lunedì, 22 ottobre 2018 - 7:14
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Foto di Marco Passaniti

Al Rallye Sanremo con la Peugeot 106 Rallye

Tempo di lettura: 5 minuti.

Reduci dal 63° Rallye Sanremo vi raccontiamo il nostro diario di viaggio. Da veri appassionati non potevamo che raggiungere la Riviera con un mezzo speciale, per rivivere i fasti del vecchio “Sanremo”. Così, per celebrare il rally storico abbiamo scelto una peperina d’annata: la Peugeot 106 Rallye, una sportiva che potremmo definire ormai “vecchiotta”, ma per nulla rilassata, nonostante gli oltre 20 anni alle spalle.

106 Rallye, non a caso, infatti è stata la prima auto di intere generazioni e ha contribuito a forgiare più di un pilota tra quelli presenti al CIR a partire dal campione italiano in carica, Paolo Andreucci.

Peugeot 106 Rallye: la nascita del mito

Nata nel 1991 e rimasta in produzione per ben 13 anni la 106 ha visto la prima versione sportiva nel 1993, quando venne concepita la base per una versione impiegata nell’uso agonistico nell’ambito delle competizioni rallystiche della classe fino a 1.300 cc.

La 106 Rallye è l’erede ideale della precedente 205 Rallye, con cui divide il motore 1294 cc. e il cambio, pur adottando il sistema di iniezione elettronica in luogo dei 2 carburatori Weber 40 DCOE tipici della antenata, un fatto che comporta la perdita di 5 CV (che diventano 98) a vantaggio dei consumi della regolarità di funzionamento.

L’allestimento della nuova Rallye si è mantenuto spartano come la precedente 205 (assenza di alzacristalli e specchietti elettrici, mancanza di faretti fendinebbia supplementari, aerazione interna limitata senza bocchette centrali), caratterizzandosi per gli archi passaruota supplementari di andamento squadrato, i cerchi in lamiera scampanati (ET 16) da 14×5,5′ verniciati di bianco (pneumatici della misura 175/60 r14 82H), la moquette e le cinture di sicurezza di colore rosso, la carrozzeria disponibile solo nei colori rosso, nero e bianco ed il look che richiama quello della 205 Rallye.

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Il propulsore (sigla TU2) ha una potenza di 98 CV, mentre il cambio ha i rapporti più corti di quello della 106 XSi 1.4 (rapporto finale di 13/59, il più corto mai montato su una 106 di serie) e il peso è contenuto in 810 kg, da noi rilevato sulla bilancia 840kg in ordine di marcia

La velocità massima è di 190 km/h e lo 0-100 è coperto 9.3 secondi, grazie ad un rapporto peso potenza di 8.1 kg/CV.

Grazie a queste caratteristiche, le due versioni sportive della 106 incontrarono un gran consenso da parte dei più giovani e divennero dei punti di riferimento nel segmento delle piccole sportive. Non solo, ma molti esemplari di 106 XSI 1.4 e di 106 Rallye furono utilizzate anche nel settore agonistico, sia su pista che su strada, ottenendo spesso degli ottimi successi.

Dalla strada ai rally il passo è breve

Nel più puro spirito Peugeot, se la “Rallye” è stata la sportiva stradale della 106, le versioni puramente agonistiche sono state interpretate in varie declinazioni: slalom, velocità in circuito, velocità in salita, rallycross e rally hanno visto la 106 come protagonista assoluta, sia in termini di risultati sia in termini numerici.

Sono più di cinquecentomila le volte che una Peugeot 106 ha preso il via nei rally italiani nell’arco di 22 stagioni di attività, un numero che quasi raddoppia considerando anche le altre specialità agonistiche che l’hanno coinvolta e che la rendono l’auto più utilizzata nei rally italiani.

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In particolare nei rally, le 106 divennero le protagoniste della classe N (pressoché di serie con piccole modifiche) e del Gruppo A, dalle modifiche soft alle prestazioni più estreme: ad esempio, venne alleggerita di 60 chili rispetto alla versione stradale e la cilindrata fu innalzata da 1294 a 1382 cc, per una potenza massima di 138 CV, e con una 106 1.4 Gr.A da 135 CV si cimentò anche un giovane Paolo Andreucci, recente trionfatore lo scorso weekend al Rallye Sanremo e 9 volte campione italiano rally.

Insomma, la 106 era stata concepita per essere modello d’accesso al mondo Peugeot, ma ben presto si trovò ad essere, oltre al desiderio di automobilisti giovani e meno giovani, anche la rampa di lancio di più di una generazione di piloti da strada e da terra.

Il viaggio verso “il Sanremo”

Per il nostro itinerario abbiamo voluto evitare il più possibile l’autostrada, dove la 106 sarebbe giustamente impacciata, in favore delle curve del Col di Tenda. Dopo un veloce tratto a due corsie Torino-Cuneo, dove a velocità di codice peraltro l’auto non sfigura affatto, siamo passati a percorrere la statale che si inerpica verso Limone Piemonte. Tra le curve d’Oltralpe la francesina non si fa pregare e sfoggia un comportamento d’altri tempi: basta poco per andar forte, le sensazioni son immediate e molto “fisiche”.

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Lo sterzo è poco diretto, essendo priva di idroguida non poteva esser diversamente, e poco omogeneo quindi occorre attenzione nei rilasci, dove è necessario tener salda la corona. L’assetto è sicuramente il mix meglio riuscito tra rollio ridotto e comfort ragionevole su strada. I freni non son potenti (tamburi posteriori), ma viste le ridotte masse in gioco si comportano bene.

Il motore va sfruttato fino in fondo, fino a 7.200 giri, dove si ha il picco di potenza, che con soli 800 kg rendono il mezzo molto reattivo e piacevole. Il sound è sommesso, ma si intuisce l’indole per le corse. Sulle nostre pagine troverete presto il resto della nostra prova su strada.

L’emozione di guidare sulle “speciali” del Rallye

Nel corso del nostro weekend ligure abbiamo avuto modo di percorrere le prove speciali del Rallye di Sanremo a bordo della 106 Rallye. Con strada chiusa abbiamo provato ad intuire le emozioni che solo un’ora dopo avrebbero vissuto sulla stessa strada gli equipaggi Andreucci-Andreussi sulla Peugeot 208 T16.

Allora via ad affondi del piede destro, tornanti al limitatore, salite del 18%, tagli ed inversioni da freno a mano a bordo dell’arzilla 106, con gli spettatori a bordo strada ad acclamare il mito del Leone quasi al pari di un equipaggio ufficiale: è il segno che l’auto è rimasta nel cuore di tanti appassionati.

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Con la fatica di una guida per nulla assistita e molto “maschia” concludiamo la nostra speciale, sudati, ma affascinati dal mondo dei rally, che nonostante il calo di consensi rispetto al passato, è ancora seguitissimo.

Che il 63° Rallye Sanremo abbia inizio…

Con ancora le gambe in emozione per aver assaporato una speciale rally, ci posizioniamo a bordo strada per vedere in azione i veri campioni. Dopo due giorni, 11 speciali e 500 km, Paolo Andreucci e Anna Andreussi vincono la 63esima edizione del Sanremo Rallye e, ad un anno di distanza, bissano il successo conquistato nel 2015.

Dopo il tris di vittorie in altrettante speciali messo a segno nel primo giorno di prove, il pilota toscano che in Riviera aveva già vinto tre volte, è il più veloce di tutti anche al termine del secondo passaggio sulla Bosco di Rezzo: oltre 25 chilometri tra le nebbie che, al volante della sua Peugeot 208 T16, corre nel tempo di 17′ e 33 secondi.

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CLASSIFICA FINALE ASSOLUTA 63° RALLYE SANREMO:

1. Andreucci-Andreussi (Peugeot 208 T16) in 1:46’31.1;
2. Perico-Turati (Peugeot 208) a 1’39.5;
3. Campedelli-Fappani (Peugeot 208) a 3’06.0;
4. Nucita-Nucita (Ford Fiesta) a 3’21.0;
5. Basso-Granai (Ford Fiesta GPL) a 3’24.6;
6. Michelini-Perna (Citroen DS3) a 4’16.9;
7. ‘CIAVA’-Michi (Citroen DS3) a 7’19.7;
8. Ferrarotti-Bizzocchi (Renault Clio) a 9’40.3;
9. Ameglio-Marinotto (Peugeot 106) a 9’59.1;
10. Borgogno-Riterini (Peugeot 207) a 10’01.9

Autore: Mauro Giacometti

Classe 88. Automotive Engineering. Mi piace la musica, ma… non quella bella, principalmente quella di cattivo gusto e che va di moda per poche settimane. Amo sciare, ma non di fondo: non voglio fare fatica. La mia auto ideale? Leggera, una via di mezzo tra una Clio Rs e una Lotus Elise. Ma turbo! Darei una gamba per possedere una “vecchia gloria” Integrale.

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