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Audi RS 6 compie vent’anni: la storia della hyperwagon

Tempo di lettura: 6 minuti

Si potrebbe definire l’Audi RS 6 come la più libidinosa manifestazione dell’eccesso in formato auto da famiglia, oppure come la station wagon di lusso più potente che in vent’anni, con quattro generazioni, ha riscritto la storia delle supercar. Non è sempre stata vistosamente aggressiva come l’ultima generazione, anzi, la RS6 nacque proprio come una sobria estate che, una volta affondato il piede sull’acceleratore, faceva capire di che stoffa fosse fatta. In questi vent’anni di storia dell’Audi RS6 ne sono cambiate di cose, quindi mettetevi comodi che ve le raccontiamo nelle prossime righe.

La prima serie di Audi RS6

Correva l’anno 2002 e in Audi si pensava di regalare alla A6 (C5) una versione in più della S6 da 340 CV. Con l’aggiunta di una lettera R al nome dell’allora top di gamma della berlina dei Quattro Anelli a trazione integrale permanente, ecco quindi la presentazione della prima Audi RS 6.

Dietro alla sigla RS, ovviamente, c’è più di un rebranding, anche perché la Audi S6 non è mai uscita di produzione. I tecnici della casa tedesca avevano iniettato una notevole dose di CV al 4.2 V8 biturbo della S6 portandolo da 340 a 450 CV e 560 Nm disponibili già a 1.950 rpm (grazie alla doppia sovralimentazione). La RS 6 permetteva uno scatto da 0 a 100 km/h in 4,7 s e raggiungeva i 250 km/h di velocità massima, diventando una delle auto di serie a cinque posti più veloci mai costruite.

La forza dell’Audi RS 6, per l’appunto, è proprio quella di vantare le specifiche tecniche (e le relative risultanti tangibili su strada) di una vera e propria supercar, ma su una carrozzeria da distinta (e all’epoca sobria) auto di lusso, il che la rendeva un’ottima daily car tralasciando i consumi. Commercializzata dal 2002 al 2004 con 999 esemplari prodotti, la RS 6 C5 era disponibile con carrozzeria berlina o station wagon e montava già le sospensioni adattive per garantire prestazioni e comfort allo stesso tempo, permettendo al gentleman driver e ai suoi passeggeri di spostarsi velocemente su lunghe distanze passando quasi inosservati (salvo per il suono cupo del V8 e l’accelerazione bruciante dopo un sorpasso in autostrada).

Il 2008: l’anno del V10

La seconda serie dell’Audi RS 6 sbarcò sul mercato nel 2008 per poi rimanerci fino al 2012 sempre fedele al mantra della C6 d’origine: sfruttabilità della A6 (berlina o estate) da cui deriva, trazione integrale, sobrietà e tanta potenza generata da un propulsore con cilindri a V e due turbocompressori.

Questa volta i cilindri sono 10 e la cubatura è decisamente più generosa della precedente generazione di RS 6: 5.0 l. La sfida alla BMW M5 E60 era apertissima, mentre la controparte AMG non si era spinta nel territorio delle bancate a cilindri dispari rimanendo fedele al suo V8.

L’Audi RS 6 puntava sul benchmark della trazione integrale Quattro per battere le avversarie,  anzi l’avversaria (la BMW aspirata), che era a trazione posteriore, quindi più impegnativa da gestire, ma più divertente dall’altro lato (seppur avesse anche qualche CV in meno a fronte dei 580 CV e 650 Nm dell’Audi). L’Audi quindi era più lounge, più appagante sotto quell’aspetto, ma non per questo non camminava: il lancio da 0 a 100 km/h  durava 4,4 s (con un livello di grip mostruoso) e la velocità massima poteva essere di 280 km/h se si optava per l’optional della copertura in carbonio sul mortore. Anche su questa generazione il cambio è un fluidissimo automatico Tiptronic a 6 rapporti.

Come sulla C5, la RS 6 C6 è abbastanza fedele al modello da cui deriva, salvo (ancora una volta) i paraurti dedicati, le minigonne, i passaruota allargati, i terminali di scarico fieramente a vista e i cerchi. Ancora una volta il look è elegante, gli interni sono più lussuosi che racing (massimizzando la comodità), ma non mancano i controlli per la regolazione dell’assetto, l’impianto frenante specifico e  le finezze tecniche indispensabili per la tenuta (e il divertimento) a bordo di una vettura così veloce.

Audi RS 6 C7: il ritorno al V8

L’idillio del V10 dura qualche anno, ma la terza serie di Audi RS 6 torna al V8 biturbo, questa volta da 4.0 l. Il downsizing porta con se anche una diminuzione della potenza di 20 CV, scendendo a quota 560, ma la coppia erogata aumenta di 50 Nm fino a 700 complessivi tra i 1.775 e i 5.550 rpm, valori che, uniti alla trazione integrale a tre differenziali regalano prestazioni di livello, abbassando lo 0-100 km/h a 3.9 s anche grazie all’adozione del nuovo cambio ZF ad 8 rapporti (preso dalla A6, ma riadattato per i numeri in gioco). Congiuntamente a ciò il dynamic package (opzionale ma indispensabile) aggiunge le sospensioni ad altezza regolabile, le modalità di guida personalizzabili (con la gestione di numerosi parametri) e alza il limitatore della velocità massima da 250 km/h a 280 o 305 km/h.

Seppur sia in proporzione ben più aggressiva delle precedenti generazioni di RS 6, vuoi per l’assetto più basso di 2 cm, i passaruota, i cerchi da 20” satinati, la scritta Quattro in tinta con la carrozzeria posta sotto la griglia, i terminali affiancati al diffusore e quant’altro, la C7 è pensata anche per ottimizzare i consumi, ridurre le emissioni e diventare quella velocissima daily car perfezionata per essere in linea con i tempi che corrono. Quando si viaggia a bassi regimi una delle due bancate si disattiva, risparmiando quindi un 5% sui consumi (mediamente di 9,8 l/100 km/h), mentre un più raffinato studio aerodinamico e di gestione delle masse d’aria del motore ottimizza la spinta dei compressori Twin Scroll per ridurre ulteriormente i consumi di carburante (avvantaggiandosi anche dei 100 kg di massa in meno rispetto alla precedente generazione).

La mission della pratica station wagon sportiva di Audi, però, è far divertire andando forti, il che necessita anche di un impianto frenante proporzionato (con dischi da 390 mm in ghisa o 420 mm in carboceramica all’avantreno).

All’interno cambia il paradigma stilistico delle precedenti RS 6: seppur rimanga fedele all’eleganza dell’Audi A6, non si risparmia nelle finiture in alcantara, nel volante “mozzato” in basso, il tunnel in fibra di carbonio, la sagomatura sportiva del divano posteriore (comunque da tre posti) e l’infografica del sistema di bordo con schermate dedicate al controllo dei parametri in tempo reale e ai tempi sul giro.

La RS 6 C7 rimarrà sul mercato dal 2013 al 2018, la più longeva fino ad oggi, ma a fine carriera è stata oggetto di un piccolo-grande aggiornamento: l’aggiunta di un terzo turbocompressore che ha portato la potenza sviluppata fino a 605 CV guadagnando anche 50 Nm, superando quindi la C6 e lasciando la scena in grande stile.

Audi RS C8: la cattiveria dei tempi moderni

Nel 2019 viene presentata al mondo l’ultima (ed attuale) generazione di Audi RS 6, la quale si, è una station wagon incredibilmente potente e veloce (per la prima volta anche ibrida), ma è quella che più si distacca dalla “tranquilla” A6 per vantare lineamenti più da supercar.

Con una massiccia dose di steroidi, l’Audi RS 6 C8 è vistosamente aggressiva grazie alle prepotenti prese d’aria del paraurti, la griglia di colore nero, l’assetto basso, i passaruota maggiorati che ospitano grandi cerchi da 22” dai quali si può ammirare uno degli impianti frenanti carboceramici più grandi in commercio (dal costo di 11.400 euro e comuni a quelli della Lamborghini Urus), i fari a matrice di led con un disegno inedito e una linea sinuosa e filante più da shooting brake.

Insomma, già il design suggerisce una forza bruta che viene chiaramente percepita una volta dietro al volante in alcantara. La lussuosissima e comodissima RS 6 ha un’accelerazione incredibile, da sparo, grazie al perfezionamento del 4.0 l V8 biturbo (mild hybrid 48 V con bancata a spegnimento on demand) da 600 CV e 800 Nm l’Audi copre lo 0-100 km/h in 3,6 s, lo 0-200 km/h in 12 s, raggiungendo una velocità massima di 305 km/h. C’è da ricordarsi di fissare il carico nel baule da 565 litri di cubatura. Con il cambio automatico a 8 rapporti il consumo medio si attesta a circa 13 l/100 km.

Non essendo propriamente leggera (nonostante il vasto utilizzo di materiali compositi, carbonio, alluminio ecc.) i tecnici Audi hanno deciso di montare sulla RS 6 anche nuove sospensioni adattive sportive, nuovi sistemi per lo smorzamento del rollio e, per la prima volta, le quattro ruote sterzanti, in grado di regalare un’incredibile stabilità alle alte andature, mantenendo sui binari la vettura insieme all’immancabile trazione integrale Quattro (ma anche renderla manovrabile in città superando la soglia dei 5 m). E’ a mani basse l’Audi RS 6 più bella da guidare grazie ad uno studio dinamico messo a puntino per massimizzare la precisione nelle percorrenze.

Velocissima, dinamica e lussuosissima, l’hyperwagon dei Quattro Anelli monta sistemi tecnologici degni dell’A8, sedili (RS) immensamente comodi e finiture in carbonio e in nero lucido che incorniciano tre display (strumentazione, infotainment e climatizzatore) e il volante sportivo in alcantara. All’interno è una navicella spaziale di ultima generazione che lega insieme quella sfiziosa specialità in quel segmento (di nicchia ma non troppo) che la RS6 ha ridefinito e conquistato partendo dalla sua antenata S6, quello delle station wagon sportive, quindi vetture da famiglia che vanno forte, fortissimo.

Auguri Audi RS6, vent’anni di meritato successo

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