cinque posizioni comminatagli dopo un incidente al GP di Spagna contro Bruno Senna.

Al Gran Premio di Valencia, poi, Michael Schumacher arrivò terzo, conquistando il suo 155esimo (e ultimo) podio in carriera. Il periodo in Mercedes di Schumacher è ricordato come “deludente”. In realtà, invece, furono molti gli ottimi risultati del tedesco, ma soprattutto per molti è stata la sua presenza e quella di Ross Brawn a incanalare Mercedes verso il suo incredibile futuro. Grazie al carisma e al lavoro di Schumi, Mercedes nel 2012 tornò a vincere con Rosberg, e dopo altre 3 vittorie nel 2013 due anni dopo Schumi Mercedes finì per dominare la Formula 1 fino al 2021. Indubbio, quindi, il peso dell’impatto di Michael Schumacher per la Stella.

I record della carriera di Michael Schumacher

La carriera di Michael Schumacher si concluse però senza grandi risultati, a causa di una Mercedes in crisi alla fine dell’anno. Il 4 ottobre 2012, Mercedes annunciò l’arrivo di Lewis Hamilton per la stagione 2013, e contestualmente Schumacher annunciò il suo secondo e definitivo ritiro. A quasi 44 anni d’età Michael Schumacher concluse la sua carriera in Formula 1 al Gran Premio del Brasile, tagliando il traguardo in settima piazza dopo un’ottima rimonta. La carriera di Michael Schumacher conta quindi 19 stagioni, quattro Scuderie (Jordan, Benetton, Ferrari e Mercedes) e numeri da capogiro. In Formula 1 Michael Schumacher ha totalizzato 306 gare disputate, 91 vittorie, 155 podi, 1.566 punti ottenuti, 68 Pole Position, 77 giri veloci e 7 titoli mondiali.

Il record di vittorie e podi è stato battuto da Lewis Hamilton, con il quale condivide il record di Campionati del Mondo, del numero di stagioni con almeno una vittoria (15) e di stagioni consecutive con almeno una vittoria (sempre 15). Tra i record ancora tutti del tedesco troviamo però alcuni risultati impressionanti. I record di Michael Schumacher assoluti sono i seguenti:

  • Maggior numero di “triplette” (Pole Position, vittorie e giro veloce): 22
  • Maggior numero di podi consecutivi: 19, tra il GP degli Stati Uniti 2001 e il GP del Giappone 2002
  • Distanza maggiore in tempo tra il primo e l’ultimo podio: 7.399 giorni, oltre 20 anni. Il primo podio fu il terzo posto al Gran Premio del Messico 1992, mentre l’ultimo arrivò al Gran Premio d’Europa a Valencia nel 2012
  • Percentuale più alta di podi in una stagione: 100%, 17 podi su 17 gare, nel 2002
  • Maggior numero di giri veloci: 77
  • Maggior numero di Titoli Mondiali Piloti consecutivi vinti: 5, dal 2000 al 2004
  • Vittoria del campionato con il maggior numero di gare rimanenti alla fine della stagione: 6, nella stagione 2002
  • Maggior numero di gare terminate al primo o al secondo posto: 15, tra Brasile e Giappone 2002

Incidente Michael Schumacher: cos’è successo davvero a Méribel

Dopo il ritiro, le news su Michael Schumacher diventarono progressivamente minori. Il Kaiser infatti decise di ritirarsi a vita privata, passando il tempo con la moglie Corinna e i due figli Mick e Gina Maria nella meravigliosa villa di Gland, in Svizzera, residenza della famiglia ormai da anni. Tutto sembrava perfetto. Michael era pronto ad aiutare la carriera del giovane figlio Mick, intenzionato già dalla tenera età a seguire le orme del papà. Gina, invece, ha coltivato la passione comune con Michael dei cavalli, diventando un’ottima cavallerizza specializzata anche nel rodeo. Tutto sembrava perfetto per la famiglia Schumacher, finalmente capace di godersi il suo Michael. Nessuno, però, avrebbe potuto prevedere cosa sarebbe successo il 29 dicembre 2013, il giorno del terribile incidente di Michael Schumacher.

Sull’incidente di Michael Schumacher si sa ancora poco, sia per il riserbo della famiglia che dalle circostanze davvero complicate da capire. Quel giorno, Michael Schumacher e la sua famiglia stavano passando le vacanze di Natale a Méribel, una località sciistica in Savoia immersa nelle alpi francesi. Michael stava sciando con i figli in un fuoripista, e per qualche motivo cadde rovinosamente a terra. Un atleta come lui, sopravvissuto ad un incidente a oltre 200 km/h a Silverstone senza freni, non avrebbe riportato conseguenze gravi. Con immensa sfortuna, però, Schumacher cadendo batté violentemente la testa contro una roccia scoperta. L’impatto fu aggravato dalla presenza di una action camera sul casco del campione: l’asta di supporto perforò il casco, e impattò gravemente contro il cranio.

Fin dai primi attimi dopo l’incidente, Michael Schumacher apparve immediatamente in pericolo di vita. Ricoverato d’urgenza in stato semicomatoso all’ospedale di Grenoble, è stato subito sottoposto a un’operazione neurochirurgica in seguito al grave trauma cranico e all’importante emorragia cerebrale conseguente. Le news sull’incidente di Michael Schumacher fecero il giro del mondo, con tutto il mondo dello sport e non solo raccolte intorno alla famiglia. Dopo l’intervento, Schumi fu mantenuto in coma farmacologico per diversi mesi. Nel giugno del 2014, la sua manager e portavoce storica Sabine Kehm ha dichiarato che Schumacher era uscito dal coma, e che avrebbe proseguito la sua riabilitazione in una clinica privata.

Successivamente, Kehm e la famiglia decisero di continuare un percorso riabilitativo al centro di neuroscenze dell’ospedale universitario di Losanna, vicino alla villa di Gland. Dal 9 settembre 2014, invece, Schumi prosegue la riabilitazione a casa sua. Da quel giorno, però, la famiglia di Schumacher mantiene un totale riserbo sulle condizioni di salute del Kaiser. In oltre 10 anni, le news sull’incidente di Michael Schumacher sono state tenute sotto il massimo segreto, per preservare la privacy della famiglia e degli amici del campione.  

Condizioni oggi Michael Schumacher: come sta il Kaiser?

Di tanto in tanto, però, alcune notizie sulle condizioni oggi di Michael Schumacher trapelano, magari attraverso qualche avvistamento della famiglia del campione o qualche dichiarazione della famiglia e degli amici più cari. Il primo a parlare apertamente delle condizioni di Michael Schumacher è stato il suo alleato di una vita in Ferrari, Jean Todt. L’ex direttore tecnico e Team Principal della Scuderia e ex presidente della FIA, infatti, è stato più volte interpellato riguardo la salute di Michael Schumacher, rilasciando solo brevi e generiche informazioni sul suo ex collega e grande amico.

Il rapporto tra Michael e Jean Todt è sempre stato fortissimo, come quello che unisce il pilota tedesco e Ross Brawn, altro artefice dei successi in Ferrari. Per questo, intervistato qualche anno fa dalla tv tedesca RTL, il manager francese aveva rilasciato una confortante dichiarazione sulle condizioni oggi di Michael Schumacher. “Se mi manca Michael?”, risponde all’intervento Todt. “Non mi manca, lo vedo! Ovviamente ciò che mi manca è quello che facevamo insieme ma guardo le gare di Formula 1 con Michael.” Anche qualche mese prima Todt aveva dichiarato di non lasciare solo lui e la sua famiglia. Non lo lascerò solo. Lui, Corinna, la famiglia, abbiamo vissuto tantissime esperienze insieme. Ciò che abbiamo vissuto è parte di noi, e va avanti. Spesso il successo e i soldi cambiano le persone, ma non Michael. Lui non è mai cambiato. È sempre se stesso, e sempre così forte.”

Le ultime news sulle condizioni oggi di Michael Schumacher, però, arrivano dal documentario, Schumacher, di cui vi consigliamo la visione. Dedicato alla vita del Kaiser, è una tappa imperdibile per gli appassionati di F1, sia che voi siate tifosi o meno del Kaiser. “Stiamo insieme, viviamo insieme a casa.”, ha dichiarato la moglie, Corinna Betsch, durante il documentario. “Facciamo terapia, tutto il possibile perché Michael migliori e assicurarci che si senta sempre a suo agio. Semplicemente, gli facciamo sentire la nostra famiglia, il nostro legame. Farò tutto ciò che è possibile, lo faremo tutti.”

Michael mi manca ogni giorno.”, questa la parte più commovente dell’intervento di Corinna. “Ma non manca solo a me: manca ai ragazzi, alla famiglia, a tutti quelli che lo circondano. Ciò che voglio dire è che a tutti manca Michael, ma lui è ancora qui. Diverso, ma è qui. Questo ci da la forza, almeno secondo me, di andare avanti.”. La dichiarazione più bella e commovente è però del figlio di Michael Schumacher, Mick Schumacher, che durante le riprese del documentario debuttava in F1 con la Haas. “Credo che io e lui ci capiremmo in un modo diverso”, ha detto Mick, “perché ora entrambi parliamo la lingua del motorsport. Avremmo tanto di cui parlare, ci penso sempre e immagino sempre quanto sarebbe bello. Rinuncerei a qualsiasi cosa che ho per poter parlare di nuovo con papà..

“Quando ripenso al passato,”, continua Mick Schumacher, fresco terzo pilota in Mercedes per il 2023. “ripenso a tutti i momenti in cui ci siamo divertiti. Quando guidavamo sui kart, o quando mi metteva in sella al pony. Sono istanti che conservo con immensa gioia. Da quell’incidente, tutte le esperienze che molte persone, credo, hanno passato con i propri genitori non sono più presenti. O meglio, si sono parzialmente cancellate. Dal mio punto di vista, questa cosa è ingiusta.”

Queste dichiarazioni sulle condizioni oggi di Michael Schumacher non lasciano spazio a dubbi. Sebbene infatti non sia più in coma dal 2014 e sia sopravvissuto al terribile incidente che lo ha coinvolto, la vita di Michael Schumacher non è più stata la stessa. Da quello che abbiamo sentito nel corso degli anni, Michael Schumacher è stato sottoposto a tantissime terapie, tra cui alcune soluzioni sperimentali al Centre Pompidou di Parigi. Rimangono però enormi deficit cerebrali, causati dai danni al cranio e all’emorragia cerebrale di cui è stato purtroppo vittima. Continua a seguire la Formula 1, a interagire con il mondo esterno, ma deve fronteggiare paralisi, difficoltà di movimento e di linguaggio, che ne minano la possibilità di una vita normale.

Come ha dichiarato però Jean Todt, Michael sta migliorando. Grazie al lavoro dei suoi medici e alla collaborazione di Corinna, che voleva che sopravvivesse, è sopravvissuto, ma non senza conseguenze. Sta lentamente e sicuramente migliorando: sono sempre attento con tali affermazioni, ma è vero. Michael è nelle migliori mani, ed è ben curato a casa sua. Non si arrende, e continua a lottare. Così come la sua famiglia. La nostra amicizia, purtroppo, non può essere la stessa di una volta, ma solo perché non c’è più la stessa comunicazione di prima.”

Foto Michael Schumacher: le tappe della sua carriera

Se avete cliccato su questo articolo sperando di trovare delle foto di Michael Schumacher dopo l’incidente, non sarà qui che le troverete. Per rispetto verso il campione tedesco, il suo volere e quello della sua famiglia, le tanto ricercate foto di Michael Schumacher oggi non le troverete qui. Abbiamo invece scelto di creare una selezione delle migliori foto di Michael Schumacher, dal suo debutto fino alle ultime gare in Mercedes.

Ma cosa rende tutt’ora Michael Schumacher così amato dagli appassionati di Formula 1? Michael è stato uno dei grandi della storia della Formula 1, il più grande della sua generazione. Per molti, Schumi è sul podio tra i più forti di sempre, se non il migliore di tutti i tempi. A renderlo grande sono tantissime cose, a partire dal suo stile di guida imperioso, impeccabile, con pochissime sbavature e errori. Il suo incredibile perfezionismo, il modo in cui studiava i suoi limiti, quelli della propria monoposto e dei suoi avversari lo rendevano un osso durissimo per tutti i rivali. Ad un talento cristallino e purissimo, visibile nelle imprese che lo hanno reso celebre, Michael Schumacher ha aggiunto una cura della persona, del fisico, un’attenzione ai particolari e ai minimi dettagli che da grande pilota lo hanno reso leggenda.

Il suo legame con la storia Ferrari, incluse le stentate e criticate poche parole in italiano imparate in 10 anni di “servizio”, lo rendono ancora un eroe in Italia e nel cuore di tutti i tifosi ferraristi. La vittoria sulla pioggia al GP di Spagna 1996, l’incredibile successo con una sosta in più in Ungheria nel 1998 e, non dimentichiamolo, il dominio assoluto messo in campo tra il 2000 e il 2004 rendono Michael Schumacher una leggenda di questo sport. In più, per alcuni le “macchie” della sua carriera, quegli eccessi di cattiveria agonistica e di determinazione, lo hanno reso sia più umano e meno “extraterrestre”, ma anche il classico cattivo, il bad boy che attira spesso le simpatie del pubblico.

In realtà, fuori dalla sua monoposto, Michael è sempre stato un vero signore, un uomo forte e determinato, ma leale e rispettoso. Dedito alla famiglia e agli affetti, chi lo conosce davvero non ha che parole al miele per un gigante del mondo dello sport, ma terribilmente umano. Lo ha anche dimostrato nell’iconica conferenza stampa al GP d’Italia del 2000. Informato di aver battuto il record di vittorie assoluto di Ayrton Senna, Schumi si commosse profondamente, venendo consolato dal rivale Hakkinen e dal fratello Ralf. Un campione, un fuoriclasse totale, ma anche umano e emotivo. Questa duplice anima rende Michael Schumacher un campione unico nel mondo della Formula 1, e non solo.

Ciò che gli è capitato, una vera e propria tragedia inaspettata, è quasi ironica dopo una vita vissuta in mezzo al pericolo. Nonostante il suo rumoroso silenzio, insopportabile per i tifosi del Kaiser, queste scarsissime informazioni, purtroppo, aumentano in qualche modo il suo mito. Sapere poi che Schumi sta ancora combattendo come durante l’intera carriera, come vediamo dalle foto di Michael Schumacher, non fa dimenticare il mito del campione tedesco.

Per tutti gli appassionati del Kaiser, infine, è obbligatorio una visita al Michael Schumacher Private Museum di Colonia. Si tratta di un piccolo museo alle porte della bellissima città tedesca, gestito dalla famiglia Schumacher, che ospita alcune delle sue vetture di F1, i suoi caschi e tutti i suoi trofei. In quel luogo, l’eredità di Michael si può sentire sulla pelle. L’eredità di un campione, di un atleta leggendario, ma anche di un grande uomo. Keep Fighting, Michael.

La foto storia di Michael Schumacher

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