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Prova su strada: Mercedes-Benz Classe C 220 CDI Coupé

Foto di Riccardo Degan
Tempo di lettura: 4 minuti

Nata per prendere il posto della mitica 190 e consentire alla Casa della Stella di raccogliere il guanto di sfida lanciato dalla BMW Serie 3 E36, la Mercedes Classe C, nelle sue due versioni berlina e station wagon, è senza dubbio un modello che ha fatto la storia del Marchio tedesco.

Tre generazioni (W202-W203-W204) e un gran numero di motorizzazioni diesel e benzina: mai una coupé però, prima d’ora, se escludiamo le incursioni nel territorio delle compact operate con la SportCoupé e la CLC.

Finalmente Coupé:

E così, nell’anno del 125esimo anniversario della loro Casa, i progettisti di Stoccarda hanno ripreso in mano il dizionario francese: couleur, coulisse, coulpe, coup, coupe, coupé (tagliato)… ecco, ci siamo! Uno squarcio netto sul dorso e subito la Classe C si ritrova a vestire abiti sportivi; abbandonate le porte posteriori, c’è spazio per qualche modifica: sbalzo anteriore ridotto, cofano motore lungo, parabrezza fortemente inclinato e un tetto più basso e slanciato. La parte superiore della vettura si estende ben oltre l’asse posteriore, dove, raccordandosi al lunotto spiovente, confluisce nella coda ben tornita. Sul frontale, è la mascherina del radiatore a catturare sin da subito gli sguardi: dalla stella centrale si estendono due lamelle cromate assottigliate verso l’esterno, che accentuano l’immagine sportiva e spiccatamente orizzontale del muso, per culminare nell’accattivante design dei fari anteriori bi-xeno.

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All’interno dell’abitacolo, affascina la cura per i dettagli e la percezione di spiccato dinamismo; non importa che sediate sui sedili anteriori con poggiatesta integrato o nei posteriori singoli: ugualmente confortevoli e avvolgenti, si tratta di quattro veri e propri posti guida. Qualche problema di abitabilità solo per chi, superando i 180 cm, dovesse occupare i posti retrostanti: lo spazio per le gambe è più che sufficiente, ma la testa è destinata a toccare il rivestimento superiore della capote. Il design della plancia è moderno e sportivo: tre strumenti circolari, ben visibili attraverso la corona del volante multifunzione a tre razze (mutuato dalla CLS), forniscono al conducente tutte le informazioni salienti. La palpebra che li racchiude, allungandosi verso il passeggero, prende sotto la sua ala anche l’ampio display centrale attraverso il quale, con l’ausilio della pratica rotellina posta alle spalle della leva del cambio, è possibile gestire le numerose funzioni di Infotainment.

La vettura del nostro test:

Una vettura con il francese nel nome, i cordoli naturali della Val Roia, l’edizione 2012 del Top Marques Monaco da seguire: queste le premesse alla base della nostra due giorni in terra d’Oltralpe. L’interrogativo: “Come se la caverà la nostra 220 CDI tra le curve che hanno fatto la storia del Rally di Montecarlo?!”

Lasciamo Torino alle prime luci dell’alba. Trovare la propria posizione ideale, a bordo di questa Coupé, è tutt’altro che difficile: ampie possibilità di regolazione sia del volante sia dei sedili permettono di ritagliarsi un posto guida su misura. La seduta, bassa e non troppo imbottita, trasmette una sensazione di forte connessione con la strada. Nelle manovre di parcheggio, il taglio del tetto limita un po’ la visibilità posteriore: meglio affidarsi ai segnalatori acustici (optional), dunque, e confidare nell’ausilio del ridotto diametro di sterzata, che vi permetterà di togliervi d’impaccio anche in situazioni limite.

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Bastano poche centinaia di metri, percorsi a passo d’uomo, per apprezzare la grande fluidità dell’automatico 7G Tronic Plus che equipaggia la nostra vettura: snocciola le sue 7 marce in un batter d’occhio, contribuendo in maniera significativa a ridurre consumi ed emissioni. Se ciò non bastasse, c’è il vigile Start&Stop a fare da guardiano, con i suoi interventi rapidi e precisi. E così, a passo felpato, ci dirigiamo verso l’imbocco della Torino-Savona. Una volta raggiunti i 130 Km/h, impostiamo in poche mosse il cruise control: a velocità da codice, sulla Classe C, sembra quasi di essere fermi; nonostante i generosi cerchi da 18” con pneumatici run-flat ribassati, la silenziosità all’interno dell’abitacolo è ottima e, grazie all’eccellente impianto audio di serie, i tragitti autostradali possono trasformarsi in un’occasione per sentire un po’ di buona musica (Jimmy Reed – You Don’t Have to Go, nel nostro caso).

Accompagnati dalla magia delle sue note blues, imbocchiamo la bretella in direzione Cuneo: sfruttiamo questo tratto semideserto per saggiare l’erogazione del quattro cilindri diesel alle marce più alte. Complice la rapportatura ben studiata, basta una leggera flessione del piede destro per sentire la vettura entrare in coppia; pronta ad affrontare qualsiasi tipo di sorpasso ad andatura sostenuta. Ma il bello deve ancora venire, perché saranno le ampie strade da terza e quarta marcia, quelle che da Borgo San Dalmazzo ci condurranno a Limone Piemonte, il vero terreno di caccia della nostra Classe C Coupé. La quattro posti della Stella, grazie allo sbalzo anteriore ridotto e alla buona sensibilità dello sterzo, s’inserisce in curva senza esitazioni: i 400 Nm del 2.1L fanno il resto, facendola schizzare fuori dalle stesse con fare quasi da 6 cilindri. In terza marcia, poi, la spinta è piena e progressiva, fino oltre i 4.000 giri: un vero video game strappa sorrisi!

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È tra le curve del Colle di Tenda, prima, e del Col de Braus, poi, che i nostri animi incandescenti sono destinati un po’ a raffreddarsi: nel misto stretto, infatti, i 1615 Kg si fanno sentire; non al punto da pregiudicare il divertimento, sia chiaro, ma nemmeno da invogliare a forzare il passo in totale spensieratezza. In salita, dove il capitolo peso incide meno sulla sicurezza, possiamo sfruttare il leggero rollio in inserimento per appoggiarla dolcemente sulle ruote esterne; ma è il cambio, qui, a destare qualche sospetto: quando torniamo sul gas in uscita il 7G Tronic scala puntualmente una marcia, sbilanciando così l’intero corpo vettura. Che voi utilizziate o meno la funzione Sport, poco cambia: anche in modalità sequenziale sarete destinati ad essere beffati dalla centralina elettronica, i cui parametri sono certamente più orientati al comfort che alla guida sportiva.

La Mercedes Classe C Coupé, d’altro canto, non nasce certo per diventare una furia da prove speciali. Almeno la non la 220 CDI, il cui utente tipo sarà con ogni probabilità più propenso a macinare chilometri in autostrada che su e giù per le valli: salvo poi riscoprire, nel weekend al mare o in montagna, il maggior dinamismo (nelle linee e su strada) della propria vettura, rispetto alle varianti a 5 porte berlina e station wagon. Per averla bisogna avere da parte 40.764 €, nella versione Executive, destinati a crescere almeno fino a quota 45.000 € per averla accessoriata secondo i propri gusti. Un prezzo perfettamente in linea con quello delle sue dirette concorrenti: 40.610 € la somma da sborsare per una BMW 320d Coupé Eletta; servono, invece, 40.240 € per portare a casa le chiavi di un’Audi A5 2.0 TDI Coupé. Anche in questi casi, come per Mercedes, gli importi vanno considerati al netto degli optional.

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