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Le auto dello sbarco sulla Luna: cosa si guidava nel 1969?

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Era il 20 luglio del 1969 quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i due più famosi astronauti consegnati alla storia dalla NASA, compivano quel famoso piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità. Mentre il mondo dei media, e non solo, celebra il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, datato proprio 20 luglio 1969, noi ci siamo chiesti: quali auto si guidavano nel 1969, in Italia e all’estero, quali auto vennero presentate proprio cinquant’anni fa e quali di esse erano nei sogni degli appassionati dell’epoca? Ecco la nostra speciale rassegna dedicata alle auto del 1969.

Ferrari 365 GTS

sbarco sulla luna

Prodotta dal febbraio all’ottobre 1969, qualche mese dopo lo sbarco sulla Luna, la 365 GTS era dotata della stessa raffinata meccanica che troviamo sulla 365 GT 2+2 e sulla 365 GTC. Alimentato con tre carburatori Weber, il V12 a 60° offriva una notevole elasticità di marcia abbinata ad una gran riserva di potenza. Il cambio posteriore a cinque velocità rendeva inoltre ottimale la distribuzione dei pesi. A richiesta erano disponibili l’impianto di condizionamento e le ruote a raggi. Di questa spider furono costruiti venti esemplari.

Alfa Romeo 1750 GT Veloce

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Il colore giallo ocra che caratterizava la tavolozza colori del 1969 è tornato recentemente di moda con la Giulia Quadrifoglio nella stessa tonalità, ma questa particolare cromia è solo l’aspetto più appariscente del fascino senza tempo della berlina del Biscione di cinquant’anni fa. La vettura venne in realtà presentata nel 1968 con grande ispirazione alla “prima” Giulia, pur differenziandosi in termini prettamente stilistici. Carrozzata da Bertone, la 1750 2° serie arrivo pochi mesi dopo lo sbarco sulla Luna e portò diverse modifiche, sempre estetiche, in grado di migliorarne la funzionalità: ne è un esempio la pedaliera cernierata in alto così come la corona del volante in legno tipica delle berline lussuose del periodo. Il motore era un 1.8 da 118 CV, capace di superare in scioltezza i 180 km/h.

Peugeot 504 Coupé e Cabrio

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Presentate entrambe al Salone di Ginevra nel 1969, le eleganti versioni della 504 coupé e cabriolet disegnate da Pininfarina puntavano tutto su un’innata eleganza, già presente sulla berlina, ma migliorata dalla presenza di linee più sportive e dell’innegabile fascino della possibilità di decappottare la vettura. Grande comodità da parte dei sedili e dall’assetto, con sospensioni morbide. Le vetture venivano create a Sochaux ma vengono ricordate per il loro stile nato dalla matita di uno dei più importanti designer italiani.

Chevrolet Corvette Stingray

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Per chi è appassionato di viaggi spaziali, non sarà una novità sapere che nel pieno delle missioni Apollo, la Chevrolet Corvette Stingray era, letteralmente, l’auto degli astronauti. Fu proprio Neil Armstrong, due anni prima di toccare il suolo lunare il 20 luglio di cinquant’anni fa, a essere scelto da Chevrolet come uomo simbolo del suo modello più sportivo. La Stingray, l’ auto del 1969 americana per definizione, con motore V8 da 390 CV, venne fornita in comodato d’uso gratuito al celebre astronauta, il più celebre, scomparso nel 2012. Se volete ammirare questo pezzo di storia, è esposta al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida, là da dove partì la missione Apollo 11. A cinquant’anni di distanza, Chevrolet ha presentato l’ultima generazione, per la prima volta con il motore in posizione centrale.

Fiat 128

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Prodotta dal 1969 al 1983 per diversi mercati globali, la Fiat 128, conosciuta come X1/1, fu l’erede naturale della 1.100, ormai decisamente obsoleta. Fu la prima Fiat di serie a trazione anteriore, porta la firma tecnica di Dante Giacosa, già progettista della 500 nel 1957. Con qualche iniziale scetticismo da parte dei vertici Fiat, ma giustamente portata avanti dal suo progettista, la 128 montò il motore in posizione trasversale così da adattarsi perfettamente alla tipologia di trazione, con il cambio collocato alla sinistra del motore. Una soluzione che ancora oggi è la normalità su buona parte, se non tutte, le trazioni anteriori in commercio. Altre innovazioni tecniche furono rappresentate dalla presenza delle sospensioni anteriori McPherson e con barra stabilizzatrice al posteriore, con un motore 1.1 da 55 CV. L’auto era piuttosto spigolosa nelle linee, moda in voga mezzo secolo fa, e venne presto raggiunta da una versione familiare a tre porte. Riscontrò subito grande successo: dopo essere tra le auto del 1969 più vendute, venne eletta auto dell’anno nel 1970.

Fiat 130

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La Fiat 130 rappresenta per i cultori della Casa torinese, e non solo per loro, la prima vera ammiraglia della marca italiana più famosa del mondo. Il suo motore, un V6 capace di grandi prestazioni, esordì nella versione a 2,8 litri, poi portati a 3,2, con la famosa pubblicità dell’epoca. La sua produzione durò 8 anni e in questo periodo riuscì a tenere in parte testa alle blasonate concorrenti straniere, nonostante la produzione di ammiraglie non fosse, come diremmo oggi, il core business della Casa del lingotto. Notevoli le componenti meccaniche presenti a bordo: 4 freni a disco, servofreno, cambio automatico a 3 rapporti (di serie), servosterzo e aria condizionata a richiesta. Nel 1971 Fiat lanciò la 130 Coupé, più aggraziata e sportiva nelle linee ma due anni più tardi, complice la crisi petrolifera, si decretò la fine del modello a causa del suo motore a sei cilindri assetato di carburante. Fiat tornò da protagonista nel segmento delle ammiraglie quasi vent’anni più tardi, con la Croma.

Autobianchi A111

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La sua produzione durò solo dal 1969 al 1972 ma furono due le serie in così pochi anni. Voluta dal già noto Dante Giacosa per rimpiazzare la Fiat 1300, la A111 arriva nel ’69 come erede della Primula. Classica berlina a tre volumi con il design in voga all’epoca, molto simile tra l’altro alla cugina Fiat 128, con la quale condivideva i tratti estetici e anche la trazione anteriore. Notevole passista, non ebbe però il successo sperato, “cannibalizzata” come si dice in gergo, dalle cugine Fiat 124 e 128 in commercio negli stessi anni.

Autobianchi A112 e A112 Abarth

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Se la A112, la piccola di casa Autobianchi, apparve nel 1969, dotata di motore 0.9 da 44 CV, bisogna aspettare il 1971 per vedere l’auto che potete osservare in questa foto in bianco e nero, elaborata da Abarth (con il fondatore ancora in vita). Caratterizzata da un comportamento stradale divertente e prevedibile, la A112 montava freni a disco sull’anteriore e a tamburo sull’asse posteriore ed era capace, anche nella versione base, di buone prestazioni. La A112 Abarth, rivale diretta della Innocenti Mini Mk3, venne elaborata per aumentare la cilindrata e raggiungere i 58 CV, dati che oggi fanno sorridere ma che facevano divertire le vecchie generazioni di appassionati.

McLaren M6 GT

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Avete presentate le moderne P1 o la più estrema di tutte, la Senna? Beh, McLaren, prima che diventasse una vera e propria casa automobilistica, ha fornito ai libri di storia un pezzo altrettanto valevole di finire in questa rassegna, la M6 GT del 1969. Mentre gli astronauti pensavano nelle loro menti a che cosa stavano per realizzare, in Inghilterra Bruce McLaren decise di portare su strada, con le opportune modifiche, la versione stradale della McLaren Can-Am che correva nei campionati americani dell’epoca, nello specifico la M6A della stagione 1967 forte del titolo. Volendo approdare al GR.4, McLaren fu costretto dagli organizzatori a produrre almeno 50 esemplari stradali del modello, un po’ come accade oggi con numeri un po’ diversi. Alta appena 104 centimetri, la McLaren M6 GT è ancora oggi un oggetto che ti fa cadere la mandibola: una delle prime auto da corsa che pochi fortunati hanno visto sfilare sulle strade di tutti i giorni.

Ford Capri

Ford Capri

Un modello che non ha bisogno di troppe presentazioni. Prodotta in tre serie, dal 1969 al 1986, la Ford Capri esordì in un modo buffo, non “presentandosi” al Salone di Bruxelles del gennaio di mezzo secolo fa, per poi apparire solo sul finale del salone. Specificatamente creata per il mercato europeo, la Capri era la rivale, dell’epoca, delle varie Alfa Romeo Giulia GT e Lancia Fulvia Coupé, e vide la luce dopo quasi 10 anni di studi. I motori erano tutti ad alte prestazioni, in soli 5 anni vennero prodotti, per i mercati globali, un milione di Ford Capri.

Autore: Tommaso Corona

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