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Il mondo Sparco a 360°: la nostra intervista all’amministratore delegato Claudio Pastoris

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Sparco nasce nel 1977 per la volontà di tre giovani piloti di rally consapevoli che era ora di migliorare la sicurezza del mondo racing. Nata come acronimo di Società Produzione ARticoli COmpetizione. Un anno più tardi arrivava la prima tuta resistente al fuoco, nel 1979 il primo sedile. Due punti fermi nella storia dell’azienda con sede a Volpiano, a pochi chilometri da Torino.

Oggi la produzione tocca molti mercati extra europei e il virtual gaming, una delle frontiere del futuro, vede Sparco già protagonista con tutta una serie di prodotti in grado di interessare un pubblico completamente diverso, e nuovo. Noi, per raccontare meglio questa valida realtà del Made in Italy a pochi chilometri dalla nostra redazione, abbiamo intervistato Claudio Pastoris, Amministratore Delegato della società dal 2009. Ecco cosa ci ha raccontato.  

Se viene pronunciata la parola Sparco si pensa alle corse. Nel 1983 Piquet vinceva il mondiale F1 e Sparco, a soli 5 anni dalla sua nascita, vinceva insieme a lui. Quanta strada è stata fatta da allora?

“Esatto, è proprio così. Sparco è stata fondata nel 1977 a Torino, in un momento di forti cambiamenti nel mondo delle corse dopo i gravi incidenti che avevano funestato gli anni ’70 e la volontà di FIA di intervenire con regole molto più rigide che hanno consentito, nel tempo, di dare molta più sicurezza al pilota per quanto riguarda la lotta al fuoco e non solo. Oggi gli incidenti gravi sono molto più rari pur restando il motorsport uno sport rischioso per definizione.”

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Nelson Piquet, già campione del mondo nel 1981, inizia ad usare abbigliamento Sparco nel 1983

“A inizio anni ’80 inizia una lunga storia che si avvia proprio con Piquet, poi imitato da tanti campioni in tante altre categorie in giro per il mondo. L’anno scorso abbiamo festeggiato il trentennale del mondiale di Miki Biasion nei rally, bissato poi l’anno successivo. Sparco era lì con lui e ne andiamo orgogliosi. Da quel momento è iniziata l’espansione di Sparco che oggi è l’azienda più conosciuta al mondo per quanto riguarda la fornitura di prodotti di sicurezza nel mondo delle corse.

Oggi non possiamo non notare una crescita di Sparco nel mondo del gaming che potrebbe rappresentare un segmento in crescita nei prossimi anni che ci vede coinvolti in diversi investimenti”.

Parlando di costruttori legati a Sparco ci potete fare qualche nome?

“L’azienda nel corso di questi quarant’anni si è prima concentrata sul motorsport per poi arrivare, a inizi anni 2000, nel settore automotive, inizialmente per componenti in carbonio poi coadiuvati, principalmente, dai sedili. A Lamborghini, ad esempio, forniamo i sedili, così come avviene con Bugatti. Abbiamo fornito i sedili alla Ford per la GT, con il nuovo modello lanciato nel 2016 quando fornimmo anche abbigliamento e attrezzature al team che ha vinto a Le Mans. Forniamo inoltre i sedili di Giulia e Stelvio Quadrifoglio e collaboriamo con Ferrari e Lotus per la componentistica in carbonio. Dal 2017 abbiamo avviato anche delle collaborazioni di licensing con diversi partner come ad esempio OZ (cerchi). Non dimentichiamo che la nostra attenzione alla sicurezza nel corso di questi decenni ci ha visto protagonisti con la produzione, ad esempio, delle scarpe da lavoro, segmento che ci permette buoni ricavi e che si prospetta con ampi margini di crescita nei prossimi anni”.

Sparco ha iniziato con le tute ignifughe. Nel 1999 l’apertura al B2B, gli OEM (Original Equipment Manufacturer) rappresentano oggi un asset strategico importante per la vostra azienda. In quali direzioni state crescendo?

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“Oggi il racing rappresenta il nostro core business (con una quota 2019 intorno al 60%), il carbonio supera il 30%, i restanti 10% sono i sedili. Parlavo delle scarpe perché credo che sarà uno dei segmenti che crescerà di più all’interno dell’azienda, ma il motorsport rimarrà sempre il nostro principale affare. Attenzione, come ho già sottolineato, al mondo del gaming”.

Come evolvono i vostri mercati di riferimento?

“Per quanto riguarda il racing il mercato americano è quello che oggi ci dà le maggiori soddisfazioni. Quest’ultimo è il nostro primo mercato quando si parla di motorsport (1/3 del totale) ma stiamo andando bene anche in Europa. Il Giappone ci sta dando anche buone soddisfazioni, così come tutta l’area che noi chiamiamo “Far East”, in crescita negli ultimi anni. I nostri prodotti finiscono circa in 100 paesi e credo che possiamo andare fieri di questo risultato”.

Producete tutto in Italia?

“La produzione sia del racing sia dei sedili per l’automotive viene prodotta in buona parte in Italia (a Leinì e Grugliasco, TO) e il resto in altri nostri stabilimenti in Tunisia. Ad esempio il carbonio viene prodotto 50 e 50 tra Leinì e Tunisia, paese dove produciamo anche tute e altri accessori d’abbigliamento. Abbiamo introdotto una nuova tecnica (QRT, Quick Resin Technology) che ha consentito di avere un processo produttivo migliorato per la produzione di pannelli in fibra per le nostre componenti, con grande attenzione alla riduzione del peso (circa il 30% guadagnato a parità di prodotto). La produzione in Tunisia è governata dagli stessi protocolli di sicurezza che abbiamo qui in Italia e in Africa abbiamo circa 300 persone, per un totale di 800 impiegati da Sparco tra Italia, Tunisia e alcuni uffici in America, tra Indianapolis e Los Angeles”.

Quanto investite in R&D?

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“Sulla ricerca e sviluppo noi facciamo importanti investimenti, con diversi punti percentuali del nostro fatturato, finanziamenti che finiscono principalmente nel racing e nel team work (scarpe e accessoristica). Per l’automotive i nostri uffici si interfacciano direttamente con gli uffici delle varie marche, così da portare la nostra esperienza a vantaggio dell’R&D di ogni singola casa. Noi oggi abbiamo tra Leinì e Tunisia una capacità produttiva di dieci autoclavi, il che ci rende uno dei principali produttori di parti di carbonio. L’investimento che noi facciamo in R&D è quindi importante, stimiamo attorno ai 4-5%.”

Grazie alla costante ricerca le vostre cinture sono sulla monoposto F1 di Antonio Giovinazzi. Cosa ci può dire su questo prodotto?

“Sì ho creduto moltissimo in questo progetto ed era mia ferma intenzione riportare Sparco in F1 come fornitore sia di abbigliamento sia delle cinture di sicurezza, oggi in dote a McLaren e Alfa Romeo Racing. Per Alfa Romeo abbiamo creato quest’anno una cintura, la Prime H10, ha dei componenti in titanio ottenuti dal pieno, creati e progettati internamente qui in Sparco. Oggi abbiamo quindi due team in F1 e presto coinvolgeremo anche Raikkonen, rimasto legato a un altro fornitore, con la nostra cintura a sei punti che il team introdurrà per il suo pilota di punta probabilmente già a Monza.”

Primo anno di sponsorizzazione di Alfa Rome Racing. Come procede il rapporto?

“Sta andando bene, con Alfa Romeo c’è un importante rapporto anche nell’automotive e quindi mettiamo insieme le  nostre esperienze. Con McLaren c’è una continuità che si porta avanti da oltre 25 anni, mentre con Alfa Romeo Racing la storia è appena iniziata ma abbiamo una buona se non ottima visibilità con entrambi i brand. Mi piace citare il nostro rapporto con Citroen nel WRC così come in Indycar e Nascar al di là dell’Oceano Atlantico, dove la nostra presenza raggiunge il 70%.”

C’è un prodotto, nella lunga storia di Sparco, che ricorda con particolare affetto?

“Sì, ricordo quando arrivai e assunsi questo ruolo, l’aver prodotto la tuta più leggera del panorama racing che è rimasta tale, con nuove tecnologie al servizio della leggerezza e dell’apprezzamento da parte dei piloti. È un fatto del quale vado molto orgoglioso ma sia l’abbigliamento sia i sedili rimangono i prodotti più iconici nella storia di Sparco.”

Autore: Tommaso Corona

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